Siamo tutti Vintage Book Lovers

15 giugno 2011 § 1 Commento

Non possiamo farne a meno: ogni volta che vediamo una bancarella di libri di seconda mano non capiamo più niente. Ci mettiamo lì, sotto il sole cocente, e con pazienza li spulciamo uno ad uno.

I Bevilacqua non mancano mai, di Susanna Agnelli (Vestivamo alla Marinara) come se piovesse, inondazioni di Umberto Eco, di “biblioteche di Repubblica”, i peggio Moravia a cascata. Poi di tanto in tanto trovi piccole gemme gualcite. Ci capitò con Il lamento del prepuzio (in cui trovammo il seguente biblietto: “Rosina è ancora fuori. PS ho preso l’antistaminico), o con Ballo ad Agropinto di Giuseppe Lupo.

Una volta persino con Horcynus Ora, ma ne avevamo già due copie e resistemmo. Meduse e Oscar Mondadori abbondano, e non solo i peggiori. Più spesso di quanto s’immagini Calvino, raramente Landolfi, qualche buon Adelphi qua e là. Gialli e Urania si acquistano in stock.

Anche gli amici di Indie-up e quelli di Finzioni soffrono dello stesso demone e per esorcizzarlo lanciano il contest Vintage books lovers. Ecco il regolamento:

Come si partecipa?

Bisogna postare sulla pagina Facebook di Finzioni una foto con la copertina del vostro libro vecchio preferito (pubblicato prima del 1990). La foto potete farla un po’ come volete: ci dovete essere voi e il vostro libro, per il resto spazio alla creatività e alle idee malsane: imbarcarsi su una scialuppa e fare Whale watching con una copia di “Moby Dick” che sbuca dalla tasca, arrampicarsi su albero e penzolare con in pugno “Il barone rampante”, o farsi fotografare con Antonella Clerici e in bella mostra “In cucina con il robot” o semplicemente voi che leggete il vostro tomo ammuffito davanti al camino con un bicchiere di brandy in mano. Insomma provatele tutte e sarete ricompensati. Basta che vi ricordiate di far vedere bene la copertina!

Come si vince?

La foto che ottiene più Like dagli altri utenti vince.

Cosa si vince?

Il vincitore potrà scegliere a proprio piacere sul sito di Indie Up una delle bellissime t-shirt Out of Print. Queste t-shirt riproducono le copertine di alcuni tra i più grandi capolavori della letteratura. Si tratta spesso di copertine introvabili, prime edizioni o semplicemente edizioni rare, tutte graficamente molto belle e particolari.

Quando inizia e quando finisce?

Il contest inizia oggi, 15 giugno 2011, e si concluderà il 5 luglio 2011. Entro questo arco di tempo, si potranno postare le immagini sulla pagina FB di Finzioni e votare attraverso il tasto Like. Alle 24.00 del 5 luglio 2011 si chiudono le urne e si conteggiano i voti.

Per l’occasione Who’s the reader si spoglia: strip tease a tema vintage Corto Maltese-Horcynus Orca!

“Dentro di lei”*

21 marzo 2011 § 8 commenti

Era scuro fuori. I lampioni della via fluttuavano nella risacca di nebbia dei tram. Milano gorgogliava affogando in sè stessa. Chiusi la finestra e la guardai. Era lì, sul letto, bellissima nuda senza coperta. Mi guardava. Ci guardammo.

Era tanto che aspettavo questo momento. Avevo atteso per settimane, avevo temuto, avevo sperato, avevo pregato. Ma alla fine era arrivata e ora era lì, sul mio letto, e aspettava solo che io facessi la prima mossa. Scivolai nel letto sentendo i battiti del mio cuore accelerare.

Mi avevano detto che era straordinaria, che dovevo provarla, che nessuno sapeva fare quel lavoro meglio di lei. Sarebbe stata un’esperienza indimenticabile. Dicevano che era tence, che era capace di insistere finche non otteneva quello che voleva, dicevano che non sarebbe stata una passeggiata.

Cominciai ad accarezzarla delicatamente. Le dita correvano lungo il suo dorso, ne apprezzavo la robustezza, la nervosità, l’elasticità: la sentivo fra le mie mani, il suo profumo mi inebriava. Era ritrosa, mi sfuggiva. Ma non era timidezza, sapeva bene quello che faceva: per anni centinaia di mani avevano cercato di farsi strada dentro di lei, ma non era mai stata un’impresa facile.

Qualcuno aveva rinunciato, molti avrebbero riportato tagli e ferite, pochi sarebbero riusciti ad arrivare fino in fondo e a farla propria. La colsi di sorpresa: con un colpo secco le sue difese cedettero di fronte alla mia lama come un gheriglio di noce. Affondai senza pietà. Poi riemersi, ma sapevo che ci sarebbe voluta tutta la notte per farla veramente mia.

Tornai alla carica. Con una mano la immobilizzavo mentre la mia lama continuava a passare e ripassare dentro il suo corpo. Sudato, di tanto in tanto cambiavo posizione: dal basso, di lato, dall’alto… potevo sentirla abbandonarsi sotto le mie mani, le sue resisitenze diminuire, il suo corpo aprirsi.

Quando quella lunga notte ebbe fine ero esausto. Lei giaceva accanto a me, completamente abbandonata, finalmente mia. L’edizione critica dei testi volgari, di Franca Brambilla Ageno, Edizioni Antenore, 1984, 2° edizione, pagine intonse. Sfinito, prostrato, mi abbattei sulle lenzuola mentre la nebbia della notte si scioglieva in un’alba di latte. Il tagliacarte mi scivolò dimano; sognai di parlare con Adolf Tobler e Adolfo Mussafia.

*Questo post è a tutti gli effetti un test. Visto il tono delle keywords che di tanto in tanto  conducono la gente al nostro blog, abbiamo deciso, per farci due risate, di fare un esperimento di Search Engine Optimization scrivendo un porno-post a tema librario. Ci spiace per gli onanisti che speravano in più felice conclusione. A tutti gli altri consigliamo vivamente i libri dell’editrice Antenore: testo arioso, ampi margini, pagine spesse. Da aprire col tagliacarte, s’intende 😉

Al tempo dei libri falsi e bugiardi

27 febbraio 2011 § 8 commenti

Realizzare un progetto grafico capace di accompagnare a un concept originale, un’estetica gradevole e un’intima aderenza al contenuto non è affatto facile. Cosa fare dunque se l’ispirazione latita? Beh… si può sempre citare, omaggiare, ammiccare, lasciarsi ispirare, o imitare il lavoro di qualcun altro a vari livelli di spudoratezza. Va da sé che posta la naturale limitatezza dei temi, delle forme geometriche, e delle loro possibilità combinatorie, talvolta ciò che appare imitazione imitazione non è. Ad ogni modo vediamone qualche caso.

Falso Storico

 

 

 

 

 

 

 

A sinistra Melville, Moby Dick, Arion Press 1979; progetto grafico di Andrew Hoyem, illustrazione di Barry Moser. A destra Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca nell’edizione Oscar Mondadori 1982

Falso D’Autore

E’ un Penguin o non è un Penguin? Ebbene non lo è: L’art director Pete Rozycki ha pensato bene di addobbare la storia delle bufale letterarie di Melissa Katsoulis da Penguin, proprio in onore delle suddette bufale archittettandone una coi fiocchi. Scrive Stefano Salis nella sua cover story del 23 gennaio: “la copertina è un perfetto falso Penguin.Con scherzi dichiarati:«Cuckoo Books» e «Complete Fakery». Nella quarta di copertina la chicca:«Cover design: Pete Rozycki, apologies (tante scuse) to Sir Allen Lane», mitico fondatore dei pinguini. Applausi,appunto”.

Falsetto

Altro falso segnalato da Salis sempre nella cover story del 23 gennaio: Chiarelettere? No, Fazi!

Strane somiglianze

Foto di Sandy Skoglund, le due copertine sono due metà della stessa foto originale, dal titolo “Revenge of the Goldfish”, del 1981. Segnalato da La collana della regina.

Londra o Praga?

 

 

 

 

 

 

 

Di bomba in bomba

 

 

 

 

 

 

 

 

Identità pittorica (grazie a Sonia Boselli)

Fabrizio Corona e Rosa Mogliasso candidati per la peggior copertina dell’anno.

4 febbraio 2011 § 4 commenti

 

 

 

 

 

 

 

Se qualche giorno fa abbiamo trovato il nostro primo candidato per la miglior copertina dell’anno, oggi abbiamo ben due nomination per la peggior copertina dell’anno.

Cominciamo dai recidivi. Nel 2010 L’imbroglio del lenzuolo, Salani editore, è rimasto a lungo in testa alla classifica delle copertine più trash dell’anno, salvo poi essere battuto al rush finale dall’incontenibile Alfonso Luigi Marra e dal suo Labirinto femminile. Ma alla Salani non si danno per vinti e ci riprovano quest’anno con L’amore si nutre di amore di Rosa Mogliasso.

Sfondo verdazzurrino da manuale di medicina interna, una misteriosa distesa di simboli del dollaro color indaco su cui svettano le palme di un’isola deserta, titolazione in inutile beigiolino-topo. Alla Salani hanno perso smalto: siamo lontani dal trash del Lenzuolo (in copertina per chi non l’avesse riconosciuta c’è la Bellucci), la copertina della Mogliasso è solo molto brutta, ma siamo sicuri sapranno fare di peggio.

Di tutt’altro tenore invece la copertina di Chi ha ucciso Norma Jane, Cairo editore, opera prima del paparazzo Fabrizio Corona (che Dio ci assista). La copertina in questo caso rispecchia perfettamente il suo autore: uno stereotipo spinto all’inverosimile. Solo chi è in grado di idolatrare l’anello mancante tra Tony Montana e 50Cent, potrebbe sciropparsi senza battere ciglio una cover presa di peso dagli anni ’50 e schiaffata con la massima nonchalance nel 2011.

Fra l’altro la copertina, imitazione perfetta di un giallo da edicola postbellico, di per sé non sarebbe neanche brutta ma semplicemente di genere: font d’epoca, illustrazione generica pruriginosa e stereotipata, in cima la dicitura “un giallo di” toglie ogni dubbio permettendo persino al lettore meno avvertito di collocare il testo nel suo genere. Ma con quale sfacciataggine si può pensare di disegnare una cover simile?

Abbiamo due possibili spiegazioni. La prima: alla Cairo editore un grafico non ce l’hanno e le copertine se le fanno da sé, hanno trovato un Fabrizio Corona che negli anni ’50 ha scritto un giallo e ne hanno scannerizzato la copertina. La seconda (sottilmente semiotica): dato che Corona è uno stereotipo al quadrato, facciamogli una cover che sia un cliché al quadrato. Cover non brutta, ma che riesce a farsi odiare ugualmente.

P.S. Quasi dimenticavamo: nel 2010 Cairo editore aveva dato del filo da torcere tanto al Lenzuolo quanto a Marra con una vera schifezza intitolata Cuccioli nel vento. La trama è solo per stomaci forti.

Magazine cover design. Riviste per Ipad

26 gennaio 2011 § 1 Commento

Come dicevamo qualche tempo fa in questo post, le possibilità che il digitale ha aperto al design tipografico sono straordinarie: la progettazione di contenuti dinamici, adattabili all’utente, al contesto e al luogo di utilizzo non è più un miraggio, e anche per le copertine si aprono prospettive rivoluzionarie

che al momento, purtroppo, restano delle prospettive molto, molto lontane. La copertina di Vogue uomo, nella versione giapponese per Ipad, ne è un esempio lampante. L’effetto è lo stesso di certa raffinata produzione artigianale usa a raffigurare icone religiose dinamiche, la cui effige muta a seconda della prospettiva assunta dall’osservatore (per intenderci: i Cristi psichedelici che si trovano sulle bancarelle). Nel caso specifico si sfiora il grottesco.

Decisamente poco riusciti anche i tentativi di Wired da cui ci si sarebbe potuto aspettare qualcosa di meglio. Inverosimilmente comica, invece, la copertina di Mariclaire: nella migliore delle ipotesi Emma Watson sembra prossima ad una crisi epilettica, nella peggiore sembra stia seduta su qualcosa di molto, molto scomodo. Si salvano invece le copertine di Project, magazine pensato e progettato esclusivamente per Ipad: se non rivoluzionarie, portano almeno qualche buona idea. Ma come si vede la sfida è ancora molto aperta.

Il libro nero della pubblicità, Iacobelli editore

21 gennaio 2011 § 2 commenti

La saggistica è sempre stata un po’ la cenerentola della grafica editoriale. Ammettiamo che sia difficile che a qualcuno capiti di acquistare d’impulso un testo sulla storia dell’ornitorinco solo per la sua bella copertina, ma siamo dell’opinione che anche i più fervidi amanti dell’avventuroso animaletto dovrebbero avere diritto a rigirarsi fra le mani un volume ben rilegato e con un progetto grafico degno di questo nome.

Ben vengano dunque copertine come quella del Libro nero della pubblicità di Adriano Zanacchi a cura di Ifix project. Sullo sfondo nero -appunto- con puntinato grigio, svettano in maiuscolo titolo e sottotitolo; in alto, minuscolo, il nome dell’autore. Al centro, un’elaborazione grafica di un tappo di bottiglia ammicca nell’iniziale e nel gioco dei colori ad un famoso marchio di bibite gassate, salvo poi svelare l’ironia scrivendo nel margine basso della corona “pubblicità”.

Da segnalare alcuni piccoli tocchi di classe come il grigio fumo di Londra (può dirsi delle copertine? o è da limitarsi ai tessuti?)  sul dorso, sui margini ad esso adiacenti, e sugli angoli che spezza col nero del resto della pagina. Nero smorzato anche dal puntinato allo scopo di alleggerirne il peso per l’occhio, di preservare l’integrità dell’effetto visivo (avendo il nero opaco la cattiva abitudine di rivelare impietosamente eventuali maltrattamenti accidentali; nota bene: il nero opaco dal vivo rende molto meglio di quanto non appaia nell’immagine) e di porsi inoltre come base versatile per un’ulteriore possibile ripresa di collana (essendo questo il primo titolo della raccolta “parliamone”). Aderenza tematica e leggerezza: otto meno.

PS: Una nota di merito tutta personale all’editore Iacobelli per aver scelto come marchio il “;” 🙂

Copertine 2.0. Gli ebook di 40K

18 gennaio 2011 § 5 commenti

Nei post precedenti abbiamo dato un’occhiata ad alcune criticità introdotte dall’ebook nella progettazione editoriale, e abbiamo proposto qualche idea. Proviamo adesso a vedere le soluzioni adottate da uno dei primi editori esclusivamente digitali in merito alle copertine dei propri ebook.

Come ricorda Antonio Armano sul il Giornale:

Il racconto è un po’ il disco a 45 giri della letteratura e così come i singoli brani musicali, scomparsi nell’era post-vinile del cd, sono resuscitati grazie agli mp3 e iTunes, l’ebook sta facendo nascere un mercato per la forma breve.

40K rispolvera così, dopo anni di ostracismo editoriale, il testo breve, sia questo articolo, pamphlet o novella, (in file di 40kb, circa 55.000 battute per una ventina di pagine). Questo perchè secondo Marco Ghezzi:

Il testo breve va forte in ebook perché la gente ha sempre meno tempo e i racconti su ebook sono perfetti per leggersi negli interstizi di tempo, durante un’attesa, un viaggio…

Un tentativo quindi di intercettare un pubblico la cui domanda sarebbe rimasta, fino ad oggi, sostanzialmente insoddisfatta. Da segnalare un catalogo dall’aspetto invitante declinato nelle dimensioni della short story d’autore e del saggio breve (in massima parte legato alle tematiche dell’innovazione tecnologica): familiari soprattutto i nomi di Zaccuri e Bruce Sterling, nell’un campo e nell’altro garanti di qualità. Bella idea la traduzione del catologo in inglese, portoghese, spagnolo e francese.

Il progetto grafico purtroppo non ci convince allo stesso modo. Forti contrasti; colori acidi, dissonanti, impiegati spesso binariamente come elementi portanti della copertina; illustrazioni essenziali e poco raffinate; elementi squadratai e urtanti a spasso per la pagina. Insomma, le copertine sono davvero brutte. Senza contare che l’unico accenno di sperimentazione che viene tentato si riduce all’evasione dal riquadro della pagina di parte del lettering e delle illustrazioni.

Tuttavia la riuscita di un progetto grafico non si può giudicare senza tenere a mente il pubblico a cui è rivolto, e in questo bisogna dare atto del coraggio di 40K. Gli acquirenti di ebook, o meglio, il loro pubblico potenziale, sono ancora sostanzialmente sconosciuti: oltre ad una certa familiarità col computer e a un interesse spiccato per le tematiche del web e delle tecnologie, poco si sa sui loro gusti, preferenze, esigenze. Come se ciò non bastasse l’editore ha cercato di aprire il proprio catalogo ad utenti brasiliani, italiani, francofoni, anglofoni e ispanici e non si possono ignorare le difficoltà insite in un progetto grafico diretto a un pubblico tanto vasto.

L’uso di font squadrati si avvicina allo stereotipo di linguaggio tecnologico che ci è stato veicolato per decenni dal cinema e dalla letteratura di fantascienza, ed è probabile che non riesca del tutto sgradito a fruitori del genere e ad appassionati di computer.

I colori acidi e dissonanti si rendono invece biologicamente necessari per colpire l’attenzione di un lettore fugace al di là di qualunque gusto estetico personale o legato alla nazionalità. Per lo stesso motivo non vale la pena di avventurarsi in illustrazioni elaborate o ammiccanti dato che non esiste altro background culturale comune su cui far leva se non quello popolato dallo spoglio immaginario della tecnologia.

Il risultato finale è un progetto dalla grafica meccanicamente efficace per quanto (e proprio in quanto) oggettivamente sgradevole. Siamo sicuri che il tempo saprà insegnare: cinque e mezzo.

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