#Steveworkers, Monsieur Lapalisse e la grafica di We are Müesli

10 ottobre 2011 § 2 commenti

Monsieur Lapalisse (antico ma modernissimo pensatore) suggerisce: “al giorno d’oggi non sono più solo i fatti a far della notizia, ma è pur vero che anche dalle notizie si nascano i fatti“.

Il fatto è questo. Siamo a lunedì, giorno terzo dell’era DSJ. Chi aveva scommesso sulla resurrezione dopo il terzo giorno ha perso i suoi soldi. Comunque non avrebbe vinto troppo, era data 5/1. Noi non si è troppo esperti, ma ci andava di dire due parole sulla morte di Steve Jobs. Ha creato dei prodotti che hanno migliorato il nostro modo di consumare rendendolo emotivo, facile, spensierato: è stato quindi un eccellente imprenditore, il fondatore di una religione (che lega milioni di individui davanti ad una metafisica dell’ideale), un ottimizzatore. Ma parliamo pur sempre di prodotti è bene ricordarlo. Qui Wu ming contro il feticismo della merce digitale, e qui Alfabeta sulla leggenda del Santo Imprenditore.

E si comprende allora come dalla morte di Steve Jobs possa nascere Steve Workers. Wu Ming 1 lo definisce un “agente collettivo di enunciazione” (qualunque cosa questo voglia significare) nipote di Luther Blissett e cugino di San Precario, personaggio immaginario di una reale biografia scritta meme dopo meme dal “popolo” del web.

E per quanto il “popolo” del web sia un sintagma che lasceremmo volentieri ai raffinati analisti dei TG nazionali, mai come in questo caso ci pare una giusta approssimazione culturale.

Continua Wu Ming 1 “se il nome di Steve Jobs si poteva tradurre con «Stefano Lavori», Steve Workers è «Stefano Lavoratori». C’è una bella differenza: Steve Workers è il rovescio di Steve Jobs sul versante del lavoro vivo in rivolta. E’ il guru collettivo della sovversione operaia, appare ovunque vi sia uno sciopero, una lotta, un’occupazione, e con un travolgente keynote presenta i prodotti di Bad Apple: iClasswar, iStrike, iStruggle, iRevolution”.

Come ogni moto (ancora presto per parlare di movimento) politico e popolare che si rispetti ha i suoi slogan: «Think different: billionaires are not on your side. Stay foolish: fight capitalism. Stay hungry: eat the rich». Si parla del guru della the working class!

E ancora: “Steve Workers è contronarrazione e performance potenzialmente depurante. Steve Workers è gettato nel mondo come un sassolino in un fiume, e subito parte un gioco collettivo per sfuggire a un’invadente narrazione tossica. Si vede che molti ne sentivano il bisogno”. Qui l’articolo.

C’è un blog, un account twitter, un manifesto e qualcuno ha persino già pensato all’immagine coordinata. Nessun entusiasmo da parte nostra. Ma tutto questo ci pare molto interessante.

Wu Ming, Anatra all’arancia meccanica, Einaudi editore

22 febbraio 2011 § Lascia un commento

Arriva oggi il libreria Anatra all’arancia meccanica, raccolta di racconti del collettivo Wu Ming prodotti dal 2000 a oggi: “Cura Ludovico” per l’Italia (1861-2011) e per tutti i suoi lettori. Dal testo introduttivo di Tommaso De Lorenzis:

“Con la Nona del ‘Ludovico Van’ in sottofondo, il libro va gustato freddo come la peggiore vendetta, così da esaltare i sapori di una comicità grassa, a tratti greve, sovente manesca e facinorosa. C’è molto da ridere al principio di queste storie. E tuttavia, mentre ci si avventura verso il fondo del Doppio Zero, emerge l’acido retrogusto della tragedia. Si consiglia di accompagnare il tutto con una buona bottiglia di ‘Latte Più’. Annata 1962. Cantine Burgess, ovviamente”.

Da parte nostra il progetto grafico di Riccardo Falcinelli ci piace molto. In copertina schema dell’Anatra Meccanica di Jaques de Vaucanson, 1738, elaborazione grafica del Chialab di Bologna. La sovrapposizione delle sei fasce colorate vivacizza in chiave fumettistica, regala ironia, e assolve al duplice scopo di richiamare alla mente la pluralità dell’autore e certi manifesti di regime.

Bellissimo il concept del titolo: ironico e violento al tempo stesso. E che alla fine suoni stonato è solo un peccato veniale sul quale si transige volentieri.

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