Fabio Volo, Le prime luci del mattino, Mondadori

17 ottobre 2011 § 11 commenti

Torna in libreria Fabio Volo. Di nuovo. Ci tocca. Questa volta però con una copertina interessante: niente post-it attaccati al frigo, niente mappamondi da scuola media, niente interni abbelliti da un’ottima fotografia. Solo del latte in un calice di vino, su sfondo rosso.

Ci sono notti protratte fino ad ore tanto piccole da passare direttamente da un rosso rubino al latte del mattino; C’è la calma dopo la tempesta, l’erotismo blando e campagnolo dei grassi saturi, il bichiere di latte caldo prima di andare a dormire servito in un calice peccaminoso.

Insomma c’è Fabio Volo: bravo ragazzo di provincia e viveur di città, un topo di campagna coi baffetti da dandy, il bambinone che chiede la buona notte e il ragazzaccio che non si ferma all’ultimo giro. Ci tocca.

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Dostoevskij, I demoni, Dalai. Classici “birichini”.

26 settembre 2011 § 6 commenti

Pessima soluzione quella scelta da Dalai: nella migliore delle ipotesi vittima del priapismo a base di chimica, tacchi e riportino di cui siamo costretti a vergognarci quotidianamente di fronte alla comunità internazionale. Nella peggiore, mancanza di rispetto verso l’intelligenza dei lettori. Chiamateci bacchettoni ma proprio non ci piace.

Fabrizio Corona e Rosa Mogliasso candidati per la peggior copertina dell’anno.

4 febbraio 2011 § 4 commenti

 

 

 

 

 

 

 

Se qualche giorno fa abbiamo trovato il nostro primo candidato per la miglior copertina dell’anno, oggi abbiamo ben due nomination per la peggior copertina dell’anno.

Cominciamo dai recidivi. Nel 2010 L’imbroglio del lenzuolo, Salani editore, è rimasto a lungo in testa alla classifica delle copertine più trash dell’anno, salvo poi essere battuto al rush finale dall’incontenibile Alfonso Luigi Marra e dal suo Labirinto femminile. Ma alla Salani non si danno per vinti e ci riprovano quest’anno con L’amore si nutre di amore di Rosa Mogliasso.

Sfondo verdazzurrino da manuale di medicina interna, una misteriosa distesa di simboli del dollaro color indaco su cui svettano le palme di un’isola deserta, titolazione in inutile beigiolino-topo. Alla Salani hanno perso smalto: siamo lontani dal trash del Lenzuolo (in copertina per chi non l’avesse riconosciuta c’è la Bellucci), la copertina della Mogliasso è solo molto brutta, ma siamo sicuri sapranno fare di peggio.

Di tutt’altro tenore invece la copertina di Chi ha ucciso Norma Jane, Cairo editore, opera prima del paparazzo Fabrizio Corona (che Dio ci assista). La copertina in questo caso rispecchia perfettamente il suo autore: uno stereotipo spinto all’inverosimile. Solo chi è in grado di idolatrare l’anello mancante tra Tony Montana e 50Cent, potrebbe sciropparsi senza battere ciglio una cover presa di peso dagli anni ’50 e schiaffata con la massima nonchalance nel 2011.

Fra l’altro la copertina, imitazione perfetta di un giallo da edicola postbellico, di per sé non sarebbe neanche brutta ma semplicemente di genere: font d’epoca, illustrazione generica pruriginosa e stereotipata, in cima la dicitura “un giallo di” toglie ogni dubbio permettendo persino al lettore meno avvertito di collocare il testo nel suo genere. Ma con quale sfacciataggine si può pensare di disegnare una cover simile?

Abbiamo due possibili spiegazioni. La prima: alla Cairo editore un grafico non ce l’hanno e le copertine se le fanno da sé, hanno trovato un Fabrizio Corona che negli anni ’50 ha scritto un giallo e ne hanno scannerizzato la copertina. La seconda (sottilmente semiotica): dato che Corona è uno stereotipo al quadrato, facciamogli una cover che sia un cliché al quadrato. Cover non brutta, ma che riesce a farsi odiare ugualmente.

P.S. Quasi dimenticavamo: nel 2010 Cairo editore aveva dato del filo da torcere tanto al Lenzuolo quanto a Marra con una vera schifezza intitolata Cuccioli nel vento. La trama è solo per stomaci forti.

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