Tullio Pericoli, I ritratti, Adelphi

26 aprile 2011 § 3 commenti

Una copertina in punta di penna, anzi di matita. Autoritratto dell’autore nella metà inferiore della pagina che non nasconde la pelata, impossibile sapere se stia ridendo o ringhiando: parlano per lui i suoi disegni. Buona la scelta del colore di sfondo: chiaro da far risaltare la matita ma abbastanza sornione da non rendersi protagonista. Adelphi distillato.

Alt! Fermi tutti! Abbiamo fatto della fanta-grafica. Il sempre puntuale Federico Novaro ci fa notare che il suddetto “autoritratto” somiglia terribilmente a Foucalt, forse anche di più a Saul Steimberg. Manco a dirlo ci siamo fiondati in libreria a controllare e in effetti si tratta del caro vecchio Saul. A Federico un grazie per la precisazione, a noi una bella bacchettata sulle mani per la leggerezza. Certo che però la nostra idea non era male… quasi quasi per la prossima edizione una telefonatina la facciamo… 😉

Patrik Ourednik, Istante propizio 1855, :duepunti edizioni

7 aprile 2011 § 4 commenti

Un gruppo di anarchici su una nave in viaggio per il Brasile, alla vigilia dell’unità d’Italia; è l’istante propizio di Ourednik, prezioso esercizio di stile uscito per i tipi di :duepunti nel 2007 dopo la pubblicazione nel 2005 di Europeana, breve storia del XX secolo.

In copertina si respira misura e vastità. Longitudini, latitudini e igrometro fanno a pugni con la vastita avventurosa dell’oceano che i nostri dovranno attraversare (quasi che con l’igrometro cercassero bislaccamente di misurare la profondità del mare), e con la piccolezza domestica di un soprammobile da salotto.

C’è l’eleganza gualcita dal tempo. Un soprammobile di quelli che troviamo a volte nelle case delle nonne: pesanti, belli, inutili; oggetti che caratterizzavano la zona giorno, quella di rappresentanza, tutta raccolta attorno a pochi elementi di povera dignità eccezion fatta per i suddetti oggetti di pregio -o supposto tale- che oggi ispirano nostalgia.

Insomma: come sempre il terzo punto (la loro identità grafica) se la ride giocando alla mitizzazione (in basso la copertina “demitizzata”), pur studiando un progetto bello e comunicativo. E’ lo spessore della leggerezza, c’è chi ce l’ha e chi non ce l’ha. Loro ce l’hanno.

P.S. I libri parlano, è sufficiente saperli ascoltare. Con Randa abbiamo pensato che fosse davvero l’istante propizio. Qui potete leggere l’interpretazione fotografica di Ourednik sul suo blog “Vite da libri”, consigliatissimo 😉

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La peggio saga di vampiri di tutti i tempi

29 marzo 2011 § 16 commenti

Attenzion battaglion! Fermi tutti! Qui le cose ci stanno decisamente sfuggendo di mano… Va bene che i vampiri sono l’oro nero dell’editoria, va bene che gli adolescenti c’hanno la voglia di morte addosso e quindi chissene frega, va bene che tanto non sanno la grammatica e quindi le bozze manco le guardiamo, va bene che non hanno un cavolo di gusto estetico e delle copertine ce ne freghiamo…

Ma i titoli… Provare almeno a sforzarsi per pensare a un titolo decente! Una di quelle cose un po’ torbide ed oscure che non significano niente ma che fanno tanto atmosfera, che so: “La luna di mezzanotte”, “Il lupo bianco della foresta nera”, “Il sangue lo sa”, “La notte dell’alba”, insomma, non ci vuole poi molto!

E invece si. Ecco qua la saga di Sookie Stackhouse/Southern Vampire Mysteries aka True Blood (anche se qualche spiritosone preferisce parlare di “ciclo”). I titoli?

1. Finchè non cala il buio, 2007/9 (e va beh, qui ci siamo)
2. Morti viventi/Morti viventi a Dallas, 2008/9 (ok questo è quasi spiritoso)
3. Il club dei morti, 2008/10 (l’originalità a noi ci azzanna, ma siamo nel genere, si difende bene)
4. Morto per il mondo, 2009 (mmm qui già ci allarghiamo)
5. Morto stecchito, 2009 (no… non può essere vero!)
6. Decisamente morto, 2009 (sai mai…)
7. Morti tutti insieme, 2010 (mai lasciarsi nessuno dietro, neanche i lettori. Dove passa la Charlaine Harris non cresce più l’erba: analfabetismo come ortiche)
8. Di morto in peggio, 2010 (decisamente il mio preferito)
9. Morto e spacciato, 2010 (psss! Non funziona così!)
10. Morto in famiglia, 2011 (ok questo mi piace)
11. Dead Reckoning (previsto, in America, per maggio 2011)
Almeno 12 e 13 a seguire.

Consigli per i prossimi titoli: “Morto, morto, morto in modo assurdo” e il best of “L’anima de li mejo mortacci tua” (cit.). A Fazi! Ma ce sei o ce fai?!

“Dentro di lei”*

21 marzo 2011 § 8 commenti

Era scuro fuori. I lampioni della via fluttuavano nella risacca di nebbia dei tram. Milano gorgogliava affogando in sè stessa. Chiusi la finestra e la guardai. Era lì, sul letto, bellissima nuda senza coperta. Mi guardava. Ci guardammo.

Era tanto che aspettavo questo momento. Avevo atteso per settimane, avevo temuto, avevo sperato, avevo pregato. Ma alla fine era arrivata e ora era lì, sul mio letto, e aspettava solo che io facessi la prima mossa. Scivolai nel letto sentendo i battiti del mio cuore accelerare.

Mi avevano detto che era straordinaria, che dovevo provarla, che nessuno sapeva fare quel lavoro meglio di lei. Sarebbe stata un’esperienza indimenticabile. Dicevano che era tence, che era capace di insistere finche non otteneva quello che voleva, dicevano che non sarebbe stata una passeggiata.

Cominciai ad accarezzarla delicatamente. Le dita correvano lungo il suo dorso, ne apprezzavo la robustezza, la nervosità, l’elasticità: la sentivo fra le mie mani, il suo profumo mi inebriava. Era ritrosa, mi sfuggiva. Ma non era timidezza, sapeva bene quello che faceva: per anni centinaia di mani avevano cercato di farsi strada dentro di lei, ma non era mai stata un’impresa facile.

Qualcuno aveva rinunciato, molti avrebbero riportato tagli e ferite, pochi sarebbero riusciti ad arrivare fino in fondo e a farla propria. La colsi di sorpresa: con un colpo secco le sue difese cedettero di fronte alla mia lama come un gheriglio di noce. Affondai senza pietà. Poi riemersi, ma sapevo che ci sarebbe voluta tutta la notte per farla veramente mia.

Tornai alla carica. Con una mano la immobilizzavo mentre la mia lama continuava a passare e ripassare dentro il suo corpo. Sudato, di tanto in tanto cambiavo posizione: dal basso, di lato, dall’alto… potevo sentirla abbandonarsi sotto le mie mani, le sue resisitenze diminuire, il suo corpo aprirsi.

Quando quella lunga notte ebbe fine ero esausto. Lei giaceva accanto a me, completamente abbandonata, finalmente mia. L’edizione critica dei testi volgari, di Franca Brambilla Ageno, Edizioni Antenore, 1984, 2° edizione, pagine intonse. Sfinito, prostrato, mi abbattei sulle lenzuola mentre la nebbia della notte si scioglieva in un’alba di latte. Il tagliacarte mi scivolò dimano; sognai di parlare con Adolf Tobler e Adolfo Mussafia.

*Questo post è a tutti gli effetti un test. Visto il tono delle keywords che di tanto in tanto  conducono la gente al nostro blog, abbiamo deciso, per farci due risate, di fare un esperimento di Search Engine Optimization scrivendo un porno-post a tema librario. Ci spiace per gli onanisti che speravano in più felice conclusione. A tutti gli altri consigliamo vivamente i libri dell’editrice Antenore: testo arioso, ampi margini, pagine spesse. Da aprire col tagliacarte, s’intende 😉

Wu Ming, Anatra all’arancia meccanica, Einaudi editore

22 febbraio 2011 § Lascia un commento

Arriva oggi il libreria Anatra all’arancia meccanica, raccolta di racconti del collettivo Wu Ming prodotti dal 2000 a oggi: “Cura Ludovico” per l’Italia (1861-2011) e per tutti i suoi lettori. Dal testo introduttivo di Tommaso De Lorenzis:

“Con la Nona del ‘Ludovico Van’ in sottofondo, il libro va gustato freddo come la peggiore vendetta, così da esaltare i sapori di una comicità grassa, a tratti greve, sovente manesca e facinorosa. C’è molto da ridere al principio di queste storie. E tuttavia, mentre ci si avventura verso il fondo del Doppio Zero, emerge l’acido retrogusto della tragedia. Si consiglia di accompagnare il tutto con una buona bottiglia di ‘Latte Più’. Annata 1962. Cantine Burgess, ovviamente”.

Da parte nostra il progetto grafico di Riccardo Falcinelli ci piace molto. In copertina schema dell’Anatra Meccanica di Jaques de Vaucanson, 1738, elaborazione grafica del Chialab di Bologna. La sovrapposizione delle sei fasce colorate vivacizza in chiave fumettistica, regala ironia, e assolve al duplice scopo di richiamare alla mente la pluralità dell’autore e certi manifesti di regime.

Bellissimo il concept del titolo: ironico e violento al tempo stesso. E che alla fine suoni stonato è solo un peccato veniale sul quale si transige volentieri.

Il Domenicale del Sole 24 Ore. Seconda seduta

13 febbraio 2011 § 4 commenti

Come avevamo annunciato nel post precedente Who’s the reader va in terapia: libere associazioni grafiche a puntate. Dopo esserci fatti raccontare da Alice Beniero la copertina del Supplente, parliamo oggi della cover dell’ultimo inserto domenicale del Sole 24 ore. Design di Adriano Attus e Luca Pitoni.

Ci diceva Alice: “Il Novecento è suddiviso in 3 periodi caratterizzati da elementi grafici differenti (primo periodo, fine ‘800 fino al 1930: riproduzione di un’incisione o illustrazione al tratto; secondo periodo, neorealismo 1940-50: foto in bianco e nero su fondo colorato; terzo periodo, avanguardie pop 1960-70: illustrazione concettuale a colori pieni”

Eccoci dunque in pieno spirito pop-art: dal tubetto di dentrifico Translate (calco di una ben nota marca di detergenti orali dalla comune desinenza in “-ate”) fuoriesce una pasta multicolore a simboleggiare l’unione di tutte le culture del mondo; d’altronde quale migliore simbolo di un prodotto per l’igiene orale avrebbe potuto rappresentare l’incontro fra lingue diverse?

Tutti gli elementi della pagina, nella loro semplicità, concorrono all’equilibrio complessivo premiando la simmetria. Ancora una volta un concept originale e leggero. Dall’inizio dell’anno 7 numeri da incorniciare!

PS A mercoledì per la prossima seduta! 🙂

Magazine cover design. Il Domenicale del Sole 24 ore

24 gennaio 2011 § 4 commenti

 

Copertina dell’ultimo inserto domenicale del Sole 24 ore. Design di Adriano Attus, Luca Pitoni, Laura Cattaneo.

Parla da sè, quindi spendiamo giusto due parole: da notare l’uso del corsivo nei titoli in basso a sinistra (solitamente riservato ai sommari o ai catenacci, solo di rado nei titoli degli elzeviri), l’eleganza e la sinuosità dei caratteri (molto più snelli invece quelli usati per le pagine interne), il riquadro in alto a sinistra che richiama il design delle copertine di IL, altro magazine del Sole.

Colori e concept in chiave pop, ironia che solo il più autorevole inserto culturale italiano potrebbe permettersi. Applausi!

 

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