La copertina di Peter Heller, Le stelle del cane

26 maggio 2013 § Lascia un commento

Le stelle del cane
Una copertina semplicemente bella. Con le parole del titolo che paiono una costellazione. Ma tutto sommato è solamente, semplicemente, bella.

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Veltroni, il buio e l’apostrofo

23 febbraio 2012 § 4 commenti

Qualche tempo fa abbiamo scritto (qui) di copertine costruite su titoli e “a capo”. Dicevamo che in questi casi:

la conseguenza agisce da causa, e la divisione in sillabe non si verifica a effetto di una limitazione di spazio, ma piuttosto si fa causa significante della progettazione grafica.

Bene. Walter Veltroni fa un passo avanti e all’ “a capo” affida anche la genesi del titolo del suo libro. Va da sé che  un apostrofo in fin di riga non è un peccato mortale (l’uso ha avuto corsi e ricorsi nella storia dell’italiano), ma un apostrofo inutile in fin di riga decisamente sì: è davvero l’inizio del buio.

Giuseppe Catozzella, Alveare, Rizzoli

14 aprile 2011 § 4 commenti

Romanzo-inchiesta sulla penetrazione della ‘ndrangheta al Nord. Tutto il progetto si gioca sui toni aggressivi del rosso e del nero; rosso per il prospetto, nero con fotografia dell’autore a tutta pagina in quarta -stessa soluzione della collana Strade blu Mondadori-, rosso per seconda e terza (illustrate), ancora nero per le bandelle.

L’illustrazione in stile fumetto di Andrea Cavallini, dello studio theWorldofDOT, rende bene il grigio e l’angoscia della metropoli aggredita dal cancro criminale. Fra i palazzi si erge la torre Velasca, centro d’affari, e sentinella sulla città, alveare grigio dove spesso nel romanzo si decide l’equilibrio di potere.

Non ci convincono gli inserti lucidi sulle travi della torre, sul faro e sulle macchie sparse che spezzano un po’ la vicinanza alle soluzioni da graphic novel d’impegno. Ad ogni modo progetto curato e d’impatto.

Oriana Fallaci icona Rizzoli

24 ottobre 2010 § 2 commenti

L’omaggio più bello che un editore possa fare ad un suo autore è ripubblicare in una collana dedicata la sua opera completa. Proprio in questi ultimi mesi, la Rizzoli sta riproponendo al pubblico le opere di Oriana Fallaci in una collana varata per l’occasione, con grafica rinnovata e nuove prefazioni.

Il primo elemento da rilevare è il ritorno della figura della giornalista in copertina come nelle edizioni degli anni ’70. A differenza delle ultime pubblicazioni, in cui nome e titolo costituivano da soli la presentazione del libro (ammiccando ad un certo giornalismo rilegato un po’ troppo all’americana), si è pensato di recuperare il ritratto fotografico facendo tornare la Fallaci in copertina. Eppure, per quanto simile, la ripresa del concept fotografico segna dopo tanto tempo uno scarto notevole.

Nelle prime copertine appare una Fallaci giornalista, strettamente legata agli strumenti e ai luoghi del suo lavoro. Cinquant’anni dopo in copertina non c’è più la reporter d’assalto, ma una donna in cui convivono l’icona femminile e la storia del giornalismo moderno. E’ soprattutto sulla prima che i grafici hanno orientato il proprio lavoro. Lo sguardo del lettore si concentra tutto sugli occhi, sul viso, e sulle mani della Fallaci. L’unica immagine in cui si muove sul campo cattura la grinta della reporter, lasciando sfocato sullo sfondo il contesto.

Esempio perfetto dello scarto sottile tra un significato e l’altro, è il confronto fra le edizioni de Il sesso inutile. Nella più antica la giornalista è seduta di fronte alla macchina da scrivere e guarda dritto verso il lettore sfidandolo a leggere quanto ha appena scritto. Nella nuova edizione invece lo sguardo si perde, si intenerisce, la sigaretta si alza civettuola, e la grintosa reporter veste i panni di una segretaria di redazione che aspetta gli ordini del capo. Un’icona appunto, o meglio, in questo caso, una cosciente degenerazione dell’icona in stereotipo.

L’opzione per un apparato grafico “iconico” viene esaltata anche dall’approccio pop alla colorazione e alla mise en page. Titolo dopo titolo sulla fascia sinistra cambia la posizione del logo BUR, al centro titolazione e autore vengono ricollocati esaltando e celando al contempo i ritratti fotografici, mentre i quadranti che ingabbiano la pagina variano le loro rispondenze giocando con colori e retinato.

Magistrale infine la scelta dei singoli ritratti capaci di esaltare ciascuno a suo modo il titolo che illustrano. Più che una collana dedicata, un viaggio tra le molte anime di Oriana Fallaci. Nove e mezzo.

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