I gialli. Un progetto speciale degli Oscar Mondadori

3 gennaio 2011 § 3 commenti

Dopo il post di qualche tempo fa, torniamo a parlare di un altro progetto speciale degli Oscar Mondadori questa volta dedicato ai gialli.

In occasione degli 80 anni della collana, probabilmente la più duratura di tutta la letteratura italiana (1929-2009), alla Mondadori hanno pensato bene di ripubblicare in una nuova veste grafica alcuni dei titoli che hanno fatto la storia del genere.

Lo sfondo riprende fedelmente il colore originale della collana (nell’immagine in effetti sembra ocra, e se per questo ci piace anche di più, ma purtroppo non è così; d’altronde i puristi se ne avrebbero senz’altro avuto a male).

Rivoluzionata invece l’impostazione grafica: niente più medaglioni illustrati (quasi sempre cerchi, più raramente esagoni, pentagoni, riquadri…) a concentrare l’attenzione, prima che su titolo e autore, sulla scena del delitto; l’illustrazione travalica i confini della pagina (priva delle tradizionali cornicette) ed evade dal paratesto facendosi storia e immaginario comune. D’altronde i testi sono arcinoti e viene meno l’esigenza di illustrare la vicenda; si lavora piuttosto sugli elementi ormai mitici dei racconti come l’aereo, il gatto, il mastino, isolati sulla pagina e riletti in chiave emblematica, quasi come una sineddoche.

Ottimo il lavoro fatto sul lettering. Se da una parte richiama alla memoria certo poliziesco cinematografico degli anni ’70, dall’altra si integra perfettamente con la grafica di copertina interagendo efficacemente con le illustrazioni. Emblematico il caso del Gatto dalle molte code dove la sinuosità del gatto viene ripresa dalla titolazione, oppure del Falco maltese dove il ductus richiama le curve della femme fatale in copertina. Nostalgia hard boiled: otto.

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Orwell, Ammaniti, Hesse, Kerouac. Un progetto speciale degli Oscar Mondadori

25 novembre 2010 § 5 commenti

Alla Mondadori hanno un progetto editoriale molto chiaro: fare bei libri che si vendano. Specifichiamo: ci sono cose che non fanno; non cercano di costruire una cultura di riflessione, non fanno ricerca, non fanno teoria. E poi ci sono cose che fanno: fanno cultura quotidiana, fanno immaginario, fanno libri che si leggono e si vendono.

Mondadori ha per tradizione un’anima popolare non degenere, tutt’al più di-genere, che permea tutta la sua offerta narrativa. Ed è proprio in quest’ottica che possiamo inquadrare la nuova veste grafica di sei testi, diversissimi tra di loro ma in qualche modo accomunati dal loro essere “oscar” ovvero popolarmente e criticamente riconosciuti come importanti, recentemente ripubblicati dalla casa editrice.

Alcuni titoli come Narciso e Boccadoro, Sulla strada, 1984 e Fahrenheit 451, provengono dai Classici moderni; Ammaniti ha circolato alternativamente un po’ per tutte le varie incarnazioni degli Oscar mentre Calvino arriva dritto dritto dalla collana a lui dedicata. Sei grandi titoli che hanno fatto la storia della casa editrice di oggi e di ieri, tutti molto amati anche dalla scuola (Ammaniti compreso, new entry del canone), best sellers ad ogni nuova incarnazione editoriale. Riuniti nella collana “Oscar progetti speciali”continuano a raccontare le loro storie in una veste grafica nuova, rivisitata da Giacomo Gallo (art director) e Andrea Geremia (progetti grafici).

Di altissimo livello il risultato complessivo allo stesso tempo raffinato e popolare, libero nell’interpretazione dei singoli testi ma unitario nel corredo grafico del dorso e della quarta. È proprio sul dorso che vale la pena di spendere qualche parola: il nome dell’autore (in maiuscolo) e il titolo (integralmente minuscolo), sono disposti fra loro parallelamente, poggiando sul margine verticale del dorso più o meno all’altezza di metà pagina; perpendicolare rispetto alla titolazione, una breve figura stilizzata richiama il tema di cui parla il libro (un occhio per 1984, una fiamma per Bradbury ecc…). La soluzione aiuta a rafforzare i rapporti che intercorrono tra i singoli testi  e l’impressione che se ne ricava è di cura ed eleganza. Eccellente anche la scelta iconografica per i singoli testi che rispetta la familiarità che si presuppone il lettore già abbia con i titoli non rinunciando però a raccontarli a modo proprio. Due parole per libro:

Calvino: bella interpretazione del barone fra i rami. Scelta dei colori perfetta. Oggettivamente-astutamente trita, ne abbiamo abbastanza di Paolo Giordano e dei suoi Numeri primi. Sette meno.

Ammaniti: nostalgia d’antan, bimbi che corrono tenendosi per mano: un cliché assoluto ma indiscutibilmente gradevole. Sette.

Hesse: bellissimo il colore dello sfondo, l’ombra di Narciso è un gioco che funziona. Otto meno.

Kerouac: lettura pop della beat generation (Hopper aleggia insidioso). Impreziosita dall’ombreggiatura nella titolazione (e ce ne vuole di abilità per impreziosire qualcosa con un’ombreggiatura!). Otto più.

Orwell: mette assieme estetica da videogiochi sparatutto e grafica militarizzata da regime. Ottima scelta di colori. Otto.

Bradbury: copertina da best seller, qui il salto non riesce, ma è bello il gioco fra linee orizzontali e il corpo del numero. Sei.

Un ottimo progetto grafico in equilibrio tra innovazione e tradizione, popolare ma di alta qualità. Nove.

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