Le nuove copertine dei tascabili di Fabio Volo

1 dicembre 2013 § 5 commenti

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Anche detti i vooooola, vola, volaretti. Ultima incarnazione possibile dopo i miti e i supermiti ecc ecc ecc: il collezionabile puro. Altra piroetta di Giacomo Callo. Se qui sotto vi mettete a sfogliarle abbastanza in fretta fanno un effetto psichedelico meraviglioso.

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Di Marco Cubeddu, Sasha Grey e Silvio (quell’altro).

31 maggio 2013 § 2 commenti

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C’è che ieri Marco Cubeddu ha presentato il suo libro al Santeria. Per chi non lo sapesse, Marco Cubeddu è un ragazzo simpatico che ha scritto un libro che si chiama C.U.B.A.M.S.C., e che io ho conosciuto con una camicia positano. Poi sui giornali l’ho visto sempre mezzo nudo, più o meno.

Sicché ieri dentro la giacca e sopra la cravatta non l’ho riconosciuto, che sembrava un tipo a posto e parlava con gente importante di cose serie (noi invece avevamo parlato di serie tv e romanzi erotici sui pompieri. In quell’occasione ho scoperto che Silvio, dei Soprano, non solo ha una serie tutta sua, ma soprattutto è il chitarrista di Bruce Springsteen. E che c’è una che scrive solo romanzi erotici sui pompieri).

Insomma, poi c’è stata la presentazione. E uno sussurrava: “ma quella in copertina è la bocca di Sasha Grey!”. E dato che il tipo stava ad almeno 15 metri dalla copertina più vicina, ho pensato: caspita che occhio. Per riconoscere la bocca di una pornostar a 15 metri di distanza quella roba che ti cala la vista non dev’essere mica vera.

Sarà che in Santeria Sasha Grey c’è stata veramente, per la precisione a farsi intervistare pubblicamente da una coppia sposata (che, va da sé, è una notizia pronta per Cronaca Vera) per cui c’era un po’ di cortocircuito emozionale. Pero’ mi hanno detto che no, quella in copertina non è Sasha Grey. Peccato.

Sasha was here(foto di @maruzzella)

 

Perché la grafica di Cinquanta Sfumature di Grigio ci piace

11 ottobre 2012 § 8 commenti

C’è una cravatta in copertina. Non foulard, non tazze da tè, non scarpe col tacco, non collier, non borsette, non ragazze sognanti dai capelli rossi, niente frutta di nessun tipo, niente cosmetici femminili, niente occhi, niente labbra morsicate. Un libro pensato per un pubblico soprattutto femminile, con in copertina un accessorio per uomo. E stiamo parlando di mass market.

Sfumature di blu metallizzato. Una copertina sostanzialmente monocroma, non gridata, senza forti contrasti di colore, elegante. E stiamo parlando di mass market.

Copertina opaca, non patinata-riflettente-abbagliante da epilessia. E stiamo sempre parlando di mass market.

Le puntate successive. Un’osmosi perfetta tra alto e basso: la maschera (giusto a metà strada tra l’Eyes Wide Shut di Kubrik e il peggio porno pecoreccio de noartri), le manette come quelle della polizia (mica quelle col pelo degli scherzi di Natale, che dopo due titoli me so’ sgamato e mo’ posso pure rivendicare con orgoglio quanto so’ moderno).

E quindi? Quindi l’abbiamo trovata una copertina elegante, discreta, semplice e originale, una delle più belle copertine mass market che abbiamo mai visto. Una copertina colta, socialmente compatibile, che il frustino ormai è roba da circolo di lettura, una questione di urbanità. Il radical-chic ha figliato il radical-pop, dal salotto siamo passati alla cucina abitabile con angolo cottura. La Forma è salva, e pazienza se il Contenuto è andato a cercarsi il ponte più vicino. Bene, bravi, bis (anzi tris).

Liu Xiaobo, Monologhi del giorno del giudizio, Mondadori

8 novembre 2011 § 1 Commento

Bellissima la copertina del libro del premio Nobel per la pace 2010 Liu Xiaobo, edito per Mondadori: un ritratto del dissidente proiettato su un palazzo mentre sorride. Non basta chiudere l’uomo fra quattro mura, le idee non conoscono barriere architettoniche: Liu Xiaobo sarà pure rinchiuso in qualche palazzo governativo, ma il suo messaggio illumina la vergogna del regime, con un sorriso di pacifico sarcasmo.

Fabio Volo, Le prime luci del mattino, Mondadori

17 ottobre 2011 § 11 commenti

Torna in libreria Fabio Volo. Di nuovo. Ci tocca. Questa volta però con una copertina interessante: niente post-it attaccati al frigo, niente mappamondi da scuola media, niente interni abbelliti da un’ottima fotografia. Solo del latte in un calice di vino, su sfondo rosso.

Ci sono notti protratte fino ad ore tanto piccole da passare direttamente da un rosso rubino al latte del mattino; C’è la calma dopo la tempesta, l’erotismo blando e campagnolo dei grassi saturi, il bichiere di latte caldo prima di andare a dormire servito in un calice peccaminoso.

Insomma c’è Fabio Volo: bravo ragazzo di provincia e viveur di città, un topo di campagna coi baffetti da dandy, il bambinone che chiede la buona notte e il ragazzaccio che non si ferma all’ultimo giro. Ci tocca.

Hans Keilson, La morte dell’avversario, Mondadori

5 maggio 2011 § Lascia un commento

Niente di più banale di una rosa nera: l’abbiamo vista cento volte sulle copertine dei più schifosi best seller a tema succhiasangue (quelli per intenderci di questo tipo), o di certi thrilleroni rinascimentali. Ma la scelta di rappresentarne solo la sagoma e di abbandonare il nero sul bianco sporco dello sfondo, si rivela vincente tanto sul piano estetico quanto su quello dell’originalità: innocenza compromessa e fascino marcescente privi di retorica. Chi vuole legga anche un riferimento in contraltare a La rosa Bianca.

L’opera è di Jannis Kounellis, Senza titolo (rosa nera), 1966, custodita al Museo del ‘900 di Milano, riprodotta da Luca Carrà per Electa. Curiosità: la stessa opera compare in piccolo, orientata in modo speculare, sulla quarta di copertina.

Copertina della serie “quando ci si mettono….“: Mondadori riesce finalmente a prendere una copertina popolare e a renderla bella.

Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca, Mondadori 1975

6 febbraio 2011 § 22 commenti

Il 6 febbraio del 1975, dopo oltre 15 anni di fatiche, l’Orca iniziava finalmente il suo lungo viaggio.

Fu un lancio di proporzioni straordinarie (e assolutamente folle per un’opera prima):  leggenda narra di una prima tiratura da 50mila copie, affissioni, recensioni su tutti i maggiori quotidiani, i periodici e le riviste accademiche.

Ma tanto clamore si risolse in un rapido naufragio: metà della critica gridò al capolavoro, l’altra metà al disastro; 80.000 copie vendute in un batter d’occhio pochissime delle quali vennero lette, poi il silenzio. L’accademia decise di prendersi del tempo e di lasciar passare la foga pubblicistica dei dibattiti. Troppo tempo.

Fatta eccezione per l’amore e l’attenzione costante di pochi studiosi, pochissimi si cimentarono negli anni nella lettura e nello studio dell’opera e oggi ai pochi, folli, innamorati lettori di D’Arrigo non resta neanche il conforto d’una ristampa. Siamo parte dei folli e degli innamorati anche noi, e oggi vogliamo ricordare le copertine di questo capolavoro.

1975: Prima edizione Mondadori, 1256 pagine, copertina rigida blu mare rivestita da una sovracoperta dalla carta deliziosamente fragile; affascinante nella sua semplicità: cornice blu che corre lungo tutto il bordo; sfondo, dorso e quarta di copertina bianco panna (col tempo bianco sporco, ma fa lo stesso la sua figura); titolo e autore, dal lettering essenziale ed elegante, bastano a presentare il testo.

 

1975: Una vera chicca. A testimoniare il successo clamoroso dell’apparizione dell’Orca: Renzo Cortina, Horca Myseria, Milano, Editrice Cavour. Inutile spendere parole sulla sfacciata quanto spiritosa trovata del libraio Cortina: impossibile non sorridere; eppure siamo certi che D’Arrigo non dovette prenderla bene…

Affascinanti legami di parentela. A sinistra Melville, Moby Dick, Arion Press 1979; progetto grafico di Andrew Hoyem, illustrazione di Barry Moser. A destra Horcynus Orca nell’edizione Oscar Mondadori 1982; 1096 pagine, due volumi. Font identici, stessa alternanza di tondo e corsivo, stesso concept, illustrazione nella medesima posizione.

Uniche differenze: nell’edizione Mondadori il nome dell’autore appare in corsivo e in rilievo sopra l’illustrazione. Bellissimo il font -il ductus della “A” maiuscola è quasi emozionante-. Identiche, eppure l’edizione Mondadori (la cui filiazione dal progetto di Hoyem è più che evidente) appare più equilibrata ed armonica nella dimensione progressiva dei caratteri e nell’uso del tondo.

1994: Seconda apparizione dell’Orca negli oscar Mondadori, ancora 1096 pagine, due volumi, stessa illustrazione per quanto inspiegabilmente impoverita del chiaroscuro; compare la cornicetta rossa dei Classici.

2003: L’Orca approda alla Rizzoli in elegantissima quanto solida edizione, in occasione della ripubblicazione dell’opera completa da parte dell’editore (progetto grafico di Enzo Aimini). Riappare la sovracoperta, volume nuovamente unico (sempre 1096 pagine però), titolazione racchiusa in riquadro bianco da una doppia cornice sullo sfondo color cartone della pagina; in copertina un’elaborazione grafica da Mirò.

Nel prossimo post: I fatti della Fera, Cima delle Nobildonne, Codice Siciliano e Il licantropo.

N.B. Manca all’appello un’edizione mondolibri 2003 (forse 2001) di cui, purtroppo, non siamo riusciti a procurarci alcun’immagine. Si ringraziano per la gentilezza e l’insostituibile aiuto iconografico gli Anobiiani Serenus, Arwen, Simona e Attilio Coco.

I gialli. Un progetto speciale degli Oscar Mondadori

3 gennaio 2011 § 3 commenti

Dopo il post di qualche tempo fa, torniamo a parlare di un altro progetto speciale degli Oscar Mondadori questa volta dedicato ai gialli.

In occasione degli 80 anni della collana, probabilmente la più duratura di tutta la letteratura italiana (1929-2009), alla Mondadori hanno pensato bene di ripubblicare in una nuova veste grafica alcuni dei titoli che hanno fatto la storia del genere.

Lo sfondo riprende fedelmente il colore originale della collana (nell’immagine in effetti sembra ocra, e se per questo ci piace anche di più, ma purtroppo non è così; d’altronde i puristi se ne avrebbero senz’altro avuto a male).

Rivoluzionata invece l’impostazione grafica: niente più medaglioni illustrati (quasi sempre cerchi, più raramente esagoni, pentagoni, riquadri…) a concentrare l’attenzione, prima che su titolo e autore, sulla scena del delitto; l’illustrazione travalica i confini della pagina (priva delle tradizionali cornicette) ed evade dal paratesto facendosi storia e immaginario comune. D’altronde i testi sono arcinoti e viene meno l’esigenza di illustrare la vicenda; si lavora piuttosto sugli elementi ormai mitici dei racconti come l’aereo, il gatto, il mastino, isolati sulla pagina e riletti in chiave emblematica, quasi come una sineddoche.

Ottimo il lavoro fatto sul lettering. Se da una parte richiama alla memoria certo poliziesco cinematografico degli anni ’70, dall’altra si integra perfettamente con la grafica di copertina interagendo efficacemente con le illustrazioni. Emblematico il caso del Gatto dalle molte code dove la sinuosità del gatto viene ripresa dalla titolazione, oppure del Falco maltese dove il ductus richiama le curve della femme fatale in copertina. Nostalgia hard boiled: otto.

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Orwell, Ammaniti, Hesse, Kerouac. Un progetto speciale degli Oscar Mondadori

25 novembre 2010 § 5 commenti

Alla Mondadori hanno un progetto editoriale molto chiaro: fare bei libri che si vendano. Specifichiamo: ci sono cose che non fanno; non cercano di costruire una cultura di riflessione, non fanno ricerca, non fanno teoria. E poi ci sono cose che fanno: fanno cultura quotidiana, fanno immaginario, fanno libri che si leggono e si vendono.

Mondadori ha per tradizione un’anima popolare non degenere, tutt’al più di-genere, che permea tutta la sua offerta narrativa. Ed è proprio in quest’ottica che possiamo inquadrare la nuova veste grafica di sei testi, diversissimi tra di loro ma in qualche modo accomunati dal loro essere “oscar” ovvero popolarmente e criticamente riconosciuti come importanti, recentemente ripubblicati dalla casa editrice.

Alcuni titoli come Narciso e Boccadoro, Sulla strada, 1984 e Fahrenheit 451, provengono dai Classici moderni; Ammaniti ha circolato alternativamente un po’ per tutte le varie incarnazioni degli Oscar mentre Calvino arriva dritto dritto dalla collana a lui dedicata. Sei grandi titoli che hanno fatto la storia della casa editrice di oggi e di ieri, tutti molto amati anche dalla scuola (Ammaniti compreso, new entry del canone), best sellers ad ogni nuova incarnazione editoriale. Riuniti nella collana “Oscar progetti speciali”continuano a raccontare le loro storie in una veste grafica nuova, rivisitata da Giacomo Gallo (art director) e Andrea Geremia (progetti grafici).

Di altissimo livello il risultato complessivo allo stesso tempo raffinato e popolare, libero nell’interpretazione dei singoli testi ma unitario nel corredo grafico del dorso e della quarta. È proprio sul dorso che vale la pena di spendere qualche parola: il nome dell’autore (in maiuscolo) e il titolo (integralmente minuscolo), sono disposti fra loro parallelamente, poggiando sul margine verticale del dorso più o meno all’altezza di metà pagina; perpendicolare rispetto alla titolazione, una breve figura stilizzata richiama il tema di cui parla il libro (un occhio per 1984, una fiamma per Bradbury ecc…). La soluzione aiuta a rafforzare i rapporti che intercorrono tra i singoli testi  e l’impressione che se ne ricava è di cura ed eleganza. Eccellente anche la scelta iconografica per i singoli testi che rispetta la familiarità che si presuppone il lettore già abbia con i titoli non rinunciando però a raccontarli a modo proprio. Due parole per libro:

Calvino: bella interpretazione del barone fra i rami. Scelta dei colori perfetta. Oggettivamente-astutamente trita, ne abbiamo abbastanza di Paolo Giordano e dei suoi Numeri primi. Sette meno.

Ammaniti: nostalgia d’antan, bimbi che corrono tenendosi per mano: un cliché assoluto ma indiscutibilmente gradevole. Sette.

Hesse: bellissimo il colore dello sfondo, l’ombra di Narciso è un gioco che funziona. Otto meno.

Kerouac: lettura pop della beat generation (Hopper aleggia insidioso). Impreziosita dall’ombreggiatura nella titolazione (e ce ne vuole di abilità per impreziosire qualcosa con un’ombreggiatura!). Otto più.

Orwell: mette assieme estetica da videogiochi sparatutto e grafica militarizzata da regime. Ottima scelta di colori. Otto.

Bradbury: copertina da best seller, qui il salto non riesce, ma è bello il gioco fra linee orizzontali e il corpo del numero. Sei.

Un ottimo progetto grafico in equilibrio tra innovazione e tradizione, popolare ma di alta qualità. Nove.

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