I quaderni minimal della cucina Vallardi

11 Maggio 2013 § 1 Commento

Artemisia_frutta

Vallardi qui va in controtendenza e procede per sottrazione: niente tovaglione a scacchi, sorrisi giovialoni o verdure roride in primo piano ma figurine che si contano sulle dita di una mano su sfondo pastello uniforme e lettering spiccio.

Il progetto grafico è firmato da Moskitodesing. Il risultato è semplice e riposante: non mette chissà quale appetito, ma ai creativi piacerà.

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Jenny Erpenbeck, Di passaggio, Zandonai

24 ottobre 2011 § Lascia un commento

Abbiamo già detto qui di quanto ci piacciano le copertine di Zandonai. Arriva proprio in questi giorni in libreria Di passaggio di Jenny Erpenbeck e ancora una volta la copertina è un piccolo capolavoro di bellezza e grazia. Due righe sulla trama:

Una tenuta nelle campagne del Brandeburgo viene suddivisa tra le quattro figlie di un vecchio possidente terriero. La parte più modesta, un bosco su cui sorge una piccola casa con un grande giardino e l’accesso diretto al lago, è affidata all’ultimogenita, Klara, che proprio nelle acque di quel lago decide di togliersi la vita. Undici vite vi si alterneranno. A scandire il ritmo del racconto è la presenza costante della dodicesima tessera, il giardiniere, l’unico a credere soltanto nella natura e nell’alternarsi delle stagioni, il solo a prendersi cura della casa, con immutata devozione, fino alla fine.

Ed ecco allora in copertina il fantsma di Klara, di passaggio, a piedi nudi sulla neve, forbici in mano, fino alla fine intenta alla cura, all’attenzione per le cose fragili. Una pianta senza vaso, nella neve, sul lago ghiacciato, è l’incarnazione di una debolezza a cui solo un giardiniere dell’anima può rimediare.

E’ l’estetica Zandonai che ben conosciamo: la cura per i dettagli (alcune novità nel box sottostante), il fermo immagine che chiama in causa il lettore nella produzione di senso costringendolo a intervenire col proprio io. Elegia, insomma.

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Fabio Volo, Le prime luci del mattino, Mondadori

17 ottobre 2011 § 11 commenti

Torna in libreria Fabio Volo. Di nuovo. Ci tocca. Questa volta però con una copertina interessante: niente post-it attaccati al frigo, niente mappamondi da scuola media, niente interni abbelliti da un’ottima fotografia. Solo del latte in un calice di vino, su sfondo rosso.

Ci sono notti protratte fino ad ore tanto piccole da passare direttamente da un rosso rubino al latte del mattino; C’è la calma dopo la tempesta, l’erotismo blando e campagnolo dei grassi saturi, il bichiere di latte caldo prima di andare a dormire servito in un calice peccaminoso.

Insomma c’è Fabio Volo: bravo ragazzo di provincia e viveur di città, un topo di campagna coi baffetti da dandy, il bambinone che chiede la buona notte e il ragazzaccio che non si ferma all’ultimo giro. Ci tocca.

Laura Pugno, Antartide, Minimum Fax

7 settembre 2011 § 3 commenti

Dopo un periodo trascorso tra i ghiacci polari al seguito di una spedizione scientifica, Matteo torna in Italia. Alle spalle, un incidente sott’acqua, che i colleghi sospettano essere stato un tentativo di suicidio. A Roma lo attende una vita lasciata in sospeso

Non il solito Alessandro Gottardo. Questa volta a firmare per Minimum Fax la copertina di Antartide è il giovanissimo Agostino Iacurci, classe 1986. E che classe. La linea grafica della casa editrice non si sposta di un millimetro: restano l’ellissi, il non detto, la pulizia, il sospeso.

Ma siamo lontani dalle ombre lunghe e dalle prospettive sghembe di Gottardo, qui lo straniamento si gioca tutto su equilibrio (quello terribilmente precario del cucchiaino, della zolletta di zucchero-pack, del pinguino)  e prospettiva (l’occhio del lettore è costretto sul particolare al grado zero dell’osservazione). Una soluzione leggera, con le nuvole ai piedi, di una violenza mercuriale opposta a quella ctonia di Gottardo. Il pinguino morirà in una tazza da tè o di caffè.

 

 

Peter Mendelsund, Kafka Outtakes. #1

14 agosto 2011 § 1 Commento

Copertina straordinaria in tutto: concept, equilibrio, coerenza, ironia, drammaticità. Talmente ben fatta che non c’è nulla da spiegare.

Peter Mendelsund è un genio.

 

Caratterimobili, piccoli con classe. Centesimo post per Who’s the reader?

9 giugno 2011 § 9 commenti

Centesimo post di Who’s the reader! ed ecco che per l’occasione ci dotiamo di un bel punto esclamativo. Abbiamo imparato molto, incontrato tanti amici, scritto, letto e pubblicato. Senza pretese, solo passione, ai nostri dieci lettori grazie.

Di una cosa siamo ormai convinti: i libri si possono davvero giudicare dalla copertina. Essere editori significa infatti avere un progetto e affidare un’idea a degli oggetti. Non si tratta di mettere delle pere in una cassetta di legno, ma di ritagliare spazi di realtà deperibile, in serie, su cui cucire -a filo testo- del significato di valore. Ecco perchè un editore che rispetta il proprio lettore e crede in quello che fa non può pubblicare libri brutti.

Naturalmente appena finito il paragrafo ci sono venute in mente almeno dieci eccezioni. Ma lasciamo correre, oggi vogliamo parlare di editori che fanno libri belli e che ci credono: i ragazzi di Caratteri Mobili (qui in una cartolina palermitana di Federico Novaro).

Due collane molto interessanti e la voglia di dire qualcosa di nuovo:

Formiche elettriche dedicata a culture pop, stili urbani, generi musicali, esperienze collettive e pratiche legate ai nuovi media -grafica di Maria Rosaria Digregorio, illustrazioni di Chiara Dellerba.

Sul prospetto domina il bianco, autore in corsivo, titolo bianco su riquadro nero in tondo, ancora corsivo per prefazione e introduzione. A centro pagina torna protagonista il titolo che si estende tipograficamente sui due piatti e sulla prima bandella. Il nome della casa editrice/nome della collana in basso (ma non troppo) a sinistra. Bello anche il paratesto interno: testo a bandiera, carte bianche e nere, paragrafi dal corpo differente, capoversi disinvolti (tutto nello slideshow in basso).

Molecole “aggregazioni narrative poliatomiche” -grafica di Michele Colonna, illustrazioni di Giuseppe Inciampo.

Pastello e illustrazioni scontornate. Sparisce il “/nome della collana” (peccato, ci piaceva), restano il nome dell’autore in corsivo e il titolo in tondo, ampi sottotitoli ancora in corsivo.

Bonus: i loro cataloghi sono fatti di cartoline, sul retro i testi di quarta e bandelle.

Hanno stile da vendere e tanto futuro davanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Samuel Fuller, Il grande uno rosso, Elliot

25 Maggio 2011 § Lascia un commento

Per scrivere una bella storia non c’è bisogno di troppe parole. Lo stesso vale per gli elementi di una bella copertina. Un fucile bianco, su sfondo nero. Il titolo originale, americano, inciso sulla canna col rosso del titolo. Sangue con nero e bianco.

In guerra ci sono eroi soli, neri, coperti di rosso. Noi crediamo che questa sia quasi poesia.

(Fra parentesi una critica: collana Raggi molto mista e, se vogliamo, graficamente un po’ scomposta).

Marco Presta, Un calcio in bocca fa miracoli, Einaudi

24 marzo 2011 § Lascia un commento

Non che in questo caso ci sia molto da dire in effetti… ma ci piace. Sorprende l’equilibrio della pagina dove nè la titolazione, nè l’immagine tentano di rubare la scena.

Che poi titolo, illustrazione, e trama sul risvolto facciano a pugni fra di loro è un’altra storia. In copertina: Gilbert Garcin, La vie d’artiste, 2007. Bel progetto, ma poca sostanza: estetica senza spessore.

Il corpo onesto del carattere. Un trittico Einaudi.

17 marzo 2011 § 5 commenti

Un libro dal titolo gridato non è mai un buon libro. O meglio: è un libro che difficilmente avremo voglia di rileggere. I bei libri non hanno bisogno alzare la voce ma sono composti e ben educati, sicuri di sè.

Ci scrivono: “Una piccola diaspora si consuma tuttora tra chi pensa a “ideare” e chi a “disfare” in nome di una non meglio ricompensata legge di mercato: quante volte caporedattori, editor, editori e soprattutto commerciali hanno sgridato i loro grafici e art director in tono maiuscolo «il corpo “fallo” più grande» (?!) ma soprattutto dove? Ma ovviamente in copertina! E i risultati?! Ogni 3×2 assistiamo a uno sfracelo di font che stanno diventando sempre più ingombranti e inani“.

Il grafico in questione ha deciso di fare di testa sua e vi garantiamo che i suoi lavori sono riconosciuti e apprezzati. Uno dei nostri ultimi acquisti è stato Le botteghe color cannella di Bruno Schulz, Einaudi (progetto grafico di Bianco) un libro molto per bene. Sulla copertina (brossura, carta rigata) color cannella -inevitabilmente il pensiero corre ai gettoni- campeggiano titolo e autore, stesso carattere, stesso corpo, stesso grassetto; unica differenza il colore: nero per l’autore, petrolio per titolo e sottotitolo.

Subito sotto il logo Einaudi. In fondo al prospetto, nello stesso font del titolo (ma appena più piccolo), il nome dell’editore permette di riguadagnare l’equilibrio della pagina, proponendosi al contempo come vertice basso di un rombo che esalta ulteriormente la titolazione in alto. Eleganza distillata, profumata di cannella.

In basso altri due esempi di assoluta semplicità firmata Einaudi: Il giovane Holden ed Everyman. Tre titoli, tre storie, tre copertine praticamente perfette.

Qualche tempo fa, a Rimini, Enrico Tallone ricordava come una bella pagina fosse un atto di rispetto dovuto tanto nei confronti del lettore, quanto nei confronti dell’autore. Aveva ragione: non ci farebbe piacere trovarci per le mani un libro tracotante e maleducato.

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