Watt Magazine, Artigianato retrofuturista

19 maggio 2011 § 9 commenti

Che dire, alla fine è arrivata. Senza introduzione, senza risvolti, senza quarta di copertina: la prendi perchè è bella, la leggi se ti va. “Watt non è una rivista,Watt è una collana editoriale che va guardata come un catalogo e letta
come un libro”.

Nata da un’idea di Maurizio Ceccato (dello studio grafico Ifix Project) e Leonardo Luccone (Studio oblique), la rivista è un luogo cartaceo dove una nuova generazione di giovani autori di testi e immagini può trovare terra, acqua e aria buona: contro le scelte dell’editoria “corrente” tornano i pistoni della macchina di James Watt e torna il vapore buono degli esordienti. Fra le mani abbiamo il volume 0. Ci dicono che il prossimo sarà il volume 0,5. Noi ci crediamo.

Qualche dato:
tre colori (rosso bianco nero).
quadrimestrale (“si spera” cit.).
240 x 340 x 13.
112 pagine (metà di testi, metà di illustrazioni).
9 euro (sul serio).
14 autori, 13 illustratori.
composizione tipografica: Adobe Arabic, Adobe Caslon Pro, Franklin Gothic Bold, Georgia.
copertina: cartone grigio-grigio della cartiera di SanMartino.
interni: Revive Pure Natural offset della Polyedra.
risguardie: Revive Pure White offsett della Polyedra.

Siamo al Salone del libro di Torino. Mentre appena qualche stand più in là stanno illustrando le meraviglie della lettura su tablet, qui, allo stand j38 pad 2 si parla di artigianato, inchiostri e governor mentre la nostra copia viene incartonata, numerata e timbrata (con troppo inchiostro tipografico, tempi lunghi di asciugatura, ottima scusa per conversare).

Partiamo dalla copertina: sullo sfondo grigio-grigio solo un tondo rosso, anzi un punto (avevamo già detto dell’orgasmo di stampare un foglio bianco con un punto al centro?). Testata in caratteri bastoni e bordo nero (dello stesso corpo dei caratteri), sul margine basso si legge stampato in negativo •senza alternativa•

Seconda (sommario) e Terza (biografie degli autori) di copertina sono da applausi. Rinunciamo a descrivervele, godetevele nello slideshow qui sotto.

Sulle pagine interne si alternano testi e disegni; i testi sono impaginati su due colonne fra amplissimi margini bianchi, spezzati talvolta dalle immagini e dalle frasi più calde collocate sulla parte bassa dello specchio di pagina. Ad ogni storia si apre un nuovo orizzonte di colore -bianco rosso nero- nel quale affoga l’incipit aggrappandosi ad un oggetto; ogni storia un oggetto, che troviamo riuniti poi tutti assieme a p. 112: trasformatore Adriman, elettrometro di Edelmann, autoradio Crosley, dictafono Columbia Graphone, e naturalmente il Governor di James Watt.

Che dire: tutto assolutamente straordinario…

•senza alternativa•

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Il Domenicale del Sole 24 ore, La grande arte del racconto

15 maggio 2011 § 1 Commento

Appena di ritorno dal Salone del Libro di Torino con gli occhi ancora pieni di pagine e  una borsa traboccante di titoli: troppe cose da guardare, fotografare, appuntare, ascoltare. Abbiamo ancora bisogno di riordinare un po’ le idee (e gli appunti), nel frattempo ecco la bellissima cover del Domenicale del Sole 24 ore di oggi.

In copertina su sfondo nero, l’opera di Ebon Heath, Circle Study (side view), 2009, carta ritagliata con testi di Guy Debord & The Media. Niente di più adatto per raccontare per immagini la nuova collana di short stories in edicola da domenica prossima col Sole 24 ore, una raccolta che vuole raccontare la “grande arte” delle parole.

Da rilevare l’azzurro del riquadro che ospita la testata: oltre ad accendere la pagina (che sarebbe risultata appiattita dall’uso del solo bianco e nero), alleggerisce il tono complessivamente ieratico del prospetto. Vera raffinatezza il quadrato in alto a destra dove il nero sul nero viene delimitato da un contorno bianco.

Restyling riuscitissimo quello del Domenicale, che settimana dopo settimana ci ha regalato ogni domenica copertine di altissimo livello che, ribadiamo, non vediamo l’ora di vedere raccolte in un’apposita gallery sul sito.

Breve nota: in un articolo di qualche giorno fa apparso su Lettera 43, si raccoglievano indiscrezioni circa un possibile ritorno del Domenicale al formato lenzuolo, abbandonato a cavallo del 2011, per il più moderno formato tabloid.

Non siamo convinti che sarebbe la scelta più saggia: con il restyling, l’inserto è stato svecchiato nella forma e nei contenuti; un passo indietro (in controtendenza col generale processo di “settimanalizzazione” in corso nei quotidiani) sarebbe un errore che metterebbe a rischio l’ampia fascia di nuovi lettori acquisita da gennaio ad oggi, un pubblico giovane ed esigente slegato dalle tematiche strettamente economiche tradizionali del giornale, ma vicino al suo spirito culturale e innovativo.

Un passo indietro sulla forma che rischia di condurre rapidamente ad un passo indietro anche sui contenuti, che negli inserti hanno conosciuto il loro sviluppo migliore andando a  costituire la forza propulsiva e la direzione ideologica del giornale di domani. Staremo a vedere.

Alla prossima settimana con i resoconti dal Salone!

La cover di Wired, maggio 2011

9 maggio 2011 § Lascia un commento

A pagina 022 (sic) del numero di questo mese, David Moretti, art director di Wired annuncia pulizie di primavera: “Restyling è una parola che ci piace poco: in fondo Wired ha sempre voluto che il suo segno non fosse troppo ingabbiato. Dopo 27 numeri abbiamo sentito l’esigenza di ritrovare un punto di partenza” e indica nell’ordine i punti su cui si concentrerà il lavoro dei grafici: rubriche, sequenza di lettura, dettagli grafici.

Siamo fiduciosi: Wired ha portato nel panorama dei magazine italiani, ossigeno, fantasia e voglia di rischiare. Sapranno trovare soluzioni adatte (e in parte le hanno già trovate in questo numero) per continuare a fare un giornale bello e interessante. Ma c’è un ma.

“Voglia di rischiare” dicevamo, perchè occuparsi di grafica costringe ad alzare l’asticella prova dopo prova, nel tentativo di spingere sempre più avanti il confronto fra le aspettative del lettore, le risorse dei creativi, e le esigenze dei contenuti; e questo comporta il rischio che strada facendo il lettore si perda, o si perda  il contenuto, o talvolta il grafico.

E’ il caso della copertina del numero di questo mese di cui proprio fatichiamo a comprendere la logica (o l’estetica, che in fondo in questo caso sono un po’ la stessa cosa). Su tutto non ci spieghiamo l’orribile semicerchio rosa in alto a destra: oltre a fare a pugni coi colori del resto della copetina e a coprire in parte il titolo,  rompe il ritmo del prospetto introducendo un elemento curvilineo in un andamento prevalentemente squadrato; la notizia fra l’altro, per quanto di richiamo, non è di quelle che ti ribaltano dalla sedia e non giustifica soprattutto l’invasione della testata.

Restando sui titoletti in alto ci viene da pensare che fra “Privacy” e “Leonardo 2.0” sia “Privacy” l’argomento più caldo, pertanto non ci spiegamo l’uso dell’argentato opaco -poco visibile oltre che irritante– invece del blu (o meglio, ce lo spieghiamo nell’ottica di creare una buona alternanza inversa a quella dei riquadri sottostanti conteneti la testata, ma in questo caso la semplice inversione nella collocazione dei due titoletti adiacenti avrebbe risolto il problema).

Veniamo adesso al colore di sfondo. Il grigio metallico sfumante al bianco, oltre a creare un ambiente cromatico coerente con il colore della bottiglietta, permette di collocare a metà pagina una linea di orizzonte che aiuta a scandire la pagine e a collocare l’oggetto di copertina in un ambiente più realistico; non siamo sicuri però che la resa non sarebbe stata più efficace con l’uso esclusivo del bianco (forse però troppo vicina la copertina con Saviano su sfondo bianco).

Parliamo di font e corpo del carattere. La cover-story è introdotta da un titolo dal corpo esilissimo, poco adatto a colpire il lettore. Il corpo aumenta, in linea con lo stile del web, nelle parole chiave mediante l’uso del grassetto, ma se tale soluzione in un post di 1000-2000 battutte ha il suo significato, su una distanza di 50 battute la logica si perde rivelandosi un espediente innaturale e -anche qui- irritante.

Restandosul tema, lo stile calligrafico dei caratteri in basso a destra se da una parte riesce a movimentare la pagina, dall’altra si pone come contraltare necessario a un eccesso di tratti squadrati sul resto del prospetto; ma gli opposti non sintetizzano, e gli estremi restano estremi: di là troppo esile e spigoloso, di qua troppo molle e svolazzante; della manina poi non sentivamo alcuna esigenza.

Si è capito? Questa copertina proprio non ci è piaciuta, ma -come dicevamo- il tentativo di spingere l’asticella sempre un po’ più in alto fa parte del gioco dell’innovazione. Alla redazione va riconosciuto il merito di compiere una ricerca grafica e continutistica continua con orecchio attento ai propri lettori, prova ne è il “Borsino della cover” apparso proprio sul numero in questione dove incrociando i dati di vendita e le opinioni sulle copertine, si va alla ricerca dell’algoritmo della copertina perfetta. Il risultato? Eccolo qua:

Il Domenicale del Sole 24 Ore. Seconda seduta

13 febbraio 2011 § 4 commenti

Come avevamo annunciato nel post precedente Who’s the reader va in terapia: libere associazioni grafiche a puntate. Dopo esserci fatti raccontare da Alice Beniero la copertina del Supplente, parliamo oggi della cover dell’ultimo inserto domenicale del Sole 24 ore. Design di Adriano Attus e Luca Pitoni.

Ci diceva Alice: “Il Novecento è suddiviso in 3 periodi caratterizzati da elementi grafici differenti (primo periodo, fine ‘800 fino al 1930: riproduzione di un’incisione o illustrazione al tratto; secondo periodo, neorealismo 1940-50: foto in bianco e nero su fondo colorato; terzo periodo, avanguardie pop 1960-70: illustrazione concettuale a colori pieni”

Eccoci dunque in pieno spirito pop-art: dal tubetto di dentrifico Translate (calco di una ben nota marca di detergenti orali dalla comune desinenza in “-ate”) fuoriesce una pasta multicolore a simboleggiare l’unione di tutte le culture del mondo; d’altronde quale migliore simbolo di un prodotto per l’igiene orale avrebbe potuto rappresentare l’incontro fra lingue diverse?

Tutti gli elementi della pagina, nella loro semplicità, concorrono all’equilibrio complessivo premiando la simmetria. Ancora una volta un concept originale e leggero. Dall’inizio dell’anno 7 numeri da incorniciare!

PS A mercoledì per la prossima seduta! 🙂

Magazine 2.0. L’editoriale non tipografico.

1 febbraio 2011 § 1 Commento

In un post di qualche tempo fa avevamo espresso tutta la nostra perplessità nei confronti delle soluzioni messe in campo fin’ora per le copertine dei magazine 2.0.

Dicevamo che il tasto su cui molti continuano a battere è quello di certa video-multimedialità: copertine come trailer, video spot, un po’ come i giornali di Harry Potter. Uno scenario che non finisce di convincerci (ci risulta difficile immaginare una homepage dove contemporaneamente 20 o 30 copertine si animino e comincino a muoversi).

Ma se l’animazione di copertina venisse spostata dal frontespizio alla seconda pagina? E’ quello che ha provato a fare la rivista trimestrale Signature: un’interessante stop motion che vede l’illustratore Will Bryant ripreso dal fotografo americano Adam Voorhes.

Nel caso in questione la soluzione si limita al suo valore artistico, ma non abbiamo difficoltà ad immaginarla come nuova sede non-tipografica di un possibile editoriale per immagini. Una volta che il meccanismo risultasse collaudato, il lettore avrebbe come ulteriore spinta all’acquisto la promessa dello svolgimento della storia di copertina. Interessante e niente affatto futuribile.

Visto qui.

Magazine cover design. Il Domenicale del Sole 24 ore

24 gennaio 2011 § 4 commenti

 

Copertina dell’ultimo inserto domenicale del Sole 24 ore. Design di Adriano Attus, Luca Pitoni, Laura Cattaneo.

Parla da sè, quindi spendiamo giusto due parole: da notare l’uso del corsivo nei titoli in basso a sinistra (solitamente riservato ai sommari o ai catenacci, solo di rado nei titoli degli elzeviri), l’eleganza e la sinuosità dei caratteri (molto più snelli invece quelli usati per le pagine interne), il riquadro in alto a sinistra che richiama il design delle copertine di IL, altro magazine del Sole.

Colori e concept in chiave pop, ironia che solo il più autorevole inserto culturale italiano potrebbe permettersi. Applausi!

 

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