Cosa significa la copertina del nuovo romanzo di Fabio Volo

29 novembre 2013 § Lascia un commento

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Fabio Volo è tornato, e sono tornati i suoi libri. Nella copertina del suo ultimo romanzo, La strada verso casa, troviamo una semplice maglietta bianca, con lo scollo a V, appesa a una gruccia di legno sospesa nel vuoto. Ed è subito capolavoro. Anzitutto si tratta di una copertina sfidante, non immediata, e questo già di per sé non è poco per un libro che vuole rivolgersi a un pubblico il più ampio possibile. Una copertina che ha l’iconicità di un objet trouvé e l’immediatezza di una prima serata su Italia uno, senza per questo sacrificare la coerenza iconografica a cui ormai il lettore di Volo è stato abituato dai libri precedenti.

Lo scrittore si mette a nudo e dice “io sono così”, un ragazzo semplice in jeans e t-shirt che quando torna a casa e si spoglia appende diligentemente la maglietta usata su una gruccia Ikea (invece di abbandonarla in giro, che poi si spiegazza e non si può mettere più), stappa una birra e se la beve a torso nudo sul divano (sempre Ikea) del soggiorno (Ikea). Fabio Volo c’est moi.

La strada verso casa invece è un titolo italiota che -a me- riporta alla mente da una parte i Modena City Ramblers di Riportando tutto a casa, dall’altra il Lagioia pugliese della Bari anni ’80. Ma Volo (pseudonomen omen) viaggia leggero e, per quanto giovane, a casa ci torna senza portare traumi originari né salmerie ideologiche: disimpegnato, scanzonato e casalingo, scende in piazza solo per andare a comprare il pane, che al nord fa freddo sul serio e la sciarpa è più utile della Kefiah. Che non è neanche una cattiva cosa.

Qualche tempo fa Antonio Bozzo ha scritto sul Corriere che Scerbanenco è stato “il Cechov dei Navigli“. Una definizione che, per quanto riduttiva nei confronti dell’uno e dell’altro, non si può non apprezzare nella sua arguzia glocal: l’universale è il particolare, e l’umanità di Scerbanenco che si specchia nell’acqua dei Navigli è la stessa che studia Cechov fra i riflessi delle vetrine moscovite.

Se Scerbanenco è il Cechov dei Navigli, Fabio Volo è quantomeno il Gogol’ di Calcinate. Ma anche questa è una formula indubbiamente riduttiva per un autore capace di parlare al cuore di milioni di lettori: chi se ne frega del Meridiano, Volo ha già conquistato l’intero mappamondo. E, per questo, non si può che ammirare.

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