Magazine cover design. Kill surf city

25 gennaio 2011 § Lascia un commento

Palermo è una città difficile. Ma Palermo è anche una spiaggia a Brighton, è nebbia e cemento di Milano, è un set fotografico sugli Champs Elysées, e c’è qualcuno che ha voglia di raccontarlo. Nasce così, dalla volontà di dare voce ad una Palermo diversa, Kill surf city,  free press bimestrale di musica arte ed hype.

Ingredienti? Tanta voglia di fare e redazione ridotta all’osso: Wally Void (Carlo), Carlo -Miles- Prestia (direttore editoriale), Manfredi Pumo e Simonsi Miticonsi (grafica), Giorgia Li Greci (coordinamento editoriale), Francesco Paolo Catalano (fotografie) e Federico Lupo (redattore). Spirito da fanzine per un progetto figlio della subculture palermitana.

Un unico foglio tipografico, stampato fronte retro, formato quadrato  in 24°, non tagliato (il che significa che per essere letto va squadernato in tutto il suo mezzo metro quadro di ampiezza). Grafica estremamente curata: sullo sfondo delle belle foto di Paolo Catalano, la lettura procede per riquadri, in maniera antisequenziale; bellissimi per concept, colori, ed equilibrio compositivo gli indici dei primi due numeri. Unica nota: forse il riquadro con la data ci piacerebbe un po’ più arrotondato.

Cinquemila copie la tiratura del numero zero. La notte di Palermo (surf city?!) ha ora ha la sua voce: auguriamo lunga vita e tanto hype.

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Oriana Fallaci icona Rizzoli

24 ottobre 2010 § 2 commenti

L’omaggio più bello che un editore possa fare ad un suo autore è ripubblicare in una collana dedicata la sua opera completa. Proprio in questi ultimi mesi, la Rizzoli sta riproponendo al pubblico le opere di Oriana Fallaci in una collana varata per l’occasione, con grafica rinnovata e nuove prefazioni.

Il primo elemento da rilevare è il ritorno della figura della giornalista in copertina come nelle edizioni degli anni ’70. A differenza delle ultime pubblicazioni, in cui nome e titolo costituivano da soli la presentazione del libro (ammiccando ad un certo giornalismo rilegato un po’ troppo all’americana), si è pensato di recuperare il ritratto fotografico facendo tornare la Fallaci in copertina. Eppure, per quanto simile, la ripresa del concept fotografico segna dopo tanto tempo uno scarto notevole.

Nelle prime copertine appare una Fallaci giornalista, strettamente legata agli strumenti e ai luoghi del suo lavoro. Cinquant’anni dopo in copertina non c’è più la reporter d’assalto, ma una donna in cui convivono l’icona femminile e la storia del giornalismo moderno. E’ soprattutto sulla prima che i grafici hanno orientato il proprio lavoro. Lo sguardo del lettore si concentra tutto sugli occhi, sul viso, e sulle mani della Fallaci. L’unica immagine in cui si muove sul campo cattura la grinta della reporter, lasciando sfocato sullo sfondo il contesto.

Esempio perfetto dello scarto sottile tra un significato e l’altro, è il confronto fra le edizioni de Il sesso inutile. Nella più antica la giornalista è seduta di fronte alla macchina da scrivere e guarda dritto verso il lettore sfidandolo a leggere quanto ha appena scritto. Nella nuova edizione invece lo sguardo si perde, si intenerisce, la sigaretta si alza civettuola, e la grintosa reporter veste i panni di una segretaria di redazione che aspetta gli ordini del capo. Un’icona appunto, o meglio, in questo caso, una cosciente degenerazione dell’icona in stereotipo.

L’opzione per un apparato grafico “iconico” viene esaltata anche dall’approccio pop alla colorazione e alla mise en page. Titolo dopo titolo sulla fascia sinistra cambia la posizione del logo BUR, al centro titolazione e autore vengono ricollocati esaltando e celando al contempo i ritratti fotografici, mentre i quadranti che ingabbiano la pagina variano le loro rispondenze giocando con colori e retinato.

Magistrale infine la scelta dei singoli ritratti capaci di esaltare ciascuno a suo modo il titolo che illustrano. Più che una collana dedicata, un viaggio tra le molte anime di Oriana Fallaci. Nove e mezzo.

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