Le nuove copertine dei tascabili di Fabio Volo

1 dicembre 2013 § 5 commenti

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Anche detti i vooooola, vola, volaretti. Ultima incarnazione possibile dopo i miti e i supermiti ecc ecc ecc: il collezionabile puro. Altra piroetta di Giacomo Callo. Se qui sotto vi mettete a sfogliarle abbastanza in fretta fanno un effetto psichedelico meraviglioso.

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Cosa significa la copertina del nuovo romanzo di Fabio Volo

29 novembre 2013 § Lascia un commento

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Fabio Volo è tornato, e sono tornati i suoi libri. Nella copertina del suo ultimo romanzo, La strada verso casa, troviamo una semplice maglietta bianca, con lo scollo a V, appesa a una gruccia di legno sospesa nel vuoto. Ed è subito capolavoro. Anzitutto si tratta di una copertina sfidante, non immediata, e questo già di per sé non è poco per un libro che vuole rivolgersi a un pubblico il più ampio possibile. Una copertina che ha l’iconicità di un objet trouvé e l’immediatezza di una prima serata su Italia uno, senza per questo sacrificare la coerenza iconografica a cui ormai il lettore di Volo è stato abituato dai libri precedenti.

Lo scrittore si mette a nudo e dice “io sono così”, un ragazzo semplice in jeans e t-shirt che quando torna a casa e si spoglia appende diligentemente la maglietta usata su una gruccia Ikea (invece di abbandonarla in giro, che poi si spiegazza e non si può mettere più), stappa una birra e se la beve a torso nudo sul divano (sempre Ikea) del soggiorno (Ikea). Fabio Volo c’est moi.

La strada verso casa invece è un titolo italiota che -a me- riporta alla mente da una parte i Modena City Ramblers di Riportando tutto a casa, dall’altra il Lagioia pugliese della Bari anni ’80. Ma Volo (pseudonomen omen) viaggia leggero e, per quanto giovane, a casa ci torna senza portare traumi originari né salmerie ideologiche: disimpegnato, scanzonato e casalingo, scende in piazza solo per andare a comprare il pane, che al nord fa freddo sul serio e la sciarpa è più utile della Kefiah. Che non è neanche una cattiva cosa.

Qualche tempo fa Antonio Bozzo ha scritto sul Corriere che Scerbanenco è stato “il Cechov dei Navigli“. Una definizione che, per quanto riduttiva nei confronti dell’uno e dell’altro, non si può non apprezzare nella sua arguzia glocal: l’universale è il particolare, e l’umanità di Scerbanenco che si specchia nell’acqua dei Navigli è la stessa che studia Cechov fra i riflessi delle vetrine moscovite.

Se Scerbanenco è il Cechov dei Navigli, Fabio Volo è quantomeno il Gogol’ di Calcinate. Ma anche questa è una formula indubbiamente riduttiva per un autore capace di parlare al cuore di milioni di lettori: chi se ne frega del Meridiano, Volo ha già conquistato l’intero mappamondo. E, per questo, non si può che ammirare.

Fabio Volo, Le prime luci del mattino, Mondadori

17 ottobre 2011 § 11 commenti

Torna in libreria Fabio Volo. Di nuovo. Ci tocca. Questa volta però con una copertina interessante: niente post-it attaccati al frigo, niente mappamondi da scuola media, niente interni abbelliti da un’ottima fotografia. Solo del latte in un calice di vino, su sfondo rosso.

Ci sono notti protratte fino ad ore tanto piccole da passare direttamente da un rosso rubino al latte del mattino; C’è la calma dopo la tempesta, l’erotismo blando e campagnolo dei grassi saturi, il bichiere di latte caldo prima di andare a dormire servito in un calice peccaminoso.

Insomma c’è Fabio Volo: bravo ragazzo di provincia e viveur di città, un topo di campagna coi baffetti da dandy, il bambinone che chiede la buona notte e il ragazzaccio che non si ferma all’ultimo giro. Ci tocca.

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