Wu Ming, Anatra all’arancia meccanica, Einaudi editore

22 febbraio 2011 § Lascia un commento

Arriva oggi il libreria Anatra all’arancia meccanica, raccolta di racconti del collettivo Wu Ming prodotti dal 2000 a oggi: “Cura Ludovico” per l’Italia (1861-2011) e per tutti i suoi lettori. Dal testo introduttivo di Tommaso De Lorenzis:

“Con la Nona del ‘Ludovico Van’ in sottofondo, il libro va gustato freddo come la peggiore vendetta, così da esaltare i sapori di una comicità grassa, a tratti greve, sovente manesca e facinorosa. C’è molto da ridere al principio di queste storie. E tuttavia, mentre ci si avventura verso il fondo del Doppio Zero, emerge l’acido retrogusto della tragedia. Si consiglia di accompagnare il tutto con una buona bottiglia di ‘Latte Più’. Annata 1962. Cantine Burgess, ovviamente”.

Da parte nostra il progetto grafico di Riccardo Falcinelli ci piace molto. In copertina schema dell’Anatra Meccanica di Jaques de Vaucanson, 1738, elaborazione grafica del Chialab di Bologna. La sovrapposizione delle sei fasce colorate vivacizza in chiave fumettistica, regala ironia, e assolve al duplice scopo di richiamare alla mente la pluralità dell’autore e certi manifesti di regime.

Bellissimo il concept del titolo: ironico e violento al tempo stesso. E che alla fine suoni stonato è solo un peccato veniale sul quale si transige volentieri.

Marco Lodoli, Italia, Einaudi

13 novembre 2010 § 3 commenti

E infine torniamo a parlare di Einaudi, questa volta niente “bianco” ma soprattutto niente delusioni. L’ultimo libro di Marco Lodoli riporta in copertina “Cuore mio” (2004), olio su tela di Piero Pizzi Cannella semplice e delicato, esaltato nella sua consistenza dalla sovracopertina ruvida del volume.

Il risvolto recita: “La storia di una famiglia raccontata dalla cameriera Italia, cuore semplice e attento, angelo muto che raddrizza nell’ombra la vita di tutti”. Una storia bianca come un vestito estivo e povera come un olio su tela. La collana Stile Libero ci delude sempre di più, ma I Coralli ci danno ancora grandi soddisfazioni: otto.

Niccolò Ammaniti, Io e te, Einaudi

27 ottobre 2010 § 14 commenti

Dopo Lei e lui di De Carlo, proseguiamo il nostro viaggio nel mondo dei titoli sconvolgenti ed originali con un’altra attesa novità: Nicolò Ammaniti, Io e te. Una buona occasione per dare finalmente un’occhiata al nuovo look della Collana Stile Libero dell’Einaudi, recentemente ripensata graficamente da Riccardo Falcinelli.

Ma questa volta non ci siamo proprio. Dividere a metà un marchio bello e raffinato come il cartiglio rinascimentale del Giovio è, oltre che un vero peccato, una scelta che va a discapito dell’equilibrio grafico del logo che si iscrive in un ovale perfetto; inoltre, se dividerlo era proprio necessario, almeno ci si poteva sforzare di rispettare la simmetria, rispetto al suo asse, con la scritta “Einaudi” sul dorso del libro (che risulta invece troppo spostata verso il basso -anche se nell’immagine non si vede-).

Non ci convince neanche la linea rossa tra “Einaudi” e “Stile libero Big”: va bene la ripresa del colore tra questa e la parola “Big”, ma se può funzionare su sfondo bianco, negli altri casi come ci si regolerà? Forse giocare solo sul nero sarebbe stato preferibile.  Bocciata anche la ripresa in piccolo dell’illustrazione sulla quarta di copertina, che, oltre a distrarre dal “bianco Einaudi”, viene adottata più frequentemente in edizioni scolastiche o di manualistica universitaria che in collane di narrativa.

Veniamo ora all’edizione in questione. L’illustrazione in copertina è realizzata dall’autore, ma, onestamente, non riusciamo a scorgervi alcun valore aggiunto: uno scarabocchio resta uno scarabocchio, non spiega niente del libro e non è neanche tanto bello da vedere; oltretutto sbilancia del tutto l’impostazione grafica senza un valido motivo. Siamo delusi, cinque e mezzo.

Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis

13 ottobre 2010 § Lascia un commento

 

 

 

 

 

 

 

Saramago, L’anno della morte di Ricardo Reis. Copertine a confronto: Einaudi 2006 e Feltrinelli 2010.

Ecco un bell’esempio di come la ricezione e la valorizzazione grafica di uno stesso libro cambi da un editore all’altro. Entrambi hanno sentito l’assurdo della pagina di Saramago, e allo stesso modo il peso dell’elemento storico.

Da una parte ecco allora la severa impostazione einaudiana, quasi mitteleuropea: un ritratto seppia di un elegante signore in paltò e cravattino, che osserva stranito il proprio fantasma, è tutto l’apparato narrativo che ci regala il grafico. Ironia del buffo-quasi-per-caso che nasconde tuttavia una profonda conoscenza della tradizione europea della passeggiata borghese, della fenomenologia del baffo da Hitler a Groucho Marx, così come del vestito animato di bulgakoviana memoria. Uno straordinario pastiche euro-letterario capace di strappare un sorriso quasi inconscio, come fatto di carta.

Diversa l’ironia pastello dell’editore Feltrinelli: si punta alla sorpresa, all’assurdo, niente giochetti letterari, niente ammiccamenti. Un aereo dei primi del novecento -simile ad uno dei cartoni animati- scrive nel cielo “36” -l’anno della morte del protagonista- a suon di bombe. Quasi un rebus, reso possibile dal grande successo del titolo (pubblicato in Italia dall’ ‘85) ormai familiare ai suoi lettori.

Sottile e raffinata l’edizione Einaudi, giocosa e divertente quella Feltrinelli: otto a pari merito.

I demoni americani di Bret Easton Ellis

8 ottobre 2010 § 7 commenti

 

 

 

 

 

 

 

Siamo Italiani, e si vede. Sebbene la copertina Einaudi dell’ultimo libro di Bret Easton Ellis personalmente non mi faccia impazzire, è interessante vedere come cambiando appena qualche dettaglio siano riusciti a tradurre e fare propria la cover originale.

La stessa essenziale tricromia (rosso, bianco e nero) gioca con molta più eleganza affogata nel “Bianco Einaudi”, e la stessa sagoma guadagna in astrazione ed essenzialità separata dall’originale sfondo sfocato. L’edizione italiana elimina anche l’orrenda titolazione oculare-simil-robotica statunitense: tanta fatica a delineare un demone per poi trasformarlo in uno sciocco ammasso di latta tritacarne… Bah!

Sempre di classe invece la discreta titolazione bicromatica einaudiana che inverte l’originale rapporto di forza autore-titolo caricando maggiormente il secondo (ma senza la pacchianeria dei caratteri cubici dell’edizione americana). Ai grafici einaudiani tutta la nostra stima, per l’abilità dimostrata nel trasformare la sfocata figurina di un sulfureo robot-killer nella leggiadra illustrazione di un satiro di genere saltato fuori da un affresco del ‘500 (con giusto una punta di machiavellica, italica astuzia).

Ci si domanda ,tuttavia, se tanta abilità non sarebbe stata meglio impiegata in un ripensamento generale del progetto di copertina. Sette e mezzo per l’impegno.

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