Magazine cover design. Riviste per Ipad

26 gennaio 2011 § 1 Commento

Come dicevamo qualche tempo fa in questo post, le possibilità che il digitale ha aperto al design tipografico sono straordinarie: la progettazione di contenuti dinamici, adattabili all’utente, al contesto e al luogo di utilizzo non è più un miraggio, e anche per le copertine si aprono prospettive rivoluzionarie

che al momento, purtroppo, restano delle prospettive molto, molto lontane. La copertina di Vogue uomo, nella versione giapponese per Ipad, ne è un esempio lampante. L’effetto è lo stesso di certa raffinata produzione artigianale usa a raffigurare icone religiose dinamiche, la cui effige muta a seconda della prospettiva assunta dall’osservatore (per intenderci: i Cristi psichedelici che si trovano sulle bancarelle). Nel caso specifico si sfiora il grottesco.

Decisamente poco riusciti anche i tentativi di Wired da cui ci si sarebbe potuto aspettare qualcosa di meglio. Inverosimilmente comica, invece, la copertina di Mariclaire: nella migliore delle ipotesi Emma Watson sembra prossima ad una crisi epilettica, nella peggiore sembra stia seduta su qualcosa di molto, molto scomodo. Si salvano invece le copertine di Project, magazine pensato e progettato esclusivamente per Ipad: se non rivoluzionarie, portano almeno qualche buona idea. Ma come si vede la sfida è ancora molto aperta.

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Copertine 2.0. Gli ebook di 40K

18 gennaio 2011 § 5 commenti

Nei post precedenti abbiamo dato un’occhiata ad alcune criticità introdotte dall’ebook nella progettazione editoriale, e abbiamo proposto qualche idea. Proviamo adesso a vedere le soluzioni adottate da uno dei primi editori esclusivamente digitali in merito alle copertine dei propri ebook.

Come ricorda Antonio Armano sul il Giornale:

Il racconto è un po’ il disco a 45 giri della letteratura e così come i singoli brani musicali, scomparsi nell’era post-vinile del cd, sono resuscitati grazie agli mp3 e iTunes, l’ebook sta facendo nascere un mercato per la forma breve.

40K rispolvera così, dopo anni di ostracismo editoriale, il testo breve, sia questo articolo, pamphlet o novella, (in file di 40kb, circa 55.000 battute per una ventina di pagine). Questo perchè secondo Marco Ghezzi:

Il testo breve va forte in ebook perché la gente ha sempre meno tempo e i racconti su ebook sono perfetti per leggersi negli interstizi di tempo, durante un’attesa, un viaggio…

Un tentativo quindi di intercettare un pubblico la cui domanda sarebbe rimasta, fino ad oggi, sostanzialmente insoddisfatta. Da segnalare un catalogo dall’aspetto invitante declinato nelle dimensioni della short story d’autore e del saggio breve (in massima parte legato alle tematiche dell’innovazione tecnologica): familiari soprattutto i nomi di Zaccuri e Bruce Sterling, nell’un campo e nell’altro garanti di qualità. Bella idea la traduzione del catologo in inglese, portoghese, spagnolo e francese.

Il progetto grafico purtroppo non ci convince allo stesso modo. Forti contrasti; colori acidi, dissonanti, impiegati spesso binariamente come elementi portanti della copertina; illustrazioni essenziali e poco raffinate; elementi squadratai e urtanti a spasso per la pagina. Insomma, le copertine sono davvero brutte. Senza contare che l’unico accenno di sperimentazione che viene tentato si riduce all’evasione dal riquadro della pagina di parte del lettering e delle illustrazioni.

Tuttavia la riuscita di un progetto grafico non si può giudicare senza tenere a mente il pubblico a cui è rivolto, e in questo bisogna dare atto del coraggio di 40K. Gli acquirenti di ebook, o meglio, il loro pubblico potenziale, sono ancora sostanzialmente sconosciuti: oltre ad una certa familiarità col computer e a un interesse spiccato per le tematiche del web e delle tecnologie, poco si sa sui loro gusti, preferenze, esigenze. Come se ciò non bastasse l’editore ha cercato di aprire il proprio catalogo ad utenti brasiliani, italiani, francofoni, anglofoni e ispanici e non si possono ignorare le difficoltà insite in un progetto grafico diretto a un pubblico tanto vasto.

L’uso di font squadrati si avvicina allo stereotipo di linguaggio tecnologico che ci è stato veicolato per decenni dal cinema e dalla letteratura di fantascienza, ed è probabile che non riesca del tutto sgradito a fruitori del genere e ad appassionati di computer.

I colori acidi e dissonanti si rendono invece biologicamente necessari per colpire l’attenzione di un lettore fugace al di là di qualunque gusto estetico personale o legato alla nazionalità. Per lo stesso motivo non vale la pena di avventurarsi in illustrazioni elaborate o ammiccanti dato che non esiste altro background culturale comune su cui far leva se non quello popolato dallo spoglio immaginario della tecnologia.

Il risultato finale è un progetto dalla grafica meccanicamente efficace per quanto (e proprio in quanto) oggettivamente sgradevole. Siamo sicuri che il tempo saprà insegnare: cinque e mezzo.

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Ebook. Qualche idea per una copertina 2.0

17 gennaio 2011 § 2 commenti

Nel post precedente abbiamo visto alcune cricità introdotte dagli ebook nella progettazione grafica di una copertina. Proviamo adesso a lanciare qualche idea per la progettazione di una copertina 2.0

L’enorme disponibilità di titoli sugli store online non fa che riproporre, radicalizzandolo, il già drastico problema di visibilità che affligge i titoli sugli scaffali tradizionali. Uno dei presupposti fondamentali della moltiplicazione dell’offerta online, è proprio il fatto che i titoli disponibili, svincolati dai limiti della fisica, non devono necessariamente occupare uno spazio espositivo, non devono cioè soffrire la claustrofobia dei 17 pollici del nostro monitor come invece accade sugli scaffali in legno ed alluminio di una libreria tradizionale.

Ciò implica da una parte una drastica diminuzione della visibilità, ossigeno di cui potranno godere solo pochissimi titoli; dall’altra la necessità, quindi, di ampliare artificiosamente lo spazio espositivo riorganizzandolo in tempo reale in funzione dei gusti dell’utente in modo che possa trovare nel suo percorso di acquisto titoli in grado di soddisfare le sue esigenze. Ad ogni modo tanto nell’uno, quanto nell’altro caso, la visibilità si riduce enormemente. Viene dunque meno l’importanza della copertina?

Al contrario! Per quanto minore, e legata a tempi di esposizione estremamente brevi (tra una pagina visitata dall’utente e l’altra passano spesso pochi secondi), si tratta pur sempre di visibilità mirata, offerta cioè a un pubblico che coltiva un interesse specifico per un dato genere o un certo tipo di edizioni; un pubblico, quindi, di cui si conoscono i gusti e il background culturale, gli acquisti e i desideri.

Su queste basi la progettazione di una copertina efficace diventa ancora più decisiva: non importa più rendersi riconoscibili su uno scaffale di saggistica, non più combattere con testi di genere affatto diverso, nessun aiuto dai possibili vicini compagni di collana. Qui si tratta di testa a testa fra titoli portatori dello stesso immaginario, delle stesse storie, delle stesse emozioni: se il mio libro di vampiri viene collocato a fianco a un cavaliere nero e a una saga di alieni, non sarà difficile che venga individuato; ma quanto più complesso diventerebbe emergere se venisse accostato ad altri 5 titoli sui succhiasangue?

Il tasto su cui molti continuano a battere è quello di certa video-multimedialità: copertine come trailer, video spot, un po’ come i giornali di Harry Potter per intenderci. Tuttavia è uno scenario che non finisce di convincerci: ci risulta difficile immaginare una homepage dove contemporaneamente 20 o 30 copertine si animino e comincino a muoversi (grottescamente senza audio naturalmente! Ve l’immaginate cosa succederebbe altrimenti?!).

Progettare un libro liberi dai limiti imposti dalla fisica, può portare a risultati esaltanti! Il libro potrebbe estendersi nello spazio indefinitamente e in tutte le direzioni; sarebbe in grado di rimettere in gioco la coerenza delle proprie pagine che potrebbero assumere formati ogni volta differenti; potrebbe avere appendici di ogni genere e dimensione come bandelle, linguette e fascette interattive. Si potrebbe persino lasciare la progettazione grafica all’utente stesso che potrebbe interagire con gli elementi del prospetto disponendoli come più gli aggrada. O ancora questi potrebbero reagire alle sollecitazioni esterne come variazioni di inclinazione nello spazio (elemento che col crescente impiego della telefonia mobile e dei tablet come devices di lettura va sempre più tenuto in considerazione), variazioni di calore, o rispondere differentemente secondo lo stimolo tattile ricevuto (non più solo premere pulsanti o sfogliare pagine, ma anche -perché no?!- soffiarle via!). Insomma si spalancano le possibilità di un’interazione contestualizzata e personalizzabile, un rapporto dialogico dove la passività del supporto sarebbe solo un accessorio e non più un vincolo.

Come ripensare l’identità di collana? Venendo meno gli spazi canonici della personalità libraria (dorso, quarta ecc…), l’identità della collana va ristrutturata secondo altri criteri. Le soluzioni più conservative rimettono in primo piano il problema grafico naturalmente: prima di copertina e paratesto interno, vedono rafforzate le proprie prerogative. Ma nulla vieta l’impiego di soluzioni radicali come la moltiplicazione dei dorsi, o quarte di copertina multiple squadernabili a ventaglio, o ancora l’impiego di formati triangolari per la copertina e tradizionali per le pagine interne.

Come ripensare le singole edizioni di un medesimo testo? La vita di un libro nell’ultimo cinquantennio ha percorso tappe ben precise: a meno di numerate eccezioni, il testo nasce come prestigioso cartonato, passa nelle edizioni dei club del libro, viene ripubblicato in tascabile e infine in supertascabile con prezzi e qualità sempre più bassi via via che il suo ciclo vitale si avvia al termine. Inutile dire che con l’avvento del digitale e la scomparsa dei materiali un processo di questo genere perde di significato.

Più interessante potrebbero essere mettere in commercio contemporaneamente edizioni diverse del medesimo manoscritto: una basic col solo testo, e una deluxe con materiali aggiuntivi, link esterni, commento dell’autore, colonne sonore, video-storia della stesura del testo, geolocalizzazione dei luoghi della storia, trailer del film che verrà tratto dal libro, prequel, sequel ecc…

Un’altra opzione potrebbe essere costituita da edizioni successive, arricchite con i materiali suddetti, che ai possessori della prima verrebbero offerte ad un prezzo specialissimo sotto forma di aggiornamenti del file precedente. O ancora potrebbero essere offerte preziose edizioni in numero limitato riprogettate da grandi architetti della pagina.

Insomma come si è visto le possibilità non mancano. Agli architetti della pagina il compito di immaginarne il futuro; ai lettori il diritto di abitare le nuove stanze della lettura con leggerezza e la fantasia che saranno capaci di mettere in campo.

In questo post un caso concreto: gli ebook dell’editore 40K.

Ebook. Quale futuro per le copertine?

16 gennaio 2011 § Lascia un commento

Che fine faranno le copertine con l’avvento dell’ebook? E’ una domanda che qualche tempo fa si è fatto Carlo Annese sul suo blog la cui risposta, tuttavia, ci convince solo in parte. Due i tasti su cui si batte: quello della multimedialità (si pensa a mini-spot, video, animazioni…) e quello della personalizzazione.

Facciamo un passo indietro. La smaterializzazione del supporto costringe a rivedere la progettazione grafica del libro perché vengono meno due elementi fondamentali: la dimensione meccanica dell’oggetto (il movimento, l’articolazione, lo sviluppo dell’oggetto nello spazio, il gioco delle cerniere, il piacere di innescare e seguire il meccanismo…), e il potenziale dei materiali che, lasciando da parte feticci come “l’odore del libro” o “l’emozione della carta”, è indubbio che giochino un ruolo sensibile nella presentazione di un volume (il peso, le dimensioni, il rapporto tra questi elementi, il tipo di carta, il formato ecc…).

Punto primo: la liberazione dalla fisica potrebbe permettere di progettare -ad esempio- bandelle più ampie del libro stesso, o pagine tridimensionali senza il limite (affascinante e a volte esaltante, come nel caso dei libri d’artista) della fisicità. A livello puramente concettuale quindi s’intravedono grandi potenzialità.

Punto secondo: la fine della materialità è una questione di rilevanza assoluta poiché incide tanto sul’’estetica del testo, quanto sulla collocazione della sua identità all’interno della produzione di un editore, in una collana ecc.. Non sarà più possibile optare per una carta opaca o lucida, per cartoncino o brossura. Quali saranno quindi le differenze tra Hardcover, brossurati e superpocket? Come cambia l’identità di collana? Ha ancora senso parlare di 3 (o più) riedizioni differenti di uno stesso libro via via più economiche, diverse per materiali e prezzo?

Il problema non è risolvibile con del semplice rendering grafico; si tratta piuttosto di ripensare processi editoriali consolidati da decenni in una direzione nuova ma altrettanto duratura. Sempre dal blog di Annese, ecco un’intervista sul tema con Stefano Salis.

In questo post: qualche idea per la progettazione di una copertina 2.0.

Gli ebook secondo Altan

1 ottobre 2010 § Lascia un commento

Da: l’Espresso

Parlare di cultura e dei suoi luoghi comuni

30 settembre 2010 § Lascia un commento

Un luogo comune è un’opinione (non necessariamente “vera”) o un concetto la cui diffusione, ricorrenza o familiarità ne determinano l’ovvietà o l’immediata riconoscibilità. In letteratura è detto tòpos ed indica il ricorrere di un tema in un autore o in un genere letterario o artistico. Il termine deriva dalla locuzione latina locus communis, la piazza (il forum), dove le persone si incontravano e conversavano. (Wikipedia)

Io ai luoghi comuni ci credo. Fermamente aggiungerei. Specie a quelli diffusi, ricorrenti e familiari. O meglio: non è che credo a quello che dicono. Credo nella loro forza. E’ un  pò come dire che credo nella locomotiva ma non nel treno… Una locomotiva ovvia, immediata, riconoscibile: ecco qualche vagone.

E’ il caso letterario dell’anno.

Il romanzo è morto.

La cultura occidentale è in declino.

Ormai è importante sapere il cinese.

L’individuo è finalmente libero.

L’individuo è definitivamente prigioniero.

L’individuo è prigioniero proprio perché è libero.

La tradizione.

La lotta alla tradizione.

I padri.

I figli.

Siamo in un passaggio epocale.

Non ci si rende mai conto che si è in un passaggio epocale finché questo non è avvenuto.

I mezzi di comunicazione di massa hanno cambiato tutto.

La televisione è una cattiva maestra.

La fine della modernità.

La crisi della realtà.

L’ Iperrealismo.

E’ un libro che racconta la grande epica nazionale.

E’ un libro che racconta la piccola epopea familiare.

E’ un libro che racconta l’epica dell’individuo.

E’ un libro che racconta l’antiepica dell’individuo.

E’ uno scrittore ombelicale.

I premi letterari sono vinti dai soliti 5 grandi editori.

La cinquina dello Strega.

Il finalista del premio Strega.

Leggere Proust e Guerra e pace.

Leggere Proust e Guerra e pace su e-book.

Si dice leggere Proust e Guerra e pace.

Non si dice leggere la Recherche e Tolstoj.

Proust e Guerra e pace non li legge  più nessuno.

L’e-book è il futuro del libro.

L’e-book non ha futuro.

Il Web 2.0.

Dove sono?

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