“Dentro di lei”*

21 marzo 2011 § 8 commenti

Era scuro fuori. I lampioni della via fluttuavano nella risacca di nebbia dei tram. Milano gorgogliava affogando in sè stessa. Chiusi la finestra e la guardai. Era lì, sul letto, bellissima nuda senza coperta. Mi guardava. Ci guardammo.

Era tanto che aspettavo questo momento. Avevo atteso per settimane, avevo temuto, avevo sperato, avevo pregato. Ma alla fine era arrivata e ora era lì, sul mio letto, e aspettava solo che io facessi la prima mossa. Scivolai nel letto sentendo i battiti del mio cuore accelerare.

Mi avevano detto che era straordinaria, che dovevo provarla, che nessuno sapeva fare quel lavoro meglio di lei. Sarebbe stata un’esperienza indimenticabile. Dicevano che era tence, che era capace di insistere finche non otteneva quello che voleva, dicevano che non sarebbe stata una passeggiata.

Cominciai ad accarezzarla delicatamente. Le dita correvano lungo il suo dorso, ne apprezzavo la robustezza, la nervosità, l’elasticità: la sentivo fra le mie mani, il suo profumo mi inebriava. Era ritrosa, mi sfuggiva. Ma non era timidezza, sapeva bene quello che faceva: per anni centinaia di mani avevano cercato di farsi strada dentro di lei, ma non era mai stata un’impresa facile.

Qualcuno aveva rinunciato, molti avrebbero riportato tagli e ferite, pochi sarebbero riusciti ad arrivare fino in fondo e a farla propria. La colsi di sorpresa: con un colpo secco le sue difese cedettero di fronte alla mia lama come un gheriglio di noce. Affondai senza pietà. Poi riemersi, ma sapevo che ci sarebbe voluta tutta la notte per farla veramente mia.

Tornai alla carica. Con una mano la immobilizzavo mentre la mia lama continuava a passare e ripassare dentro il suo corpo. Sudato, di tanto in tanto cambiavo posizione: dal basso, di lato, dall’alto… potevo sentirla abbandonarsi sotto le mie mani, le sue resisitenze diminuire, il suo corpo aprirsi.

Quando quella lunga notte ebbe fine ero esausto. Lei giaceva accanto a me, completamente abbandonata, finalmente mia. L’edizione critica dei testi volgari, di Franca Brambilla Ageno, Edizioni Antenore, 1984, 2° edizione, pagine intonse. Sfinito, prostrato, mi abbattei sulle lenzuola mentre la nebbia della notte si scioglieva in un’alba di latte. Il tagliacarte mi scivolò dimano; sognai di parlare con Adolf Tobler e Adolfo Mussafia.

*Questo post è a tutti gli effetti un test. Visto il tono delle keywords che di tanto in tanto  conducono la gente al nostro blog, abbiamo deciso, per farci due risate, di fare un esperimento di Search Engine Optimization scrivendo un porno-post a tema librario. Ci spiace per gli onanisti che speravano in più felice conclusione. A tutti gli altri consigliamo vivamente i libri dell’editrice Antenore: testo arioso, ampi margini, pagine spesse. Da aprire col tagliacarte, s’intende 😉

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Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca, Mondadori 1975

6 febbraio 2011 § 22 commenti

Il 6 febbraio del 1975, dopo oltre 15 anni di fatiche, l’Orca iniziava finalmente il suo lungo viaggio.

Fu un lancio di proporzioni straordinarie (e assolutamente folle per un’opera prima):  leggenda narra di una prima tiratura da 50mila copie, affissioni, recensioni su tutti i maggiori quotidiani, i periodici e le riviste accademiche.

Ma tanto clamore si risolse in un rapido naufragio: metà della critica gridò al capolavoro, l’altra metà al disastro; 80.000 copie vendute in un batter d’occhio pochissime delle quali vennero lette, poi il silenzio. L’accademia decise di prendersi del tempo e di lasciar passare la foga pubblicistica dei dibattiti. Troppo tempo.

Fatta eccezione per l’amore e l’attenzione costante di pochi studiosi, pochissimi si cimentarono negli anni nella lettura e nello studio dell’opera e oggi ai pochi, folli, innamorati lettori di D’Arrigo non resta neanche il conforto d’una ristampa. Siamo parte dei folli e degli innamorati anche noi, e oggi vogliamo ricordare le copertine di questo capolavoro.

1975: Prima edizione Mondadori, 1256 pagine, copertina rigida blu mare rivestita da una sovracoperta dalla carta deliziosamente fragile; affascinante nella sua semplicità: cornice blu che corre lungo tutto il bordo; sfondo, dorso e quarta di copertina bianco panna (col tempo bianco sporco, ma fa lo stesso la sua figura); titolo e autore, dal lettering essenziale ed elegante, bastano a presentare il testo.

 

1975: Una vera chicca. A testimoniare il successo clamoroso dell’apparizione dell’Orca: Renzo Cortina, Horca Myseria, Milano, Editrice Cavour. Inutile spendere parole sulla sfacciata quanto spiritosa trovata del libraio Cortina: impossibile non sorridere; eppure siamo certi che D’Arrigo non dovette prenderla bene…

Affascinanti legami di parentela. A sinistra Melville, Moby Dick, Arion Press 1979; progetto grafico di Andrew Hoyem, illustrazione di Barry Moser. A destra Horcynus Orca nell’edizione Oscar Mondadori 1982; 1096 pagine, due volumi. Font identici, stessa alternanza di tondo e corsivo, stesso concept, illustrazione nella medesima posizione.

Uniche differenze: nell’edizione Mondadori il nome dell’autore appare in corsivo e in rilievo sopra l’illustrazione. Bellissimo il font -il ductus della “A” maiuscola è quasi emozionante-. Identiche, eppure l’edizione Mondadori (la cui filiazione dal progetto di Hoyem è più che evidente) appare più equilibrata ed armonica nella dimensione progressiva dei caratteri e nell’uso del tondo.

1994: Seconda apparizione dell’Orca negli oscar Mondadori, ancora 1096 pagine, due volumi, stessa illustrazione per quanto inspiegabilmente impoverita del chiaroscuro; compare la cornicetta rossa dei Classici.

2003: L’Orca approda alla Rizzoli in elegantissima quanto solida edizione, in occasione della ripubblicazione dell’opera completa da parte dell’editore (progetto grafico di Enzo Aimini). Riappare la sovracoperta, volume nuovamente unico (sempre 1096 pagine però), titolazione racchiusa in riquadro bianco da una doppia cornice sullo sfondo color cartone della pagina; in copertina un’elaborazione grafica da Mirò.

Nel prossimo post: I fatti della Fera, Cima delle Nobildonne, Codice Siciliano e Il licantropo.

N.B. Manca all’appello un’edizione mondolibri 2003 (forse 2001) di cui, purtroppo, non siamo riusciti a procurarci alcun’immagine. Si ringraziano per la gentilezza e l’insostituibile aiuto iconografico gli Anobiiani Serenus, Arwen, Simona e Attilio Coco.

Magazine cover design. Kill surf city

25 gennaio 2011 § Lascia un commento

Palermo è una città difficile. Ma Palermo è anche una spiaggia a Brighton, è nebbia e cemento di Milano, è un set fotografico sugli Champs Elysées, e c’è qualcuno che ha voglia di raccontarlo. Nasce così, dalla volontà di dare voce ad una Palermo diversa, Kill surf city,  free press bimestrale di musica arte ed hype.

Ingredienti? Tanta voglia di fare e redazione ridotta all’osso: Wally Void (Carlo), Carlo -Miles- Prestia (direttore editoriale), Manfredi Pumo e Simonsi Miticonsi (grafica), Giorgia Li Greci (coordinamento editoriale), Francesco Paolo Catalano (fotografie) e Federico Lupo (redattore). Spirito da fanzine per un progetto figlio della subculture palermitana.

Un unico foglio tipografico, stampato fronte retro, formato quadrato  in 24°, non tagliato (il che significa che per essere letto va squadernato in tutto il suo mezzo metro quadro di ampiezza). Grafica estremamente curata: sullo sfondo delle belle foto di Paolo Catalano, la lettura procede per riquadri, in maniera antisequenziale; bellissimi per concept, colori, ed equilibrio compositivo gli indici dei primi due numeri. Unica nota: forse il riquadro con la data ci piacerebbe un po’ più arrotondato.

Cinquemila copie la tiratura del numero zero. La notte di Palermo (surf city?!) ha ora ha la sua voce: auguriamo lunga vita e tanto hype.

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Let’s press Blues

8 gennaio 2011 § Lascia un commento

visto su I love typography.

Blog on Books: il meglio del 2010

29 dicembre 2010 § 7 commenti

Libri, libri, libri. Eccovi una breve lista delle voci del web che in questo 2010 abbiamo consultato con più interesse ma di cui -per ragione di spazio od opportunità- non abbiamo mai avuto occasione di parlare:

Cominciamo parlando di editoria:

…you’ll love publishing: divertente, vario e interessante, sicuramente fra i nostri preferiti;

fogli sparsi: tumblr di recente scoperta, molto elegante, racconta -spesso citando con classe- di “roba da editor”;

federico novaro libri: blogger di razza attento tanto al contenuto quanto agli aspetti grafici dela produzione editoriale, imperdibile;

legge sul prezzo dei libri: i famigerati mulini a vento lottanto contro Don Chisciotte;

la vera editoria: editor un po’ arrabbiato ma sempre interessante quanto a retroscena.

 

Per l’ambito grafico si consigliano:

I love tipography: tutto su caratteri, tipografia e affini;

book covers anonymus: copertine e grafica editoriale molto britannica (e un po’ ameriKana);

the casual optimist: idem con patate;

books by its cover: ri-idem con patate;

>notes: qui ci spostiamo verso il design;

this isn’t happyness: un po’ deprimente, ma una vera chicca.

 

Su libri letteratura e affini segnaliamo:

cose da libri: blog abbastanza vario ma sempre interessante;

revolutionine: imperdibile per gli amanti di David Foster Wallace e delle ibridazioni fra matematica e letteratura;

l’apprendista libraio: le esilaranti avventure di un libraio alle prime armi;

dei libri passati presenti e futuri: ma più che altro futuri, le opinioni e le sintesi dell’ottimo Mediadigger;

il corriere della letteratura: recensioni, pensieri e opinioni sul mondo del libro;

la fumettista curiosa: fumetti, graphic novel, illustrazione e simili;

l’eugenio: elzeviri letterari;

mondobalordo: le ottime recensioni di _Abo;

libri su libri: di libri, storie, web ed editoria.

 

Sperando di non aver dimenticato nessuno… auguriamo a tutti un felice anno nuovo!

 

 

 

Orwell, Ammaniti, Hesse, Kerouac. Un progetto speciale degli Oscar Mondadori

25 novembre 2010 § 5 commenti

Alla Mondadori hanno un progetto editoriale molto chiaro: fare bei libri che si vendano. Specifichiamo: ci sono cose che non fanno; non cercano di costruire una cultura di riflessione, non fanno ricerca, non fanno teoria. E poi ci sono cose che fanno: fanno cultura quotidiana, fanno immaginario, fanno libri che si leggono e si vendono.

Mondadori ha per tradizione un’anima popolare non degenere, tutt’al più di-genere, che permea tutta la sua offerta narrativa. Ed è proprio in quest’ottica che possiamo inquadrare la nuova veste grafica di sei testi, diversissimi tra di loro ma in qualche modo accomunati dal loro essere “oscar” ovvero popolarmente e criticamente riconosciuti come importanti, recentemente ripubblicati dalla casa editrice.

Alcuni titoli come Narciso e Boccadoro, Sulla strada, 1984 e Fahrenheit 451, provengono dai Classici moderni; Ammaniti ha circolato alternativamente un po’ per tutte le varie incarnazioni degli Oscar mentre Calvino arriva dritto dritto dalla collana a lui dedicata. Sei grandi titoli che hanno fatto la storia della casa editrice di oggi e di ieri, tutti molto amati anche dalla scuola (Ammaniti compreso, new entry del canone), best sellers ad ogni nuova incarnazione editoriale. Riuniti nella collana “Oscar progetti speciali”continuano a raccontare le loro storie in una veste grafica nuova, rivisitata da Giacomo Gallo (art director) e Andrea Geremia (progetti grafici).

Di altissimo livello il risultato complessivo allo stesso tempo raffinato e popolare, libero nell’interpretazione dei singoli testi ma unitario nel corredo grafico del dorso e della quarta. È proprio sul dorso che vale la pena di spendere qualche parola: il nome dell’autore (in maiuscolo) e il titolo (integralmente minuscolo), sono disposti fra loro parallelamente, poggiando sul margine verticale del dorso più o meno all’altezza di metà pagina; perpendicolare rispetto alla titolazione, una breve figura stilizzata richiama il tema di cui parla il libro (un occhio per 1984, una fiamma per Bradbury ecc…). La soluzione aiuta a rafforzare i rapporti che intercorrono tra i singoli testi  e l’impressione che se ne ricava è di cura ed eleganza. Eccellente anche la scelta iconografica per i singoli testi che rispetta la familiarità che si presuppone il lettore già abbia con i titoli non rinunciando però a raccontarli a modo proprio. Due parole per libro:

Calvino: bella interpretazione del barone fra i rami. Scelta dei colori perfetta. Oggettivamente-astutamente trita, ne abbiamo abbastanza di Paolo Giordano e dei suoi Numeri primi. Sette meno.

Ammaniti: nostalgia d’antan, bimbi che corrono tenendosi per mano: un cliché assoluto ma indiscutibilmente gradevole. Sette.

Hesse: bellissimo il colore dello sfondo, l’ombra di Narciso è un gioco che funziona. Otto meno.

Kerouac: lettura pop della beat generation (Hopper aleggia insidioso). Impreziosita dall’ombreggiatura nella titolazione (e ce ne vuole di abilità per impreziosire qualcosa con un’ombreggiatura!). Otto più.

Orwell: mette assieme estetica da videogiochi sparatutto e grafica militarizzata da regime. Ottima scelta di colori. Otto.

Bradbury: copertina da best seller, qui il salto non riesce, ma è bello il gioco fra linee orizzontali e il corpo del numero. Sei.

Un ottimo progetto grafico in equilibrio tra innovazione e tradizione, popolare ma di alta qualità. Nove.

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Parlare di cultura e dei suoi luoghi comuni

30 settembre 2010 § Lascia un commento

Un luogo comune è un’opinione (non necessariamente “vera”) o un concetto la cui diffusione, ricorrenza o familiarità ne determinano l’ovvietà o l’immediata riconoscibilità. In letteratura è detto tòpos ed indica il ricorrere di un tema in un autore o in un genere letterario o artistico. Il termine deriva dalla locuzione latina locus communis, la piazza (il forum), dove le persone si incontravano e conversavano. (Wikipedia)

Io ai luoghi comuni ci credo. Fermamente aggiungerei. Specie a quelli diffusi, ricorrenti e familiari. O meglio: non è che credo a quello che dicono. Credo nella loro forza. E’ un  pò come dire che credo nella locomotiva ma non nel treno… Una locomotiva ovvia, immediata, riconoscibile: ecco qualche vagone.

E’ il caso letterario dell’anno.

Il romanzo è morto.

La cultura occidentale è in declino.

Ormai è importante sapere il cinese.

L’individuo è finalmente libero.

L’individuo è definitivamente prigioniero.

L’individuo è prigioniero proprio perché è libero.

La tradizione.

La lotta alla tradizione.

I padri.

I figli.

Siamo in un passaggio epocale.

Non ci si rende mai conto che si è in un passaggio epocale finché questo non è avvenuto.

I mezzi di comunicazione di massa hanno cambiato tutto.

La televisione è una cattiva maestra.

La fine della modernità.

La crisi della realtà.

L’ Iperrealismo.

E’ un libro che racconta la grande epica nazionale.

E’ un libro che racconta la piccola epopea familiare.

E’ un libro che racconta l’epica dell’individuo.

E’ un libro che racconta l’antiepica dell’individuo.

E’ uno scrittore ombelicale.

I premi letterari sono vinti dai soliti 5 grandi editori.

La cinquina dello Strega.

Il finalista del premio Strega.

Leggere Proust e Guerra e pace.

Leggere Proust e Guerra e pace su e-book.

Si dice leggere Proust e Guerra e pace.

Non si dice leggere la Recherche e Tolstoj.

Proust e Guerra e pace non li legge  più nessuno.

L’e-book è il futuro del libro.

L’e-book non ha futuro.

Il Web 2.0.

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