Voland, la nuova collana di tascabili

23 maggio 2011 § 4 commenti

Quando un editore decide di varare una nuova collana di tascabili c’è sempre da essere felici: vuol dire che i suoi libri hanno avuto un buon successo. Ancora più felici quando si tratta di piccoli editori che, con fiuto e cura, continuano a proporre ai propri lettori il nuovo e il bello. E’ il caso delle edizioni Voland.

La nuova collana, varata nel sedicesimo anno di attività della casa editrice, ripropone in formato ultratascabile (11 x 18,5) e supereconomico ( 7 euro), quattro testi che hanno fatto la storia e la fortuna della casa editrice: Cosmetica del nemico e Diario di Rondine della Nothomb, Lisboa di Pessoa e Lezione di calligrafia di Shishkin.

Libretti piccoli e comodi (cartoncino molto morbido a fronte di una brossura resistente che asseconda i gesti del lettore), leggibili perchè impressi in caratteri non piccoli fra buoni margini. Il bollino giallo sulla destra toglie ogni dubbio sulla supereconomicità dei volumetti ; non bellissimo in verità, sarebbe forse stata più gradevole una soluzione diversa per ciascun titolo, che magari giocasse sui colori di copertina.

Colori che tornano a riproporre la tradizionale grafica Voland per sezioni di pagina, qui ad andamento verticale a sottolineare la leggerezza del tascabile. I pittogrammi, essenziali ma di garbo, sono dell’illustratore Pedro Scassa e vengono ripresi anche sul post-frontespizio e sull’ultima pagina del volumetto.

Per finire una silenziosa citazione dagli Oscar Mondadori (oltre che nel formato -quasi identico-) sul frontespizio che riproduce perfettamente quello della storica collana (nello slideshow due esempi a confronto) dando lo stesso, meritorio rilievo al nome del traduttore.

Un progetto onesto, senza fuochi d’artificio. Supereconomico, semplice, bello: disintossicante.

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Tommaso Pincio, Lo spazio sfinito, minimum fax

14 marzo 2011 § 6 commenti

Già da qualche tempo gli editori italiani hanno riscoperto il fascino dell’illustrazione di copertina realizzando spesso matrimoni fortunati e duraturi come quello di Gipi con Verdenero, o quello di Alessandro Gottardo con minimum fax per la collana Nichel.

Lo spazio sfinito (sempre della collana Nichel)  introduce una piccola variazione sul tema impiegando una tela dell’autore . Tommaso Pincio infatti è anche un pittore: dopo l’esordio da fumettista, ha diretto per dieci anni una galleria d’arte internazionale e vissuto tra la fine degli ’80 e l’inizio dei ’90 a New York come assistente di un pittore.

In copertina Marylin nello spazio: semplice, lucido, straniante. Sulla seconda bandella: Autoritratto dell’autore col medesimo sfondo. A Più libri più liberi erano disponibili inoltre alcune copie con disegno (fotocopiato, ritagliato e ritoccato a matita) e autografo dell’autore sull’antifrontespizio. Ecco un caso in cui la collaborazione dell’autore al progetto grafico dà i suoi frutti (diversamente da questo di Ammaniti).

Il fermo immagine Zandonai

25 febbraio 2011 § 2 commenti

Li abbiamo scoperti da poco, ma la grafica  dei libri dell’editore Zandonai ci ha subito conquistato. Incuriositi abbiamo voluto domandare come avviene la scelta di una copertina in casa editrice e quali criteri vengono seguiti e la risposta che ci è stata data non lascia spazio a dubbi: “Ogni copertina è una vera e propria guerra”.

Ci raccontano che la ricerca iconografica è per loro una parte fondamentale del progetto libro, e a questa consacrano giorni e giorni di lavoro per ogni titolo; e i risultati si vedono.

Il fermo immagine è assunto a cifra estetica dominante. L’azione sospesa o la stasi sono i poli entro i quali si tendono i meridiani della ricerca estetica Zandonai: il lettore non viene mai chiamato in causa in prima persona, ma è sempre coinvolto nella produzione di senso in maniera sufficiente e necessaria nel ruolo di spettatore. Nessuno sguardo ammiccante, niente che si offra facilmente al tatto dell’intelletto, il lettore non è personaggio per la grafica dell’editore quanto piuttosto mente attuante in grado di sbloccare il processo narrativo.

Silenzio e gradazioni del medesimo colore disegnano i soggetti titolo dopo titolo, come parole di un unico discorso che trova nel catalogo la sua forma in divenire. Piacevolmente Colpiti.

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Kafka di Peter Mendelsund, Schocken. Terza seduta

16 febbraio 2011 § 4 commenti

Terza seduta “psicografica” per Who’s the reader: libere associazioni grafiche a puntate. Partendo dalla tricromia del ‘900 pop del Supplente siamo arrivati alla policromia reclamistica dell’ultimo Domenicale del Sole 24 ore. Facciamo ora un passo indietro e torniamo agli sguardi che inseguono Attilio Forra, al “sospetto di cui si sente vittima ma di cui in qualche modo è anche artefice”, torniamo agli occhi.

Lo stesso occhio che Alice Beniero ha interpretato come texture, assume un ruolo da protagonista nel progetto grafico dedicato a Kafka da Peter Mendelsund per i tipi dell’editore Schocken.

La scrittura Kafkiana -dice il designer sul suo blog– ha sempre dato vita a progetti grafici caratterizzati dalla “fascistizzazione” dei propri elementi: la costruzione rigida, le tonalità scure o spente, la tensione negativa. Il suo tentativo è stato invece quello di riuscire a valorizzare l’umorismo nero dello scrittore e la sua parola esoterica, ieratica e spiazzante non attraverso i soliti schemi tetri e costrittivi, ma con l’uso del colore e dell’ironia impiegando una logica malata ma coerente nella sua sistematicità. Mendelsund andava insomma alla ricerca del paradosso (a questo proposito molto interessante il contest della rivista Finzioni).

Puntando in questa direzione, quale miglior elemento dell’“occhio” per tradurre sulla pagina allo stesso tempo intimità e paranoia, valorizzare l’individuo e  perseguitarlo. Concentrando su quest’elemento la tensione psichica e il processo al lettore, il designer ha quindi mano libera sul resto del prospetto e decide di usare il colore a tutta pagina, operazione -come sappiamo- sempre molto rischiosa, ma mai tanto azzeccata. La cromia piena e luminosa ha il merito di non rassicurare affatto il lettore, ma di aggravare piuttosto l’ansia dell’attesa nel vedersi sottoposto a processo in un contesto falsamente rassicurante, quasi infantile.

Ad aggiungere angoscia all’angoscia è il gioco della variazione sul tema in cui un elemento semplice e sensibile come l’occhio viene sottoposto a scomposizione o a mostruose mutazioni di colore (tanto basta per terrorizzare la mente semplice di un bambino). Il gioco su parti sensibili del corpo scatena, pur nel sorriso, l’ansia atavica in ognuno di noi. Nota a margine: il font usato è il Mister K ricavato dalla calligrafia stessa dello scrittore da Julia Sysmäläine.

Un progetto semplice e riuscitissimo, in grado di rompere con la tradizione pur salvandone (potenziando perfino) il sentire propriamente kafkiano.

Appuntamento a sabato per la nostra quarta e ultima seduta. Siate puntuali.

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Il supplente, Angelo Fiore, Isbn edizioni. Prima seduta

12 febbraio 2011 § 4 commenti

Oggi un post leggermente diverso dal solito. Parliamo di Angelo Fiore, Il supplente, Isbn edizioni, ma abbiamo pensato di farci raccontare la genesi del progetto di copertina da Alice Beniero, disegnatrice e grafica della casa editrice:

“Dal punto di vista grafico la particolarità di questa collana (Novecento Italiano) è il tempo: il momento storico e culturale della prima edizione del libro che Isbn ripropone, è l’elemento chiave del progetto grafico di copertina. Il Novecento è suddiviso in 3 periodi caratterizzati da elementi grafici differenti (primo periodo, fine ‘800 fino al 1930: riproduzione di un’incisione o illustrazione al tratto; secondo periodo, neorealismo 1940-50: foto in bianco e nero su fondo colorato; terzo periodo, avanguardie pop 1960-70: illustrazione concettuale a colori pieni).

Il progetto grafico della collana è nato prima del mio arrivo a Isbn e ti confesso che ho iniziato a lavorarci personalmente con «Lo sa il tonno» e «Il supplente», per i quali ho realizzato le illustrazioni e applicato il progetto grafico. Nell’illustrazione de Il Supplente volevo mettere in luce i sentimenti del protagonista, il suo senso di claustrofobia nei confronti del luogo in cui si trova, il sospetto di cui si sente vittima ma in qualche modo è anche artefice; li ho usati come texture perché rappresentano il suo ambiente interiore, alimentano la sua insoddisfazione.

Ho immaginato Attilio Forra come un uomo coperto dalla sua ombra, con lo sguardo all’indietro per «guardarsi le spalle», ma della stessa forma sospettosa delle persone per le quali nutre disagio. Ho cercato di semplificare l’immagine il più possibile, di usare pochi elementi grafici e di utilizzare pochissimo colore (di fatto l’illustrazione è in bianco e nero più un colore)”.

Ringraziando Alice per la sua disponibilità, inauguriamo con questo post il primo flusso di coscienza a misura di blog. Who’s the reader? va in terapia, libere associazioni grafiche in tre puntate: partendo da una copertina ne assoceremo liberamente delle altre in tre episodi, partendo da elementi grafici comuni, storie editoriali, o grandi firme. Alla prossima!

Shane Jones, Io sono Febbraio, Isbn edizioni

1 febbraio 2011 § 1 Commento

Torna l’inverno, tempo di camini come di cofanetti. Non fa eccezione Io sono Febbraio di Shane Jones, Isbn edizioni.

In copertina: autore in neretto, titolo argentato-natalizio, un’illustrazione di Ken Garduno; a fianco, come in tutta la collana Special book, la trama, mentre in quarta campeggia un estratto del libro. Le maschere colorate e il giallo del pallone aerostatico spezzano piacevolmente l’uniformità di grigio e argento, meno forte nella cromatica del cofanetto (in prima solo l’illustrazione, in quarta la mongolfiera a tutta pagina ospita nuovamente la trama).

Cofanetto -a proposito- non particolarmente utile: poco più che carta, poco meno che cartoncino, risulta davvero troppo fragile; poco aggiunge inoltre all’estetica complessiva del progetto grafico. Non se ne sentiva il bisogno ma, come dicevamo, è inverno, tempo di camini come di cofanetti (e tengono caldi uguale).

Nel complesso un progetto grafico molto gradevole, spontaneo, studiato ma non troppo; niente intellettualismi o astrazioni, solo una bella favola da raccontare, magari davanti al camino.

P.S. I book-trailer non ci piacciono, ma questo merita davvero.

Il libro nero della pubblicità, Iacobelli editore

21 gennaio 2011 § 2 commenti

La saggistica è sempre stata un po’ la cenerentola della grafica editoriale. Ammettiamo che sia difficile che a qualcuno capiti di acquistare d’impulso un testo sulla storia dell’ornitorinco solo per la sua bella copertina, ma siamo dell’opinione che anche i più fervidi amanti dell’avventuroso animaletto dovrebbero avere diritto a rigirarsi fra le mani un volume ben rilegato e con un progetto grafico degno di questo nome.

Ben vengano dunque copertine come quella del Libro nero della pubblicità di Adriano Zanacchi a cura di Ifix project. Sullo sfondo nero -appunto- con puntinato grigio, svettano in maiuscolo titolo e sottotitolo; in alto, minuscolo, il nome dell’autore. Al centro, un’elaborazione grafica di un tappo di bottiglia ammicca nell’iniziale e nel gioco dei colori ad un famoso marchio di bibite gassate, salvo poi svelare l’ironia scrivendo nel margine basso della corona “pubblicità”.

Da segnalare alcuni piccoli tocchi di classe come il grigio fumo di Londra (può dirsi delle copertine? o è da limitarsi ai tessuti?)  sul dorso, sui margini ad esso adiacenti, e sugli angoli che spezza col nero del resto della pagina. Nero smorzato anche dal puntinato allo scopo di alleggerirne il peso per l’occhio, di preservare l’integrità dell’effetto visivo (avendo il nero opaco la cattiva abitudine di rivelare impietosamente eventuali maltrattamenti accidentali; nota bene: il nero opaco dal vivo rende molto meglio di quanto non appaia nell’immagine) e di porsi inoltre come base versatile per un’ulteriore possibile ripresa di collana (essendo questo il primo titolo della raccolta “parliamone”). Aderenza tematica e leggerezza: otto meno.

PS: Una nota di merito tutta personale all’editore Iacobelli per aver scelto come marchio il “;” 🙂

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