Giuseppe Bonura, Racconti del giorno e della notte, Hacca

28 marzo 2012 § 1 Commento

 

“Dopo cena, nelle sere in cui la pioggia e il freddo sconsigliano di uscire, collocherei il registratore sul tavolo del soggiorno, premerei con delicatezza il tasto di avvio, mi calerei comodamente nella mia poltrona e, dando uno sguardo d’intesa ai miei famigliari, mi appresterei a godere con loro le parole della perfetta felicità. Cerco di memorizzarne qualcuna. Non sono amore, tenerezza, estasi, voluttà, soavità, dolcezza, calore, libertà, coraggio e altri consimili termini. Non sono neppure forza, vigore, salute, agilità, dinamismo, lievità, scioltezza. E meno che meno spiritualità, saggezza, cordialità, gene­rosità, intelligenza, coscienza, conoscenza” (tratto da L’isola della felicità)

Da oggi arrivano in libreria i Racconti del giorno e della notte, raccolta inedita di Giuseppe Bonura (pp. 280, euro 14), a cura del sottoscritto, con un’introduzione di Alessandro Zaccuri. Progetto grafico -naturalmente- Ifix project.

Questi racconti visionari rappresentano uno scarto dalla normalità: nel grigiore rettilineo si giunge sempre a un certo punto alla fenditura che obbliga a cambiare strada, uno scarto doloroso con cui non vince mai nessuno. Non c’è neppure un dettaglio, in queste storie, specie paesaggistico: scenari di formica, moquette, carta da parati e arredamenti economici e dozzinali, oggetti di scena che lo scrittore giostra con parsimoniosa esattezza. A tutti buona lettura!

 

 

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Elliot riscopre Manlio Cancogni

16 dicembre 2011 § 2 commenti

Da qualche tempo l’editore Elliot si è dato a riscoprire l’opera di Manlio Cancogni, autore un po’ dimenticato ma da molti considerato fra le voci più interessanti del secondo novecento (secondo Antonio D’Orrico, ad esempio, “il migliore scrittore italiano vivente“).

Per l’occasione, ifix disegna copertine classiche per non dire antiche, senza ombra di vintage, ma per colori e tratti (che restano molto luminosi) non “vecchie”. Dell’iniziativa e dell’interpretazione grafica non possiamo che rallegrarci.

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Maurizio Ceccato, Non capisco un’acca, Hacca

3 ottobre 2011 § 8 commenti

Un accademico attaccabrighe
si accanì baccantico sul taccagno tabaccaio
braccato da una slovacca attaccabottoni
che bivaccava raccapricciante
con un baccalaureato.

Inutile dire che non capisco un’acca è molto più che una raccolta di filastrocche. E’ un libro d’artista, è un viaggio nell’immaginario, è una seduta psicanalitica, è un portfolio, è un gioco citazionistico (ma mica postmoderno eh, Ceccato se ne frega che noi si trovi il referente o meno), è una sfida al vocabolario, è lo zenith che può raggiungere la collaborazione fra un grafico e una casa editrice (Hacca, appunto), è la massima coerenza progettuale raggiungibile in un bagno di anarchia.

L’acca foneticamente non esiste, ha solo, quel che si dice, un valore “diacritico” coopera cioè a indicare la pronuncia di una serie di segni grafici. E’ quindi un segno ancillare,  in un certo senso una buona metafora della grafica editoriale, ancella del testo. Un segno di servizio. Ma capita che anche le ancelle più virginali di tanto in tanto si incazzino, si straccino le calze, e decidano di vomitare in un sol colpo tutto quello che si sono tenute dentro per anni.

E fu così che un bel giorno, in una pagina lontana lontana, successe il fattaccio: le acca pensarono bene di farla pagare a tutte le altre lettere dell’alfabeto, partendo alla carica del significato costituito in quella che fu ricordata come la rivolta delle acca.

Si comincia nell’antifrontespizio dove le acca imbavagliano le altre lettere. Ecco un po’ di pensieri in libertà [con link relativi]:

  • Prendete Vasco Brondi, dategli due anfetamine, mettete un disco dei Suicide (meglio il primo) e immaginate che abbia una cultura grafica; ecco, vi state avvicinando a una delle cinque o sei personalità di Ceccato.
  • Ce n’è una, per esempio, in cui ha un uncino e una benda sui ray-ban.
  • In questo libro c’è una mucca.
  • Si parla di corpi, cristi e industria qui. Di corpi firmati Ifix se n’è parlato anche qui attorno.
  • Ci sono i giochi della settimana enigmistica. Non c’entra nulla ma per chi volesse saperlo nel colophon della Settimana Enigmistica è riportata questa frase: “Periodico fondato e diretto per 41 anni dal Gr. Uff. Ing. Giorgio Sisini Conte di Sant’Andrea”. Ceccato si diverte a manipolare il lettore: pochi (-ssimi) riempiranno gli spazi contrassegnati con i pallini. Chi metterà mano alla penna soffrirà dello sfregio ma godrà della scoperta; gli altri soffriranno dalla curiosità e non risuciranno a godere dell’integrità del testo essendo questo il suo statuto naturale. Non vogliamo trarne conseguenze filosofiche. Ma chi vuole faccia pure.
  • Questo libro è un inno alla possibilità. 
  • Vintage non è pop d’annata.
  • Si parla di Einaudi con un omaggio ai tarocchi di Calvino e sberleffi a un certo pop di recente trovata.
  • Omaggi alle macchine qui e qui che avevamo già apprezzato in WATT. A quanto pare Ifix ha anche un’anima steampunk.
  • Ci sono numerosi, fumosi richiami interni al contesto di catalogo.
  • Ci sono i titoli d’apertura di Mosè e Star Wars.
  • C’è della tapezzeria vittoriana che avevamo già visto nel catalogo Elliot.
  • Ci sono impronte lasciate su altri luoghi del delitto.
  • C’è l’interesse per i manuali di istruzioni e la letteratura grigia che avevamo visto anche in un bellissimo testo di Bigiaretti (che della letteratura grigia e degli house organ fu nume).

Finisce poi che nelle ultime pagine le altre lettere siano pronte all’esecuzione. Un capolavoro di follia e coerenza, di metodo futurista e furia cubista, di angoscia e ironia, di pulizia (bianco, fuori) e orrore (nero, dentro), di tecnica dall’anima punk, di letteratura alta bassa e così così. Strepitoso.

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Siegel Lee, Homo Interneticus, Piano B

3 agosto 2011 § Lascia un commento

Passeggiavamo in libreria e la copertina del libro di Lee (edito da Piano B edizioni)ci è subito piaciuta moltissimo. Andiamo a leggere in bandella e chi ti ritrovo? ancora Ifix Project (qui nella fattispecie illustrazione di Maurizio Ceccato).

E va be’, son bravi, che ci possiamo fare; meno male che ci sono loro.

In copertina un’impronta digitale, in alto a destra ci viene data la possibilità di fare la nostra scelta: se “vogliamo restare umani nell’era dell’ossessione digitale” è sufficiente spuntare la casella che preferiamo. Dal momento che per farlo serve una penna, Ceccato fa il furbo e vota per l’analogico. Ma non ditelo all’editore! A sinistra invece la carta d’identità del nuovo individuo: sesso, razza, altezza, peso, colore dei capelli e degli occhi, numero di porte usb (sic).

La mise en page ricorda certa manualistica d’informatica da edicola o i manuali per “dummies”: titoli grandi (più del nome dell’autore), bollino a stella, un uso esteso dell’immagine. L’uso del prospetto a mo’ di quarta lo abbiamo già visto invece nella collana special book di Isbn, ma non con la soluzione del testo disposto in colonne che spinge ulteriormente verso il carattere giornalistico.

Un bel progetto che ci fa scoprire una nuova casa editrice di cui adesso siamo molto curiosi…

Samuel Fuller, Il grande uno rosso, Elliot

25 maggio 2011 § Lascia un commento

Per scrivere una bella storia non c’è bisogno di troppe parole. Lo stesso vale per gli elementi di una bella copertina. Un fucile bianco, su sfondo nero. Il titolo originale, americano, inciso sulla canna col rosso del titolo. Sangue con nero e bianco.

In guerra ci sono eroi soli, neri, coperti di rosso. Noi crediamo che questa sia quasi poesia.

(Fra parentesi una critica: collana Raggi molto mista e, se vogliamo, graficamente un po’ scomposta).

Watt Magazine, Artigianato retrofuturista

19 maggio 2011 § 9 commenti

Che dire, alla fine è arrivata. Senza introduzione, senza risvolti, senza quarta di copertina: la prendi perchè è bella, la leggi se ti va. “Watt non è una rivista,Watt è una collana editoriale che va guardata come un catalogo e letta
come un libro”.

Nata da un’idea di Maurizio Ceccato (dello studio grafico Ifix Project) e Leonardo Luccone (Studio oblique), la rivista è un luogo cartaceo dove una nuova generazione di giovani autori di testi e immagini può trovare terra, acqua e aria buona: contro le scelte dell’editoria “corrente” tornano i pistoni della macchina di James Watt e torna il vapore buono degli esordienti. Fra le mani abbiamo il volume 0. Ci dicono che il prossimo sarà il volume 0,5. Noi ci crediamo.

Qualche dato:
tre colori (rosso bianco nero).
quadrimestrale (“si spera” cit.).
240 x 340 x 13.
112 pagine (metà di testi, metà di illustrazioni).
9 euro (sul serio).
14 autori, 13 illustratori.
composizione tipografica: Adobe Arabic, Adobe Caslon Pro, Franklin Gothic Bold, Georgia.
copertina: cartone grigio-grigio della cartiera di SanMartino.
interni: Revive Pure Natural offset della Polyedra.
risguardie: Revive Pure White offsett della Polyedra.

Siamo al Salone del libro di Torino. Mentre appena qualche stand più in là stanno illustrando le meraviglie della lettura su tablet, qui, allo stand j38 pad 2 si parla di artigianato, inchiostri e governor mentre la nostra copia viene incartonata, numerata e timbrata (con troppo inchiostro tipografico, tempi lunghi di asciugatura, ottima scusa per conversare).

Partiamo dalla copertina: sullo sfondo grigio-grigio solo un tondo rosso, anzi un punto (avevamo già detto dell’orgasmo di stampare un foglio bianco con un punto al centro?). Testata in caratteri bastoni e bordo nero (dello stesso corpo dei caratteri), sul margine basso si legge stampato in negativo •senza alternativa•

Seconda (sommario) e Terza (biografie degli autori) di copertina sono da applausi. Rinunciamo a descrivervele, godetevele nello slideshow qui sotto.

Sulle pagine interne si alternano testi e disegni; i testi sono impaginati su due colonne fra amplissimi margini bianchi, spezzati talvolta dalle immagini e dalle frasi più calde collocate sulla parte bassa dello specchio di pagina. Ad ogni storia si apre un nuovo orizzonte di colore -bianco rosso nero- nel quale affoga l’incipit aggrappandosi ad un oggetto; ogni storia un oggetto, che troviamo riuniti poi tutti assieme a p. 112: trasformatore Adriman, elettrometro di Edelmann, autoradio Crosley, dictafono Columbia Graphone, e naturalmente il Governor di James Watt.

Che dire: tutto assolutamente straordinario…

•senza alternativa•

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