Questioni di angoli e di onanismi intellettuali

12 luglio 2011 § 1 Commento

Nel paratesto di un libro si celano spesso messaggi significativi, per quanto non sempre evidenti; messaggi che filosofi e studiosi nel corso dei secoli hanno saputo interpretare con perizia (si faccia per tutti il nome di Genette). Eppure il significato dei volumi dagli angoli smussati resta per noi misterioso.

Ci siamo già imbattuti in questi enti paratestuali almeno tre volte su Who’s the reader: parlando della collana di narrativa di Mattioli 1885, dei libri di Diclaudio pubblicati da Isbn, e più recentemente riguardo alla Memoria Vegetale di Umberto Eco. In ciascuna di queste occasioni abbiamo avuto modo di soffermarci sulla bellezza degli angoli arrotondati dei volumi senza però mai motivarne il pregio estetico. Dove sta insomma la bellezza di un angolo smussato?

E’ solo questione di forma o di sostanza? Nasce forse dallo scarto rispetto alla regola degli spigoli? O magari è l’ergonomia che premia l’occhio quantoil gesto? E nel qual caso perchè allora l’eccezione non si fa regola?

Volendo fare un po’ di filosofia da salotto potremmo dire che la trasgressione di una forma quadra presuppone una profonda consapevolezza tanto della forma stessa quanto della libertà creativa del grafico; non è, insomma, cosa da tutti e prova un governo dell’estetica del libro poco comune. Infine, come ogni gesto nato da una discrezione, non può essere abusato pena l’essere considerati vanesi.

Insomma, la cosa ci incuriosice, se avete voglia di perdere qualche minuto del vostro tempo a riflettere anche voi su una questione utile come fare la ceretta a un babbuino fateci sapere la vostra opinione in merito.

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Umberto Eco, La memoria vegetale e altri scritti di bibliofilia, Bompiani

10 luglio 2011 § 2 commenti

Viviamo un rapporto di amore-odio con i libri che parlano di libri. Da una parte li consideriamo un po’ irritanti, dall’altra ne siamo fatalmente attratti: ideali da portare in dono, perfetti come soprammobili, sono il miglior esempio di libri che non hanno alcuna necessità di essere letti e, per tanto, solitamente non li si legge (ma li si compra solo).

Eppure, nella loro inutilità, restano straordinariamente affascinanti. Quasi sempre inoltre hanno due pregi: sono ben scritti (presupponendo vaste letture da parte dell’autore) e sono ben  fatti (presupponendo un gusto comune tanto all’autore quanto al lettore a cui l’opera è indirizzata).

Prendiamo ad esempio la Memoria vegetale di Umberto Eco. Sullo sfondo un’elaborazione grafica da una stampa a carattere botanico: scelta non casuale visto che da sempre gli erbari sono stati fra i libri più cari ai bibliofili per la loro bellezza.

Poco sopra il baricentro del prospetto (fissato dal logo Bompiani a centro pagina), in una fascia bianca trova posto la titolazione: l’attenzione del lettore viene concetrata sul titolo lasciando in second’ordine il nome di Eco. Scelta coraggiosa, ma che qualifica subito il libro come un’opera di alto livello che rispetta il lettore e ne sollecita la curiosità intellettuale prima che lo stupore di pancia. Cortesia ben accetta, d’altra parte la bellezza della stampa sullo sfondo e l’equilibrio della pagina si saranno già conquistati il lettore più adatto.

Piacevole il contrasto fra lo sfondo opaco e  la fascia di titolazione lucida. Elegante anche la quarta di copertina: bianca, solo testo e nessuna foto dell’autore, ben congegnata in relazione al target di riferimento: non una parola su Eco ma tre paragrafi dove vengono spiegati il titolo del volume e il contenuto oltre a indicare le fonti di provenienza dei singoli contributi. Completa l’opera la rifilatura del taglio con gli angoli smussati. Un progetto di alto livello coniugato alla semplicità (e al prezzo) di un’edizione economia, sono soddisfazioni.

PS sullo stesso genere ci era molto piaciuto La febbre dei libri del libraio antiquario Alberto Vigevani, Sellerio editore, che ci sentiamo di consigliare calorosamente per la lingua affabile e liberale e la passione vera, mai divorante, ma come le passioni più autentiche nutrita da affetto silenzioso; specialissimo l’uso della punteggiatura: leggero, semplice e disponente. Può stancare, e a tratti certo snobismo può dare noia, ma non si smette mai di desiderare di ascoltare di più.

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Lo sport in copertina, uno sguardo alla collezione Dall’Occa

7 maggio 2011 § Lascia un commento

Come ogni prima domenica del mese, anche domani sotto i portici di Piazza Diaz a Milano si terrà il consueto appuntamento all’aperto dedicato a tutti gli amanti del libro raro,antico e di pregio. Fra l’altro, con le sue 130 bancarelle, questa edizione  di Libri a Piazza Diaz si candiderà come il più grande mercato scoperto di edizioni rare d’Europa.

Per l’occasione la libreria Malavasi espone la bellissima collezione di libri sportivi che il bolognese Marco Dall’Occa ha raccolto in anni di appassionata ricerca bibliofilica. Per chi volesse approfondire, qui l’articolo di Stefano Salis sul Domenicale del Sole 24 ore, e qui il saggio di Hilarius Moosbrugger (disponibile su Maremagnum).

Non ci resta che lustrarci gli occhi 🙂

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