Ammaniti e Mark Watson, Einaudi Stile Libero

4 luglio 2011 § 2 commenti

 

 

 

 

 

 

 

Non ci era piaciuta la svolta giovanilistica di Stile Libero (su In between wods ecco un esempio agghiacciante), ma dobbiamo ammettere che spesso sono stati in grado di ammiccare a certo immaginario moderno con una perspicacia tanto sottile da passare per naturalezza.

Il nuovo Ammaniti ad esempio. Dopo il mezzo disastro di Io e te, per la nuova edizione di Io non ho paura hanno ben pensato di tornare ad ancorarsi alla solidità del pregresso: tanto bianco quindi, e di nuovo il grano; un po’ perchè ormai il libro lo conoscono tutti e basta poco per evocarne la storia e la grafica tradizionale ormai consolidata nell’immaginario;

un po’ perchè il target su cui si punta è lo stesso che ancora sgrana gli occhi sul divano davanti alle spighe immobili di un campo di grano dentro cui si nasconde l’ET di turno o, meglio ancora, il pazzo sanguinario pronto a saltar fuori all’improvviso per fare un macello. Un immaginario quindi, se non proprio nostrano, generazionalmente ormai acquisito.

Stesso discorso vale per 11 di Mark Watson. Si parla di una radio, di una notte e di un dj: mettiamoci allora una bella macchinona misteriosa, un’audiocassetta così tremendamente vintage (“hei giovane, lo so che lo sai anche tu che è roba vecchia, ma sai com’è no? fa tanto anni ’90… qua la mano”), e una ragazza dai tratti orientali che con i macchinoni e un po’ di musica tunz tunz ci sta sempre bene come ci insegnano i vari Fast and furious.

Il risultato è gradevole e i progetti talmente ben congegnati che i due livelli di lettura possono tranquillamente funzionare senza disturbarsi: i più grandi leggeranno in Ammaniti evocativi silenzi e pulp-minimalismo da cannibale redento, in Watson gli anni ‘9o che hanno amato nei libri di Hornby; i più giovani troveranno invece alieni e film d’azione.

Ottimo lavoro, bravo Falcinelli e bravi i commerciali Einaudi, stavamo quasi per cascarci.

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Marco Presta, Un calcio in bocca fa miracoli, Einaudi

24 marzo 2011 § Lascia un commento

Non che in questo caso ci sia molto da dire in effetti… ma ci piace. Sorprende l’equilibrio della pagina dove nè la titolazione, nè l’immagine tentano di rubare la scena.

Che poi titolo, illustrazione, e trama sul risvolto facciano a pugni fra di loro è un’altra storia. In copertina: Gilbert Garcin, La vie d’artiste, 2007. Bel progetto, ma poca sostanza: estetica senza spessore.

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