Caratterimobili, piccoli con classe. Centesimo post per Who’s the reader?

9 giugno 2011 § 9 commenti

Centesimo post di Who’s the reader! ed ecco che per l’occasione ci dotiamo di un bel punto esclamativo. Abbiamo imparato molto, incontrato tanti amici, scritto, letto e pubblicato. Senza pretese, solo passione, ai nostri dieci lettori grazie.

Di una cosa siamo ormai convinti: i libri si possono davvero giudicare dalla copertina. Essere editori significa infatti avere un progetto e affidare un’idea a degli oggetti. Non si tratta di mettere delle pere in una cassetta di legno, ma di ritagliare spazi di realtà deperibile, in serie, su cui cucire -a filo testo- del significato di valore. Ecco perchè un editore che rispetta il proprio lettore e crede in quello che fa non può pubblicare libri brutti.

Naturalmente appena finito il paragrafo ci sono venute in mente almeno dieci eccezioni. Ma lasciamo correre, oggi vogliamo parlare di editori che fanno libri belli e che ci credono: i ragazzi di Caratteri Mobili (qui in una cartolina palermitana di Federico Novaro).

Due collane molto interessanti e la voglia di dire qualcosa di nuovo:

Formiche elettriche dedicata a culture pop, stili urbani, generi musicali, esperienze collettive e pratiche legate ai nuovi media -grafica di Maria Rosaria Digregorio, illustrazioni di Chiara Dellerba.

Sul prospetto domina il bianco, autore in corsivo, titolo bianco su riquadro nero in tondo, ancora corsivo per prefazione e introduzione. A centro pagina torna protagonista il titolo che si estende tipograficamente sui due piatti e sulla prima bandella. Il nome della casa editrice/nome della collana in basso (ma non troppo) a sinistra. Bello anche il paratesto interno: testo a bandiera, carte bianche e nere, paragrafi dal corpo differente, capoversi disinvolti (tutto nello slideshow in basso).

Molecole “aggregazioni narrative poliatomiche” -grafica di Michele Colonna, illustrazioni di Giuseppe Inciampo.

Pastello e illustrazioni scontornate. Sparisce il “/nome della collana” (peccato, ci piaceva), restano il nome dell’autore in corsivo e il titolo in tondo, ampi sottotitoli ancora in corsivo.

Bonus: i loro cataloghi sono fatti di cartoline, sul retro i testi di quarta e bandelle.

Hanno stile da vendere e tanto futuro davanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Castle Freeman, Via con me, Marcos Y Marcos

7 giugno 2011 § Lascia un commento

Questa volta crediamo che Lorenzo Lanzi (storico illustratore della casa editrice) abbia davvero superato se stesso.

Questa la trama:

Lillian è alta e attraente, ha capelli morbidi fino alle chiappe, è molto tosta ma anche molto terrorizzata. Cerca qualcuno che stia con lei, che la protegga da Blackway. Blackway è un bastardo che ‘significa rogne’: le ha sgozzato la gatta, le ha fracassato la macchina, la terrorizza in tutti i modi. Wingate, lo sceriffo, se ne lava le mani.

Nell’illustrazione di Lanzi vediamo una donna che fugge in auto (meglio: non la vediamo, ma sappiamo che è una donna, e sentiamo la sua paura) lungo una strada inutilmente tortuosa. Un uomo la insegue a piedi, ma malgrado ciò sappiamo già che la raggiungerà. Entrambi persi nel buio di una foresta fatta di donne. Le gambe, la parte alta tosta e attraente di Lillian. In piena luce, il buio tra le foglie; nel deserto giallo, la foresta. Lorenzo Lanzi disegna cose che non ci sono.

Fra le copertine più belle dell’anno.

Lo sport in copertina, uno sguardo alla collezione Dall’Occa

7 maggio 2011 § Lascia un commento

Come ogni prima domenica del mese, anche domani sotto i portici di Piazza Diaz a Milano si terrà il consueto appuntamento all’aperto dedicato a tutti gli amanti del libro raro,antico e di pregio. Fra l’altro, con le sue 130 bancarelle, questa edizione  di Libri a Piazza Diaz si candiderà come il più grande mercato scoperto di edizioni rare d’Europa.

Per l’occasione la libreria Malavasi espone la bellissima collezione di libri sportivi che il bolognese Marco Dall’Occa ha raccolto in anni di appassionata ricerca bibliofilica. Per chi volesse approfondire, qui l’articolo di Stefano Salis sul Domenicale del Sole 24 ore, e qui il saggio di Hilarius Moosbrugger (disponibile su Maremagnum).

Non ci resta che lustrarci gli occhi 🙂

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La gestualità dei siciliani, Fabio Olivieri, edizioni Krea

21 aprile 2011 § Lascia un commento

La produzione legata al folklore locale è in genere capace di produrre (in maniera del tutto deliberata) alcuni dei testi più brutti in circolazione, libri in cui lo stereotipo viene innalzato a progetto grafico ed editoriale. Ed è così che ci ritroviamo sugli scaffali decine e decine di libri dai titoli ammiccanti e spiritosi, banali e grassottelli, licenziati da letteravendoli e pennaioli -spesso sotto falso nome e non di rado facenti parte del giornalismo o dell’accademia- desiderosi di mettersi in tasca qualche spicciolo extra. Prosecutori insomma della gloriosa tradizione della pubblicistica popolare di consumo dedicata all’evasione spicciola ed economica.

Eppure, di tanto in tanto, capita che la suddetta programmatica semplicità editoriale lasci spazio a prodotti complessi e raffinati. E’ il caso della Gestualità dei Siciliani delle edizioni Krea. Si tratta di un piccolo volumetto elegante ed economico (appena 10 euro!), in brossura con cartoncino rigato di buona qualità e pagine bianco panna, non patinate.

La copertina è divisa in due sezioni dall’alternanza dei colori di sfondo: da una parte l’ocra aranciato, dall’altro il bianco panna; colori che ritroveremo sullo specchio delle pagine interne nella misura di una fascia centrale (spezzata da illustrazione e testi) su sfondo bianco. Tornando al prospetto, titolo e autore vengono ospitati da in un riquadro a metà pagina decentrato rispetto al baricentro della copertina; ma l’equilibrio viene ristabilito dalla presenza delle illustrazioni che, oltre ad animare la pagina, legano i due riquadri e concentrano l’attenzione del lettore sulla resa complessiva.

Le illustrazioni di Jasmin Carnabuci, i testi introduttivi, e le didascalie in sei lingue completano l’opera. All’editore Krea tanto di cappello, anzi… di coppola!

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Il corpo onesto del carattere. Un trittico Einaudi.

17 marzo 2011 § 5 commenti

Un libro dal titolo gridato non è mai un buon libro. O meglio: è un libro che difficilmente avremo voglia di rileggere. I bei libri non hanno bisogno alzare la voce ma sono composti e ben educati, sicuri di sè.

Ci scrivono: “Una piccola diaspora si consuma tuttora tra chi pensa a “ideare” e chi a “disfare” in nome di una non meglio ricompensata legge di mercato: quante volte caporedattori, editor, editori e soprattutto commerciali hanno sgridato i loro grafici e art director in tono maiuscolo «il corpo “fallo” più grande» (?!) ma soprattutto dove? Ma ovviamente in copertina! E i risultati?! Ogni 3×2 assistiamo a uno sfracelo di font che stanno diventando sempre più ingombranti e inani“.

Il grafico in questione ha deciso di fare di testa sua e vi garantiamo che i suoi lavori sono riconosciuti e apprezzati. Uno dei nostri ultimi acquisti è stato Le botteghe color cannella di Bruno Schulz, Einaudi (progetto grafico di Bianco) un libro molto per bene. Sulla copertina (brossura, carta rigata) color cannella -inevitabilmente il pensiero corre ai gettoni- campeggiano titolo e autore, stesso carattere, stesso corpo, stesso grassetto; unica differenza il colore: nero per l’autore, petrolio per titolo e sottotitolo.

Subito sotto il logo Einaudi. In fondo al prospetto, nello stesso font del titolo (ma appena più piccolo), il nome dell’editore permette di riguadagnare l’equilibrio della pagina, proponendosi al contempo come vertice basso di un rombo che esalta ulteriormente la titolazione in alto. Eleganza distillata, profumata di cannella.

In basso altri due esempi di assoluta semplicità firmata Einaudi: Il giovane Holden ed Everyman. Tre titoli, tre storie, tre copertine praticamente perfette.

Qualche tempo fa, a Rimini, Enrico Tallone ricordava come una bella pagina fosse un atto di rispetto dovuto tanto nei confronti del lettore, quanto nei confronti dell’autore. Aveva ragione: non ci farebbe piacere trovarci per le mani un libro tracotante e maleducato.

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Kafka di Peter Mendelsund, Schocken. Terza seduta

16 febbraio 2011 § 4 commenti

Terza seduta “psicografica” per Who’s the reader: libere associazioni grafiche a puntate. Partendo dalla tricromia del ‘900 pop del Supplente siamo arrivati alla policromia reclamistica dell’ultimo Domenicale del Sole 24 ore. Facciamo ora un passo indietro e torniamo agli sguardi che inseguono Attilio Forra, al “sospetto di cui si sente vittima ma di cui in qualche modo è anche artefice”, torniamo agli occhi.

Lo stesso occhio che Alice Beniero ha interpretato come texture, assume un ruolo da protagonista nel progetto grafico dedicato a Kafka da Peter Mendelsund per i tipi dell’editore Schocken.

La scrittura Kafkiana -dice il designer sul suo blog– ha sempre dato vita a progetti grafici caratterizzati dalla “fascistizzazione” dei propri elementi: la costruzione rigida, le tonalità scure o spente, la tensione negativa. Il suo tentativo è stato invece quello di riuscire a valorizzare l’umorismo nero dello scrittore e la sua parola esoterica, ieratica e spiazzante non attraverso i soliti schemi tetri e costrittivi, ma con l’uso del colore e dell’ironia impiegando una logica malata ma coerente nella sua sistematicità. Mendelsund andava insomma alla ricerca del paradosso (a questo proposito molto interessante il contest della rivista Finzioni).

Puntando in questa direzione, quale miglior elemento dell’“occhio” per tradurre sulla pagina allo stesso tempo intimità e paranoia, valorizzare l’individuo e  perseguitarlo. Concentrando su quest’elemento la tensione psichica e il processo al lettore, il designer ha quindi mano libera sul resto del prospetto e decide di usare il colore a tutta pagina, operazione -come sappiamo- sempre molto rischiosa, ma mai tanto azzeccata. La cromia piena e luminosa ha il merito di non rassicurare affatto il lettore, ma di aggravare piuttosto l’ansia dell’attesa nel vedersi sottoposto a processo in un contesto falsamente rassicurante, quasi infantile.

Ad aggiungere angoscia all’angoscia è il gioco della variazione sul tema in cui un elemento semplice e sensibile come l’occhio viene sottoposto a scomposizione o a mostruose mutazioni di colore (tanto basta per terrorizzare la mente semplice di un bambino). Il gioco su parti sensibili del corpo scatena, pur nel sorriso, l’ansia atavica in ognuno di noi. Nota a margine: il font usato è il Mister K ricavato dalla calligrafia stessa dello scrittore da Julia Sysmäläine.

Un progetto semplice e riuscitissimo, in grado di rompere con la tradizione pur salvandone (potenziando perfino) il sentire propriamente kafkiano.

Appuntamento a sabato per la nostra quarta e ultima seduta. Siate puntuali.

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Il Domenicale del Sole 24 Ore. Seconda seduta

13 febbraio 2011 § 4 commenti

Come avevamo annunciato nel post precedente Who’s the reader va in terapia: libere associazioni grafiche a puntate. Dopo esserci fatti raccontare da Alice Beniero la copertina del Supplente, parliamo oggi della cover dell’ultimo inserto domenicale del Sole 24 ore. Design di Adriano Attus e Luca Pitoni.

Ci diceva Alice: “Il Novecento è suddiviso in 3 periodi caratterizzati da elementi grafici differenti (primo periodo, fine ‘800 fino al 1930: riproduzione di un’incisione o illustrazione al tratto; secondo periodo, neorealismo 1940-50: foto in bianco e nero su fondo colorato; terzo periodo, avanguardie pop 1960-70: illustrazione concettuale a colori pieni”

Eccoci dunque in pieno spirito pop-art: dal tubetto di dentrifico Translate (calco di una ben nota marca di detergenti orali dalla comune desinenza in “-ate”) fuoriesce una pasta multicolore a simboleggiare l’unione di tutte le culture del mondo; d’altronde quale migliore simbolo di un prodotto per l’igiene orale avrebbe potuto rappresentare l’incontro fra lingue diverse?

Tutti gli elementi della pagina, nella loro semplicità, concorrono all’equilibrio complessivo premiando la simmetria. Ancora una volta un concept originale e leggero. Dall’inizio dell’anno 7 numeri da incorniciare!

PS A mercoledì per la prossima seduta! 🙂

Stefano D’Arrigo, altre opere

9 febbraio 2011 § 1 Commento


Continua la nostra rassegna grafica dedicata alle opere di Stefano D’Arrigo. Dopo il precedente post dedicato ad Horcynus Orca, affrontiamo oggi le altre opere dell’autore.

2000: Prima edizione Rizzoli dei Fatti della fera. Elegante edizione in occasione della ripubblicazione dell’opera completa da parte dell’editore (progetto grafico di Enzo Aimini). Titolazione racchiusa in riquadro bianco da una doppia cornice sullo sfondo color cartone della pagina; in copertina un’elaborazione grafica da una carta nautica dello stretto.

2000: Edizione Mondolibri, in pieno stile club del libro, su un libro non proprio da Mondolibri. In copertina indovinate un po’…“La marina di Napoli” di Gaetano Esposito. Bordo color Melanzana, copertina solida, immagine immediata e caratteristica: perfetto libro Mondolibri.

2004: Seconda edizione Rizzoli, questa volta nella BUR. Progetto grafico Mucca design bello, evocativo e aderente al tema (finezza studiata o no, torna la cornicetta attorno al titolo. Ma forse no visto che c’è in tutta la BUR).

1982: Prima edizione Mondadori di Cima delle nobildonne. Orribile, triste, senza senso, lontanissima dal tema trattato (placenta, egitto, Stoccolma, chirurgia).

2006: Riedizione Rizzoli. Tutto come al solito cornicetta ecc… Torna il tema archeologia: sullo sfondo antiche rovine di popoli scomparsi. Silenziosa ed evocativa.

1978: Seconda edizione di Codice Siciliano per i tipi di Mondadori nella collana delllo Specchio. Non ci è riuscito di trovare un’immagine della prima edizione Scheiwiller 1957. Copertina del tutto standard, affatto personale. Da ricordare giusto come elemento d’inventario.

2010: Chiudiamo con Il Licantropo. Prose inedite pubblicate dall’editore pistoiese Via del vento, tiratura numerata di 2000 copie. Sfondo Ocra giallo (nome della collana) con “Il solitario”, matita su carta di Anonimo.

Ancora si ringraziano per la gentilezza e l’insostituibile aiuto iconografico gli Anobiiani Serenus, Arwen, Simona e Attilio Coco.

A D’Arrigo un saluto.

Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca, Mondadori 1975

6 febbraio 2011 § 22 commenti

Il 6 febbraio del 1975, dopo oltre 15 anni di fatiche, l’Orca iniziava finalmente il suo lungo viaggio.

Fu un lancio di proporzioni straordinarie (e assolutamente folle per un’opera prima):  leggenda narra di una prima tiratura da 50mila copie, affissioni, recensioni su tutti i maggiori quotidiani, i periodici e le riviste accademiche.

Ma tanto clamore si risolse in un rapido naufragio: metà della critica gridò al capolavoro, l’altra metà al disastro; 80.000 copie vendute in un batter d’occhio pochissime delle quali vennero lette, poi il silenzio. L’accademia decise di prendersi del tempo e di lasciar passare la foga pubblicistica dei dibattiti. Troppo tempo.

Fatta eccezione per l’amore e l’attenzione costante di pochi studiosi, pochissimi si cimentarono negli anni nella lettura e nello studio dell’opera e oggi ai pochi, folli, innamorati lettori di D’Arrigo non resta neanche il conforto d’una ristampa. Siamo parte dei folli e degli innamorati anche noi, e oggi vogliamo ricordare le copertine di questo capolavoro.

1975: Prima edizione Mondadori, 1256 pagine, copertina rigida blu mare rivestita da una sovracoperta dalla carta deliziosamente fragile; affascinante nella sua semplicità: cornice blu che corre lungo tutto il bordo; sfondo, dorso e quarta di copertina bianco panna (col tempo bianco sporco, ma fa lo stesso la sua figura); titolo e autore, dal lettering essenziale ed elegante, bastano a presentare il testo.

 

1975: Una vera chicca. A testimoniare il successo clamoroso dell’apparizione dell’Orca: Renzo Cortina, Horca Myseria, Milano, Editrice Cavour. Inutile spendere parole sulla sfacciata quanto spiritosa trovata del libraio Cortina: impossibile non sorridere; eppure siamo certi che D’Arrigo non dovette prenderla bene…

Affascinanti legami di parentela. A sinistra Melville, Moby Dick, Arion Press 1979; progetto grafico di Andrew Hoyem, illustrazione di Barry Moser. A destra Horcynus Orca nell’edizione Oscar Mondadori 1982; 1096 pagine, due volumi. Font identici, stessa alternanza di tondo e corsivo, stesso concept, illustrazione nella medesima posizione.

Uniche differenze: nell’edizione Mondadori il nome dell’autore appare in corsivo e in rilievo sopra l’illustrazione. Bellissimo il font -il ductus della “A” maiuscola è quasi emozionante-. Identiche, eppure l’edizione Mondadori (la cui filiazione dal progetto di Hoyem è più che evidente) appare più equilibrata ed armonica nella dimensione progressiva dei caratteri e nell’uso del tondo.

1994: Seconda apparizione dell’Orca negli oscar Mondadori, ancora 1096 pagine, due volumi, stessa illustrazione per quanto inspiegabilmente impoverita del chiaroscuro; compare la cornicetta rossa dei Classici.

2003: L’Orca approda alla Rizzoli in elegantissima quanto solida edizione, in occasione della ripubblicazione dell’opera completa da parte dell’editore (progetto grafico di Enzo Aimini). Riappare la sovracoperta, volume nuovamente unico (sempre 1096 pagine però), titolazione racchiusa in riquadro bianco da una doppia cornice sullo sfondo color cartone della pagina; in copertina un’elaborazione grafica da Mirò.

Nel prossimo post: I fatti della Fera, Cima delle Nobildonne, Codice Siciliano e Il licantropo.

N.B. Manca all’appello un’edizione mondolibri 2003 (forse 2001) di cui, purtroppo, non siamo riusciti a procurarci alcun’immagine. Si ringraziano per la gentilezza e l’insostituibile aiuto iconografico gli Anobiiani Serenus, Arwen, Simona e Attilio Coco.

Un film in texture-animation

29 gennaio 2011 § 2 commenti

S’intitola The Thomas Beale Cipher, l’abbiamo visto qui, e ha pure un sito.


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