Kafka di Peter Mendelsund, Schocken. Terza seduta

16 febbraio 2011 § 4 commenti

Terza seduta “psicografica” per Who’s the reader: libere associazioni grafiche a puntate. Partendo dalla tricromia del ‘900 pop del Supplente siamo arrivati alla policromia reclamistica dell’ultimo Domenicale del Sole 24 ore. Facciamo ora un passo indietro e torniamo agli sguardi che inseguono Attilio Forra, al “sospetto di cui si sente vittima ma di cui in qualche modo è anche artefice”, torniamo agli occhi.

Lo stesso occhio che Alice Beniero ha interpretato come texture, assume un ruolo da protagonista nel progetto grafico dedicato a Kafka da Peter Mendelsund per i tipi dell’editore Schocken.

La scrittura Kafkiana -dice il designer sul suo blog– ha sempre dato vita a progetti grafici caratterizzati dalla “fascistizzazione” dei propri elementi: la costruzione rigida, le tonalità scure o spente, la tensione negativa. Il suo tentativo è stato invece quello di riuscire a valorizzare l’umorismo nero dello scrittore e la sua parola esoterica, ieratica e spiazzante non attraverso i soliti schemi tetri e costrittivi, ma con l’uso del colore e dell’ironia impiegando una logica malata ma coerente nella sua sistematicità. Mendelsund andava insomma alla ricerca del paradosso (a questo proposito molto interessante il contest della rivista Finzioni).

Puntando in questa direzione, quale miglior elemento dell’“occhio” per tradurre sulla pagina allo stesso tempo intimità e paranoia, valorizzare l’individuo e  perseguitarlo. Concentrando su quest’elemento la tensione psichica e il processo al lettore, il designer ha quindi mano libera sul resto del prospetto e decide di usare il colore a tutta pagina, operazione -come sappiamo- sempre molto rischiosa, ma mai tanto azzeccata. La cromia piena e luminosa ha il merito di non rassicurare affatto il lettore, ma di aggravare piuttosto l’ansia dell’attesa nel vedersi sottoposto a processo in un contesto falsamente rassicurante, quasi infantile.

Ad aggiungere angoscia all’angoscia è il gioco della variazione sul tema in cui un elemento semplice e sensibile come l’occhio viene sottoposto a scomposizione o a mostruose mutazioni di colore (tanto basta per terrorizzare la mente semplice di un bambino). Il gioco su parti sensibili del corpo scatena, pur nel sorriso, l’ansia atavica in ognuno di noi. Nota a margine: il font usato è il Mister K ricavato dalla calligrafia stessa dello scrittore da Julia Sysmäläine.

Un progetto semplice e riuscitissimo, in grado di rompere con la tradizione pur salvandone (potenziando perfino) il sentire propriamente kafkiano.

Appuntamento a sabato per la nostra quarta e ultima seduta. Siate puntuali.

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Il supplente, Angelo Fiore, Isbn edizioni. Prima seduta

12 febbraio 2011 § 4 commenti

Oggi un post leggermente diverso dal solito. Parliamo di Angelo Fiore, Il supplente, Isbn edizioni, ma abbiamo pensato di farci raccontare la genesi del progetto di copertina da Alice Beniero, disegnatrice e grafica della casa editrice:

“Dal punto di vista grafico la particolarità di questa collana (Novecento Italiano) è il tempo: il momento storico e culturale della prima edizione del libro che Isbn ripropone, è l’elemento chiave del progetto grafico di copertina. Il Novecento è suddiviso in 3 periodi caratterizzati da elementi grafici differenti (primo periodo, fine ‘800 fino al 1930: riproduzione di un’incisione o illustrazione al tratto; secondo periodo, neorealismo 1940-50: foto in bianco e nero su fondo colorato; terzo periodo, avanguardie pop 1960-70: illustrazione concettuale a colori pieni).

Il progetto grafico della collana è nato prima del mio arrivo a Isbn e ti confesso che ho iniziato a lavorarci personalmente con «Lo sa il tonno» e «Il supplente», per i quali ho realizzato le illustrazioni e applicato il progetto grafico. Nell’illustrazione de Il Supplente volevo mettere in luce i sentimenti del protagonista, il suo senso di claustrofobia nei confronti del luogo in cui si trova, il sospetto di cui si sente vittima ma in qualche modo è anche artefice; li ho usati come texture perché rappresentano il suo ambiente interiore, alimentano la sua insoddisfazione.

Ho immaginato Attilio Forra come un uomo coperto dalla sua ombra, con lo sguardo all’indietro per «guardarsi le spalle», ma della stessa forma sospettosa delle persone per le quali nutre disagio. Ho cercato di semplificare l’immagine il più possibile, di usare pochi elementi grafici e di utilizzare pochissimo colore (di fatto l’illustrazione è in bianco e nero più un colore)”.

Ringraziando Alice per la sua disponibilità, inauguriamo con questo post il primo flusso di coscienza a misura di blog. Who’s the reader? va in terapia, libere associazioni grafiche in tre puntate: partendo da una copertina ne assoceremo liberamente delle altre in tre episodi, partendo da elementi grafici comuni, storie editoriali, o grandi firme. Alla prossima!

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