Max Pezzali e Jovanotti, separati alla nascita

18 ottobre 2013 § Lascia un commento

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O almeno hanno separato alla nascita i loro libri. Ed è tutto un trova le differenze fra gli anni ’90 e gli anni 2000, su dove volevamo andare e dove siamo andati: dall’autogrill lungo la rotta per casa di Dio a Capo Horn, dall’America che amavamo di Nord sud ovest est  a quella che ha scoperto di amare Jovanotti, dal Grazie mille di Max alla Gratitudine di Lorenzo. Siamo uguali ma diversi. E a differenza di quella di Moretti, forse la nostra generazione è riuscita a farci pace con questa cosa.

I big data delle copertine dei libri

16 ottobre 2013 § Lascia un commento

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Le rose sono rosse, le viole saranno pure blu, ma il colore in copertina è sicuro come te lo aspetti tu. Cioè, se vuoi leggere una storia d’amore punta al rosa, per un thriller va molto il verde acido, per i consigli e la vita delle celebrity le facce.  L’ho scritto meglio e in maniera meno cialtrona qui.

Questo per dire che se pubblichi un saggio di tecnologia non hai molta scelta: devi farlo blu o bianco. Oppure no? La copertina di Big Data, saggio edito da Garzanti, secondo me è molto azzeccata: caratteri super bold da cartellone pubblicitario sovietico, colori duri da iconografia totalitaria, titolo che incarna adeguatamente il contenuto debordando dallo specchio di pagina.

Bella, non trovate? Ovviamente la cover originale era molto blu e bianca.

I supereroi non sono come noi: come vivevano i felici

12 ottobre 2013 § 2 commenti

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Bernard Madoff è stato per molti anni uno degli uomini più importanti della finanza americana. La sua carriera è finita con una condanna a 150 anni di carcere per avere orchestrato una delle più grandi frodi finanziarie di tutti i tempi. Massimiliano Governi ha deciso di raccontare la sua storia dal punto di vista del figlio (suicida) in Come vivevano i felici, edito da Giunti.

In copertina un’opera di Adrian Tranquilli, artista contemporaneo che ha raccontato il nostro tempo attraverso la rilettura di icone della cultura pop. L’opera in questione fa parte del ciclo Know yourself del 2002-2004. Ritrae Batman (o chi per lui) in giacca e cravatta, seduto per terra, abbattuto, la ventiquattrore abbandonata al suo fianco.

Questa copertina ci dice varie cose.

-I supereroi non salvano più nessuno: i numeri e gli algoritmi si sono rivelati molto più pericolosi dei laser spaziali e dei turborefrigeratori a reazione e loro non possono fare più niente (non a caso è proprio un crack bancario di origine terroristica che nell’ultimo film di Batman mette in ginocchio il nostro eroe).

-Bruce Wayne è un gigante della finanza mondiale che di notte indossa la maschera di eroe per difendere Gotham City. Al contrario il supercattivo Bernard Madoff mentre tramava alle spalle dei risparmiatori ha indossato la maschera di eroe della City ogni giorno, dall’alba al tramonto.

-Governi parla di Felici, ma in copertina troviamo uno degli eroi più infelici di sempre. E questa è una scelta felice.

-Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, ma fuori dai fumetti non arrivano con un morso di ragno. Ecco perché i supereroi non sono come noi, noi siamo gli eroi.

Ottima scelta.

 

Cronache vere, Souvenir d’Italie cioè la gondola sul televisore acceso

8 ottobre 2013 § Lascia un commento

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Da qualche mese è uscito Cronache vere, l’antologia che Vicolo Cannery ha voluto compilare con alcuni dei nomi più interessanti della nostra giovane letteratura. Tema, il grottesco, sotto le spoglie di una rilettura espressionistica dell’Italia che si affaccia sulle pagine della rivista Cronaca Vera.

Qui ci interessa parlare del progetto grafico di Maurizio Ceccato che, come sempre, è bello. In copertina lo scrittore Lynchiano proposto da Vicolo Cannery: bravo borghese in cravatta e camicia con la testa pestata di storiacce nere e rosso sangue, di dicerie sboccate e malelingue. Per guardare ha un solo occhio, parla con cento bocche. Due orecchie resistono, per fortuna.

La seconda di copertina non la vedete, ma c’è un talloncino da poter ritagliare e spedire all’editore con i dati personali. Solo che non si dice perché. Cioè se ci si vuole abbonare, ricevere notizie sul catalogo o semplicemente fare le proprie rimostranze. Niente da fare, sta lì per non essere spedita. Perché questa antologia è rilettura ironica di quello stile e di quei temi, quindi mica bisogna aderire per davvero.

In quarta un po’ di tutto: font pulp, titolazzi, immaginette più o meno vintage che paiono ex voto, tutto quel che piace a Ceccato. E fa anche da quarta visto che si dice quel che si trova dentro (“Da drag queen a monsignore”, “Tonaca calibro 22”, “Miracolo a Civitavecchia”).

Ci si diverte tutti in questo librino: chi l’ha fatto, chi l’ha scritto, chi l’ha vestito, anche chi lo legge. Ma non si aderisce mai davvero, si mantiene sempre la giusta distanza e sulla cartolina suddetta non c’è neanche un posto per metterci la firma. E questo ci piace poco, ma solo questo.

Diorama, libri e Baustelle

25 settembre 2013 § 1 Commento

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I libri sono diorami, ricostruzioni in miniatura del mondo dove tutti i particolari vengono cesellati con fatica estenuante e assurda. Che senso hanno? I libri, intendo, e anche i diorami. “Nel diorama il tempo non può farci male, solo il culmine di vite singolari, l’illusione che non marciranno mai”. Forse sono lì solo perché qualcuno si dichiari amore eterno.

Walter Siti, Arrenditi! Resistere non serve a niente

14 settembre 2013 § 2 commenti

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Ho capito finalmente cosa non mi tornava.

Il romanzo di Walter Siti non ha un sottotitolo, ha un titolo sottinteso. Prima di “Resistere non serve a niente” infatti qualcuno deve dire “Arrenditi!”. Il titolo completo quindi dovrebbe essere: Arrenditi! Resistere non serve a niente.

A quanto pare la rapina a mano armata è finita male, qualcosa è andato storto e sono arrivate le forze dell’ordine. Ora loro stanno fuori e l’altro sta dentro, un insider, e dovranno trattare, fare del trading. Le trattative non sono ancora iniziate, ma già sappiamo che almeno uno muore visto che sta lì in copertina bello lungo sotto il lenzuolo.

Il problema è che non sappiamo neanche chi è l’eroe, non sappiamo se dobbiamo fare il tifo per chi sta facendo la rapina o per chi la sta sventando. Finisce male? Finisce bene? Per quanto continueranno a fare trading? Sono i buoni le forze dell’ordine? Sono i cattivi? E gli ostaggi chi sono? Ne faranno fuori uno ogni mezz’ora?

 

Perché gli ebook non hanno ancora sfondato e come potrebbero farlo

22 luglio 2013 § 14 commenti

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Qualche giorno fa Gabriele ha scritto un post in cui, fra le altre cose, dice questo: visto che i lettori non riconoscono agli ebook lo stesso valore che gli attribuiscono gli editori, veniamogli incontro, vendiamoli assieme al libro di carta, due prodotti al prezzo di uno (ipotizzo di poco superiore al prezzo attuale di un libro di carta).

A un primo sguardo potrebbe sembrare un’idea poco sensata. Perché io editore dovrei regalare al lettore qualcosa che gli interessa tanto poco? E per di più, perché mai dovrei investire delle risorse per continuare a produrla?

Eppure, secondo me, l’idea di Gabriele non è da scartare, anzi. Discutiamone un po’.

Nell’editoria c’è un mantra quando si parla di digitale ed è questo:
Avete visto cos’è successo all’industria discografica? Non si sono accorti che il terreno gli stava franando sotto i piedi e guardate cosa è successo. Impariamo da loro prima che sia troppo tardi.
Ma le cose non sono così semplici.

Da quando è cominciata l’era della riproducibilità, la musica ha sempre avuto bisogno di un mezzo per essere ascoltata: un grammofono, un giradischi, un mangianastri, un lettore cd, un lettore mp3, un computer.

Invece, da quando è cominciata l’era della riproducibilità dei testi (cioè concretamente dall’avvento della stampa), il libro non ha mai avuto bisogno di un mangianastri: è stato sempre e solo un libro.

[Possiamo discutere quanto volete sul fatto che anche il libro sia un mezzo e che prima c’erano le tavolette di pietra e i rotoli e bla bla bla. Ma supporto e mezzo di riproduzione sono sempre stati un tutt’uno -il libro stesso- a differenza della musica che ha sempre tenuto ben separate queste dimensioni –nastro/cd/mp3, lettore corrispondente-]

Dall’inizio dell’era della riproducibilità tecnica, la vita degli musicofili si è semplificata sempre di più e in un tempo relativamente breve. Forse fin troppo rapidamente, tanto che le case discografiche non sono state capaci di star dietro all’evoluzione tecnica.
Disco e grammofono: la musica diventa riproducibile a piacimento e si svincola dal tempo e dallo spazio determinato di un’esecuzione dal vivo.

Musicassetta: la musica diventa portatile.
CD: il supporto migliora le sue prestazioni.
Mp3: il supporto viene eliminato, la musica tende a coincidere con lo strumento di riproduzione. Impazza la pirateria.
Arriva Itunes: acquistare musica digitale legalmente diventa possibile e facile.
Streaming: il costo della musica si svincola dall’unità di contenuto, non si paga più per avere x minuti di musica x a disposizione; si paga per avere musica.

Col tempo, insomma, i musicofili hanno avuto a disposizione sempre più musica, fruibile in maniera sempre più semplice e sempre più economica. La digitalizzazione gli ha semplificato la vita.

Con i libri non è andata allo stesso modo. Dall’inizio dell’era della riproducibilità tecnica, il libro ha subito un’unica trasformazione di rilievo: è quella che stiamo attraversando oggi e non ci ha semplificato la vita.

Libro: è un oggetto.
Ebook e lettore di ebook: sono due oggetti.

Abbiamo un bel dire che in un lettore ebook possono essere contenuti migliaia di titoli, che si possono fare delle ricerche in un lampo e bla bla bla. Sono quisquilie. La verità nuda e cruda è che l’ebook è più difficile del libro di carta.

L’evoluzione della musica è andata in una direzione chiara: semplificazione. Nel giro di alcuni decenni gradualmente la musica ha perso peso, è diventata più economica, portatile, e infinitamente più disponibile.

Dopo mezzo millennio invece i libri sono diventati di colpo più complicati. Perché con il libro di carta pagavo 15 euro e avevo a disposizione 6 ore di lettura chiavi in mano, con l’ebook invece devo comprare due cose distinte (il file da leggere e lo strumento per leggerlo), imparare a usarle, e per la prima volta nella storia del libro avventurarmi nel magico mondo dell’obsolescenza dei supporti, dei formati e delle tecnologie.

Un incubo.

Ma ti pare che io lettore per un risparmio del 30% (più o meno tanto si risparmia comprando l’ebook invece del cartaceo) mi imbarco in questo salto mortale cognitivo? Ma neanche morto.
E noi stiamo ancora a parlare di DRM.

E’ ovvio che il mio sia un discorso tagliato con l’accetta, così com’è ovvio che l’ebook sia un supporto incredibilmente più ricco del libro di carta quanto a possibilità. Ma devo convincere anche la famigerata casalinga di Voghera, non solo quelli che “sono bravi col computer”.

Nella storia dell’uomo le uniche innovazioni che hanno avuto successo sono quelle che ci hanno semplificato la vita, non quelle che ce l’hanno complicata. I benefici dell’ebook sono straordinari, ma per goderne è necessario fare un salto cognitivo a dir poco acrobatico senza il quale questi benefici non sono neanche immaginabili. E’ necessario complicarsi la vita per renderla dopo incredibilmente più semplice. E’ un atto di fede, insomma, e nessuno ha mai acquistato un bel niente per un atto di fede.

Ecco perché penso che Gabriele abbia ragione quando dice che bisogna regalare l’ebook a chi compra il cartaceo. A costo zero un atto di fede diventa molto più probabile, il salto cognitivo si fa più accessibile, e avendo in mano un ebook gratis magari lo provo anche. Magari non mi dispiace. Magari comincio a capire che in alcuni casi un ebook è molto più comodo di un libro di carta. Magari comincio a capire che di alcuni titoli vorrei solo l’ebook che un po’ risparmio e non mi perdo niente, tanto di carta non me li comprerei.

E improvvisamente abbiamo creato un mercato, e gli ebook vengono venduti, e altri continuano a comprare i libri di carta e a usare ogni tanto l’ebook allegato. E gli editori vendono i libri e gli ebook. E tutti sono contenti.

PS questo è quello che Morozov definirebbe un post soluzionista, ma chissenefrega.