Omaggio a Cormac McCarthy

19 ottobre 2011 § 8 commenti

Quanto segue è il frutto della lunghissima e paziente ricerca di Stefano Scalich. Ricerca che per la sua profondità meriterebbe ben altra sede che questo blog. Siamo grati a Stefano per il suo lavoro e la sua amicizia.

Che faccia aveva il primissimo Cormac McCarthy? Dark come adesso o più bravo ragazzo? Ma soprattutto: conta di più la faccia o il vestito? Nessuno dei due: è questione di marketing…

Cormac McCarthy nel 1959 e nel 2005. Via archivio KNS e © Derek Shapton.

Metà anni Sessanta, America, sta uscendo il primo romanzo di CMC. La copertina splende bianca come il latte (sfondo) e rossa come il sangue (font). Il guardiano del frutteto è destinato a cambiare casacca non una, ma molte (1), molte (2) volte.

Bingo.

È iniziata la strada che lo porterà a quota 10 romanzi.

La prima sarta del figlio di Charles Joseph McCarthy si chiama Muriel Nasser. È lei a firmare le jacket di carta per il Nostro nell’arco di quasi due lustri; poi si innescherà un’evoluzione/rivoluzione coronata dal Rewind al lettering di marca David Pearson.

© Lee Crutchley | Quoteskine via flickr.

Ora Fast Forward. A qualcuno parrà strano che l’ultrasettantenne Cormac abbia impiegato tutto questo tempo per tornare alle origini. Beh… preziosi indizi abbondavano già dentro due articoli pubblicati un anno dopo l’altro da un designer che si chiama John Coulthart.

Ma in fondo come direbbe un certo poster (che di pochi mesi lo precede) questo è Cormac McCarthy. Nel senso che è un “laureato”, che è stato premiato dalla William Faulkner Foundation, che gli manca solo di scrivere un certo capolavoro e che poi questa valle di lacrime lo comprerà a occhi chiusi e braccia aperte.

Ma vestito di che? Vestito diverso, ovvio.

In casa McCarthy il guardaroba cambia dopo Meridiano di sangue. Rivoluzione: copertine fotografiche, stile western, illustrazioni zero. Responsabile della rivoluzione: la Critica. Responsabile dei responsabili: questo signore, che insegna a Yale e un giorno si fa traviare da questo altro signore (è tutto spiegato in questa intervista) e un altro giorno inserisce ancorché controvoglia (affiora en passant in questa altra intervista) Meridiano di sangue dentro questa specie di hit parade e poi un ultimo giorno si deciderà a scrivere questa introduzione dove si trovano sviolinate come questa.

Risultato dei Risultati?

Cormac McCarthy resta in Random House ma si sposta ai piani alti dove varca la soglia di Knopf: ed è lì che sfonda.

“The Judge”, via Dade.

In Random House comanda Sir Chip Kidd; è lui il guardarobiere della griffe CMC nel mondo delle Grandi Tirature. Con una piccola particolarità: una volta nella vita anche il Kidd disobbedisce agli insegnamenti del college optando per un’immagine che rilancia il titolo in copertina… peccato.

Soltanto i collezionisticonosceranno la pulizia graffitesca delle bozze promozionali.

Ma poco male: il resto del mondo mica sta a guardare.

A parte l’Italia (qui alcuni esempi), le migliori intuizioni dell’accoppiata McCarthy-fotografia arrivano dalla boutique di Susan Mitchell. Lei ha già un portfolio importante – negli anni le frutterà una signora carriera – e prende scatti molto classici, però li avvolge nel nero più nero.

È la prima a formalizzare il mix.

È qui che CMC diventa sul serio dark.

Partita chiusa? Macché, manca ancora “quel tocco”.

Illustrazione recuperata via Spinetingler Mag.

“Pearson si fa Mc Carthy”. Questo è il tam tam dei blog in area design verso l’inizio del 2011: infatti il Nostro sta cambiando ancora il vestito di copertina.

A prima vista la trovata di David Pearson pare un giochetto, ma il procedimento spiegato per filo e per segno è un cocktail che manderebbe al tappeto perfino Chip Kidd:

  • Avviare il computer
  • Avviare il software di grafica
  • Elaborare i diversi design
  • Trasformare i design in bitmap
  • Stampare i bitmap
  • Trasformare i bitmap in timbri gommati
  • Timbrare pile dopo pile di carta: timbro dopo timbro
  • Usare inchiostro, pressione e acqua (mai le stesse quantità!)
  • Scanner: selezionare le stampe ottenute
  • Ri-avviare il computer e il software di grafica
  • Sovrapporre versioni differenti della stessa “timbratura”
  • Opzionale: aggiungere qualche sfondo
  • Obbligatorio: aggiungere colore

Questa cosa si chiama Idea. Ma qua siamo al finale della storia…

… fermi tutti. La palma spetta ancora a Chip Kidd. È lui il capofila del ritorno al lettering; sulla prima edizione di The Road infatti c’è scritto ©2006 mentre le copertine di David Pearson escono quasi un lustro dopo.

Eppure.

Eppure è più divertente pensare a un testa-a-testa tra lui e il Kidd. Dunque se avete la passione del backstage ecco qualche piccola curiosità sull’Operazione Lettering:

  • La genesi? Probabilmente un altro lavoro di Pearson…
  • … siamo nel 2005, più o meno…
  • … ma c’è chi fa addirittura risalire tutto al 1972…
  • … ma restiamo nel 2010 di Pearson: sapevate che è lo stesso anno di Il Grinta?
  • Le frasi di copertina all’inizio non erano frasi-stampa…
  • … erano prese dal libro stesso…
  • … et voilà: ecco una delle prove di stampa

La Olivetti Lettera 32 di CMC, venduta all’asta per 254.500 dollari.

Torniamo ora a John Coulthart. Tre-quattro anni fa commentava così la grafica mccarthyista di area UK:

Le copertine britanniche delle sue ultime uscite raggiungono lo scopo della funzionalità ma risultano del tutto insipide: sembrano le classiche immagini partorite da un riunionificio […] Il fatto che tutta questa paccottiglia si rifletta anche sugli stessi romanzi non passa nemmeno per la testa ai responsabili marketing

Perché – concludeva sempre Coulthart – “sono le parole che contano, dopotutto”. E magari il significato della rivestizione-Pearson è proprio lì: le parole sono la miglior fotografia; le parole sono il libro; le parolesono il monaco e pure l’abito.

Il tocco di Pearson (e di Chip Kidd) ha sdoganato Mr. McCarthy da un immaginario che lo rispecchiava solo in superficie – lupe, cavalli, coyote, tramonti inevitabilmente rossi, indiani e corone indiane, Monument Valley, Grand Canyon, Vecchio West, panorami desolati in quantità – catapultandolo nel campionato dei Grandi. Che, proprio come CMC, sono prima di tutto un cocktail di lettere.

Un cocktail non per tutti, però. Diamo l’ultima parola a lui in persona, ci spiegherà chi e che cosa non gli piace:

Quelli che non trattano questioni di vita o di morte. [Proust e Henry James] io non li capisco. Quella non è letteratura, per me. Molti scrittori che vengono ritenuti grandi io li giudico strani.

Quanta strada hai fatto, vecchio. Eri l’Uomo del Rhode Island, una volta, ma adesso sei diventato l’Uomo del Pueblo… sei un Classico. Viva Cormac McCarthy.

Autoritratto di CMC, venduto per 3000 dollari il 24 settembre 2009. Via Bloomsbury Auctions.

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CORMAC MC CARTHY INTRO

GLI INIZI:

IL GUARDIANO DEL FRUTTETO: GALLERY COPERTINE

Da sinistra verso destra:

1965 hardcover USA

1966 hardcover UK

1969 paperback USA

1982 hardcover UK

Da sinistra verso destra:

1982 paperback UK

1993 hardcover UK

1998 paperback USA

2007 hardcover UK

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CORMAC MCCARTHY BOOKS

LE PRIME EDIZIONI AMERICANE DI TUTTI I ROMANZI

(DOPO IL GUARDIANO DEL FRUTTETO)

Anno Titolo Art director Illustrazione/Fotografia Extra
1968 Il buio fuori Muriel Nasser Muriel Nasser: bibliografia minima
1973 Figlio di Dio Muriel Nasser Nello stesso anno, Muriel Nasser faceva anche queste cose
1979 Suttree Jack Ribik Jack Ribik:bibliografia minima
1985 Meridiano di sangue Richard Adelson Salvador Dalí, Il carro fantasma (1933) Raro poster ispirato a una lunga scena del libro
1992 Cavalli selvaggi Chip Kidd David Katzenstein Perché il refrattario Chip Kidd ha scelto proprio una foto?
1994 Oltre il confine Chip Kidd Melanie Acevedo Perché Chip Kidd ha scelto quest’altra foto?
1998 Città della pianura Chip Kidd Larry Schwarm La fotografia originale usata per la copertina
2005 Non è un paese per vecchi Chip Kidd Matt Lindsay La fotografia originale usata per la copertina
2006 La strada Chip Kidd Una marea di interviste

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CORMAC MC CARTHY IN ITALY

I 3 VOLTI DEL CLASSICO

Le parole sono importanti, ma anche i numeri non scherzano. Della serie: come e perché l’Italia scopre Cormac Mc Carthy?

La chiave per capire tutto è la cronologia.

Infatti qui da noi i suoi romanzi non vengono pubblicati nell’ordine “giusto”, escono random:

1993 Cavalli selvaggi

1995 Oltre il confine

1996 Meridiano di sangue

1997 Il buio fuori

1999 Città della pianura

2000 Figlio di Dio

2002 Il guardiano del frutteto

2006 Non è un paese per vecchi

2007 La strada

2009 Suttree

Eppure c’è una logica. Perché c’è modo e modo di mettere in copertina le fotografie e qualcuno lo sa, a Torino. Gli riservano un trattamento-immagine che lo catapulterà fuori dal tempo nel giro di tre anni; tre saranno anche i volti italiani del McCarthy fotografico:

  1. Fase #1. La fotografia come pura immagine
  2. Fase #2. La fotografia trasformata in icona
  3. Fase #3. La fotografia travestita da idea assoluta

E attenzione. Il nuovo secolo di Mr. McCarthy si apre con uno scatto che sembrerebbe un ritorno alla fotografia. Però se andiamo a sbirciare che cosa fa il fotografo proprietario della fotografia suddetta, appare chiaro che il marchio CMC (in Italia) si posiziona dove non battono gli orologi.

C’è una logica anche per chi vuole capire le parole dietrole immagini. Le date-chiave sono 1993 e 1995; i nomi-chiave Guida e Einaudi:

  • Primo caso: ci troviamo davanti a un Cavalli selvaggi fresco di fama americana (ha bruciato 190.000 copie in sei mesi) e proposto da un editore napoletano. Lo pubblica nella traduzione di Riccardo Duranti e batte in volata i marchi più grossi.
  • Secondo caso: è l’esordio mccarthyista nel gotha letterario dei Supercoralli torinesi. Non ne uscirà mai più: blindato.

Altri due nomi chiave: Raul Montanari e Marisa Caramella. Lui lo traduce e lei – lo sanno in Italia e lo sanno anche in America – lo propone/cura/segue.

Montanari conia un’espressione che è quasi un brand, un vero e proprio marchio di fabbrica dell’immaginario CMC: Apocalypse west. Se avete aperto l’articolo, premete la combinazione CTRL+F e poi digitate “McCarthy non è stato scoperto dal pubblico”. Poi leggete (bene) tutto il paragrafo. C’è la ricetta per creare un classico.

“Trout breaking”, Winslow Homer, 1892.

Licenza poetica: lasciate perdere Non è un paese per vecchi e La strada. Sono diventati film e in quei casi chi dice marketing editoriale dice “Vuolsi così colà dove si puote”.

Ma vediamo il resto. Il guardiano del frutteto ormai è foto-non-foto, mentre per Suttree, in via Biancamano fanno il triplo carpiato scegliendo un quadro che ha un titolo cugino di un altro titolo e che chiaramente ha anche un autore ben preciso.

Siamo all’astrazione pura. Cormac McCarthy è stato vestito da Classico.

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CORMAC MC CARTHY BACKSTAGE

MAPPE, MANOSCRITTI, MOSTRE

Ogni scrittore ha un retrobottega. Ecco una selezione di quelli targati Cormac McCarthy:

  • Quelli per chi vuole mettersi sulle tracce di CMC
  • Quelli per chi vuole sbirciare tra i manoscritti di CMC
  • Quelli per chi vuole vederli in mostra
  • Quelli per chi vuole orientarsi in Meridiano di sangue
  • Quelli per chi vuole sapere (dopo 30 anni) cosa c’è dietro a Suttree
  • Quelli per chi vuole smettere di immaginare la strada percorsa dentro La Strada.

Stefano Scalich

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§ 8 risposte a Omaggio a Cormac McCarthy

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