Einaudi Stile Libero “Houston abbiamo un problema”

14 luglio 2011 § 8 commenti

“Huston abbiamo un problema”. Si, perchè non si può più dire che si tratti di peccati veniali (come questo), o di occasionali cadute di stile (come questa); e per quanto capiti anche di vedere degli ottimi lavori (come questi) non ci resta che constatare il passo indietro compiuto da Stile Libero, quantomeno dal punto di vista della continuità dei risultati (su cui, nella precedente incarnazione, si poteva mettere la mano sul fuoco).

Eccoci dunque a Un buon posto per morire. Questa la presentazione, in breve, sul sito della casa editrice (nostre le sottolineature): “Uno scatenato romanzo di azione e di avventura. Dove ognuno è costretto a entrare in gioco per sventare il Complotto che sta alla radice di tutti gli altri e salvare il pianeta dalla estrema catastrofe”. Anche se un po’ lunghetta vale la pena riportare anche la trama (sempre nostre le sottolineature):

Alzando gli occhi al cielo non si vede, eppure è lí. Il Sole Nero. Il Distruttore. Fra trenta giorni se ne accorgeranno tutti, ma allora sarà troppo tardi. Pochissimi sanno cosa sta per accadere: politici, industriali e finanzieri, vertici religiosi e militari. Ogni gruppo di iniziati al segreto trama ai danni degli altri, con un proprio obiettivo… Ma esiste una speranza. Secoli fa qualcuno ha creato uno strumento per opporsi a questa diabolica cospirazione. Un Gioco di codici ed enigmi pensato per addestrare in segreto i Salvatori dell’Umanità, adeguandolo alle tecnologie delle diverse epoche.

Tocca a due estranei, Leo e Claire, un uomo e una donna feriti e disperati, e ignari del pericolo, raccogliere la sfida. E cercare di fermare il conto alla rovescia verso il Giorno del Giudizio, costi quel che costi. Alleandosi anche con il diavolo. Perché il mondo, dopotutto, è un buon posto per vivere. Leo e Claire si conoscono al funerale dei loro figli. E subito devono scoprire che ogni incubo, ogni allucinazione è nulla di fronte alla realtà. Ma nelle loro mani, e di pochi altri compagni di fuga, da un continente all’altro fino all’Antartide, tra nemici che ereditano conflitti forse piú antichi della Terra, c’è la chiave della salvezza. E della piú sconvolgente lotta contro il tempo mai immaginata in un romanzo.

Inciso per aspiranti scrittori: sappiate che un manoscritto inedito con allegata una sinossi del genere non verrà pubblicato mai da nessuna casa editrice, su questo potete giurarci.

Veniamo al testo. Ci muoviamo evidentemente nel territorio della narrativa di genere, e su questo nulla da eccepire; ma allora perchè pubblicarlo dentro Stile Libero, collana tradizionalmente giovane e di ricerca, improntata a letterarietà “di larghe intese”? Questo, come anche altri testi, avrebbero forse potuto trovare più adeguata accoglienza in una nuova collana dedicata, e davvero non riusciamo a comprendere cosa abbia spinto invece nella direzione del restyling grafico e della svolta editoriale.

Chiudiamo con una nota sulla copertina che, se non in un’ottica di collana, in una prospettiva di genere si rivela funzionale. Stona solo il corsivo appena accennato di “Boosta” che, senza alcun reale valore aggiunto, attira lo sguardo del letttore a scapito dell’esplosione solare sullo sfondo, vero centro focale del progetto. Speriamo che i nostri astronauti riescano presto a tornare a casa.

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§ 8 risposte a Einaudi Stile Libero “Houston abbiamo un problema”

  • federico novaro scrive:

    Il problema dell’Einaudi è l’Einaudi. A me paiono in pura crisi psicanalitica ormai. C’è un padre ingombrante (il Principe…) che si deve uccidere, e l’impossibilità di farlo, perché si vive della sue eredità. E il sonno della ragione, si sa, genera copertine orrende🙂

  • Mattia scrive:

    Un altro bel post. D’accordo sulla copertina: continianamente, sono di quelli che pensano il gusto sia una facoltà oggettiva🙂.
    Dissento cautamente sul fatto che pubblicare un libro di genere nella collana “Stile Libero” sia un errore, visto che oggi sono proprio i generi a configurarsi come “luoghi di grandi intese”.
    Non voglio fare il pedante postmodernista di turno, ma è con questa politica che Stile Libero è riuscita a ospitare gruppi di scrittori emergenti (più o meno giovani, più o meno profittevoli) accomunati dalla stessa idea di scrittura (NIE docet).

  • federico novaro scrive:

    riguardo al discorso su generi/stile libero, sono daccordo con Mattia. La forza di Stile Libero è stata proprio storicamente (è da mo’ che ha cominciato) la capacità di fare entrare i canoni dei generi sotto il marchio Einaudi, culturalmente non attrezzato per farlo. È l’unica vera cesura (per altro, significativamente, ancora accompagnata dal Principe) fra Einaudi come si è cristallizzata nella memoria dei cultori dell’editoria novecentesca, e il tenativo di traghettarla in un modo di fare editoria più libero -dal Principe -certo non dal Padrone🙂
    Ormai, malgrado i molti svarioni, ma spesso anche in virtù loro, Stile Libero è il grumo più coerente dell’Einaudi Mondadoriana. Resta il fatto che Falcinelli (son ben sue le copertine, vero?) resta un grande che con Stile Libero sembra lavorare ogni tanto come girato dall’altra parte.

  • Vanessa scrive:

    io invece non concordo sulla copertina, la trova orribile, sembra un volume degli anni ’70, l’impressione che trasmette secondo me è di un libro scadente di un thriller da mercatino dell’usato.

  • sarasx scrive:

    Però mi si permetta: Tullio Avoledo ha un suo pubblico, un pubblico di fan fedelissimi e appassionati. Ha sempre scritto per Einaudi (e da pordenonese tanto di cappello quindi). Boosta, che da musicista dei Subsonica ha la sua platea, in questo momento gode di un momento particolarmente felice.
    E in questo mix la copertina è perfetta: il corsivo del nome richiama l’attenzione dei fan, la copertina catastrofica richiama lo stile avolediano, in parte almeno.
    Io ancora non l’ho letto solo per il numero di pagine che mi spaventano al momento: tanto più sapendo che l’hanno scritto col BB… (o almeno così han raccontato)

    • giupasserini scrive:

      Forse hai ragione… mi sono lasciato influenzare dal mio povero amore per i Subsonica. In fondo funziona, stona solo esteticamente, ma l’importante è che funzioni, quindi promossa.

  • Luca Albani scrive:

    Confermo il commento di sarasx… appartenendo al pubblico di Avoledo comprerei un suo libro anche se avesse la copertina più brutta di sempre e brulicasse di scorpioni vivi🙂

    Vogliamo parlare ad esempio dell’edizione economica dello “Stato dell’unione”, Sironi 2006? http://bit.ly/r1C0p1 Grazie al cielo ho acquistato la versione cartonata dell’anno prima😉

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