Umberto Eco, La memoria vegetale e altri scritti di bibliofilia, Bompiani

10 luglio 2011 § 2 commenti

Viviamo un rapporto di amore-odio con i libri che parlano di libri. Da una parte li consideriamo un po’ irritanti, dall’altra ne siamo fatalmente attratti: ideali da portare in dono, perfetti come soprammobili, sono il miglior esempio di libri che non hanno alcuna necessità di essere letti e, per tanto, solitamente non li si legge (ma li si compra solo).

Eppure, nella loro inutilità, restano straordinariamente affascinanti. Quasi sempre inoltre hanno due pregi: sono ben scritti (presupponendo vaste letture da parte dell’autore) e sono ben  fatti (presupponendo un gusto comune tanto all’autore quanto al lettore a cui l’opera è indirizzata).

Prendiamo ad esempio la Memoria vegetale di Umberto Eco. Sullo sfondo un’elaborazione grafica da una stampa a carattere botanico: scelta non casuale visto che da sempre gli erbari sono stati fra i libri più cari ai bibliofili per la loro bellezza.

Poco sopra il baricentro del prospetto (fissato dal logo Bompiani a centro pagina), in una fascia bianca trova posto la titolazione: l’attenzione del lettore viene concetrata sul titolo lasciando in second’ordine il nome di Eco. Scelta coraggiosa, ma che qualifica subito il libro come un’opera di alto livello che rispetta il lettore e ne sollecita la curiosità intellettuale prima che lo stupore di pancia. Cortesia ben accetta, d’altra parte la bellezza della stampa sullo sfondo e l’equilibrio della pagina si saranno già conquistati il lettore più adatto.

Piacevole il contrasto fra lo sfondo opaco e  la fascia di titolazione lucida. Elegante anche la quarta di copertina: bianca, solo testo e nessuna foto dell’autore, ben congegnata in relazione al target di riferimento: non una parola su Eco ma tre paragrafi dove vengono spiegati il titolo del volume e il contenuto oltre a indicare le fonti di provenienza dei singoli contributi. Completa l’opera la rifilatura del taglio con gli angoli smussati. Un progetto di alto livello coniugato alla semplicità (e al prezzo) di un’edizione economia, sono soddisfazioni.

PS sullo stesso genere ci era molto piaciuto La febbre dei libri del libraio antiquario Alberto Vigevani, Sellerio editore, che ci sentiamo di consigliare calorosamente per la lingua affabile e liberale e la passione vera, mai divorante, ma come le passioni più autentiche nutrita da affetto silenzioso; specialissimo l’uso della punteggiatura: leggero, semplice e disponente. Può stancare, e a tratti certo snobismo può dare noia, ma non si smette mai di desiderare di ascoltare di più.

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