La cover di Wired, maggio 2011

9 maggio 2011 § Lascia un commento

A pagina 022 (sic) del numero di questo mese, David Moretti, art director di Wired annuncia pulizie di primavera: “Restyling è una parola che ci piace poco: in fondo Wired ha sempre voluto che il suo segno non fosse troppo ingabbiato. Dopo 27 numeri abbiamo sentito l’esigenza di ritrovare un punto di partenza” e indica nell’ordine i punti su cui si concentrerà il lavoro dei grafici: rubriche, sequenza di lettura, dettagli grafici.

Siamo fiduciosi: Wired ha portato nel panorama dei magazine italiani, ossigeno, fantasia e voglia di rischiare. Sapranno trovare soluzioni adatte (e in parte le hanno già trovate in questo numero) per continuare a fare un giornale bello e interessante. Ma c’è un ma.

“Voglia di rischiare” dicevamo, perchè occuparsi di grafica costringe ad alzare l’asticella prova dopo prova, nel tentativo di spingere sempre più avanti il confronto fra le aspettative del lettore, le risorse dei creativi, e le esigenze dei contenuti; e questo comporta il rischio che strada facendo il lettore si perda, o si perda  il contenuto, o talvolta il grafico.

E’ il caso della copertina del numero di questo mese di cui proprio fatichiamo a comprendere la logica (o l’estetica, che in fondo in questo caso sono un po’ la stessa cosa). Su tutto non ci spieghiamo l’orribile semicerchio rosa in alto a destra: oltre a fare a pugni coi colori del resto della copetina e a coprire in parte il titolo,  rompe il ritmo del prospetto introducendo un elemento curvilineo in un andamento prevalentemente squadrato; la notizia fra l’altro, per quanto di richiamo, non è di quelle che ti ribaltano dalla sedia e non giustifica soprattutto l’invasione della testata.

Restando sui titoletti in alto ci viene da pensare che fra “Privacy” e “Leonardo 2.0” sia “Privacy” l’argomento più caldo, pertanto non ci spiegamo l’uso dell’argentato opaco -poco visibile oltre che irritante– invece del blu (o meglio, ce lo spieghiamo nell’ottica di creare una buona alternanza inversa a quella dei riquadri sottostanti conteneti la testata, ma in questo caso la semplice inversione nella collocazione dei due titoletti adiacenti avrebbe risolto il problema).

Veniamo adesso al colore di sfondo. Il grigio metallico sfumante al bianco, oltre a creare un ambiente cromatico coerente con il colore della bottiglietta, permette di collocare a metà pagina una linea di orizzonte che aiuta a scandire la pagine e a collocare l’oggetto di copertina in un ambiente più realistico; non siamo sicuri però che la resa non sarebbe stata più efficace con l’uso esclusivo del bianco (forse però troppo vicina la copertina con Saviano su sfondo bianco).

Parliamo di font e corpo del carattere. La cover-story è introdotta da un titolo dal corpo esilissimo, poco adatto a colpire il lettore. Il corpo aumenta, in linea con lo stile del web, nelle parole chiave mediante l’uso del grassetto, ma se tale soluzione in un post di 1000-2000 battutte ha il suo significato, su una distanza di 50 battute la logica si perde rivelandosi un espediente innaturale e -anche qui- irritante.

Restandosul tema, lo stile calligrafico dei caratteri in basso a destra se da una parte riesce a movimentare la pagina, dall’altra si pone come contraltare necessario a un eccesso di tratti squadrati sul resto del prospetto; ma gli opposti non sintetizzano, e gli estremi restano estremi: di là troppo esile e spigoloso, di qua troppo molle e svolazzante; della manina poi non sentivamo alcuna esigenza.

Si è capito? Questa copertina proprio non ci è piaciuta, ma -come dicevamo- il tentativo di spingere l’asticella sempre un po’ più in alto fa parte del gioco dell’innovazione. Alla redazione va riconosciuto il merito di compiere una ricerca grafica e continutistica continua con orecchio attento ai propri lettori, prova ne è il “Borsino della cover” apparso proprio sul numero in questione dove incrociando i dati di vendita e le opinioni sulle copertine, si va alla ricerca dell’algoritmo della copertina perfetta. Il risultato? Eccolo qua:

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