Editoria digitale, tornerà l’Einaudi degli anni ’50?

30 aprile 2011 § 1 commento

C’è stata una stagione nell’editoria italiana che ha visto nella casa editrice un laboratorio culturale di eccellente fervore, una congiuntura fortunata in cui talenti e intelligenze di livello eccezionale si sono incontrate nello stesso tempo e nello stesso luogo animate da un comune sentire a dal desiderio di dare un indirizzo forte alla cultura italiana.

Era il tempo delle idee, non ancora delle ideologie (o magari anche delle ideologie, ma non ancora dell’Ideologia) ; delle persone, non ancora dei personaggi; e dei progetti, non ancora (o meglio non solo) dei piani economici. Una stagione corsara e straordinaria che ha visto la sua più completa incarnazione nell’Einaudi a cavallo della metà del secolo, quella di Cesare Pavese, Giaime Pintor, Massimo Mila, Elio Vittorini, Italo Calvino e Natalia Ginzburg, un laboratorio in cui tutte le figure della casa editrice s’incontravano tutti assieme a discutere, pensare e costruire.

Ma anche questa stagione è giunta alla fine. La casa editrice ha completato la sua trasformazione in azienda, ha razionalizzato e specializzato i suoi uffici, ha plasmato figure professionali pratiche ed efficienti ottimizzando così il suo processo decisionale e produttivo guadagnando in rapidità e organizzazione. Poi è arrivato il digitale.

I tecnici e gli addetti ai lavori non smettono di stupirsi della lentezza e della prudenza con cui gli editori (grandi e piccoli) stanno affrontando la sfida del digitale, e arrivano a disperarsi quando per la valutazione di un qualunque progetto devono confrontarsi con tempi di risposta di intere mensilità. Non è colpa di nessuno. Qualunque prodotto digitale nasce ibrido: impossibile produrlo, promuoverlo e commercializzarlo senza l’osmosi delle più diverse competenze professionali; osmosi che le grandi aziende hanno tradizionalmente abbandonato a favore di una più specifica organizzazione del lavoro.

Nella filiera tradizionale un contenuto scelto e confezionato dalla direzione editoriale viene poi affidato al commerciale, ai grafici e al marketing per essere promosso e distribuito. Tutto il resto è compito degli uffici amministrativi.

Ma la vita di un contentuo digitale è molto più travagliata: anzitutto non si dà al di fuori di una forma grafica e concettuale che coinvolga direzione artistica e marketing. La sua distribuzione va strettamente monitorata tanto dall’amministrazione quanto dall’ufficio marketing che deve rendersi pronto ad intervenire rapidamente sui feedback coordinandosi con la direzione editoriale per l’eventuale rilascio di nuovi contenuti. Il tutto deve avvenire sotto la supervisione dall’ufficio grafico che in ogni momento del processo deve garantire che lo scambio editore-lettore-autore avvenga in un ambiente confortevole e di gradevole ergonomia intellettuale. Ecco il laboratorio della nuova editoria, ecco a voi l’Einaudi del 2050.

Magazine 2.0. L’editoriale non tipografico.

1 febbraio 2011 § 1 commento

In un post di qualche tempo fa avevamo espresso tutta la nostra perplessità nei confronti delle soluzioni messe in campo fin’ora per le copertine dei magazine 2.0.

Dicevamo che il tasto su cui molti continuano a battere è quello di certa video-multimedialità: copertine come trailer, video spot, un po’ come i giornali di Harry Potter. Uno scenario che non finisce di convincerci (ci risulta difficile immaginare una homepage dove contemporaneamente 20 o 30 copertine si animino e comincino a muoversi).

Ma se l’animazione di copertina venisse spostata dal frontespizio alla seconda pagina? E’ quello che ha provato a fare la rivista trimestrale Signature: un’interessante stop motion che vede l’illustratore Will Bryant ripreso dal fotografo americano Adam Voorhes.

Nel caso in questione la soluzione si limita al suo valore artistico, ma non abbiamo difficoltà ad immaginarla come nuova sede non-tipografica di un possibile editoriale per immagini. Una volta che il meccanismo risultasse collaudato, il lettore avrebbe come ulteriore spinta all’acquisto la promessa dello svolgimento della storia di copertina. Interessante e niente affatto futuribile.

Visto qui.

Magazine cover design. Riviste per Ipad

26 gennaio 2011 § 1 commento

Come dicevamo qualche tempo fa in questo post, le possibilità che il digitale ha aperto al design tipografico sono straordinarie: la progettazione di contenuti dinamici, adattabili all’utente, al contesto e al luogo di utilizzo non è più un miraggio, e anche per le copertine si aprono prospettive rivoluzionarie

che al momento, purtroppo, restano delle prospettive molto, molto lontane. La copertina di Vogue uomo, nella versione giapponese per Ipad, ne è un esempio lampante. L’effetto è lo stesso di certa raffinata produzione artigianale usa a raffigurare icone religiose dinamiche, la cui effige muta a seconda della prospettiva assunta dall’osservatore (per intenderci: i Cristi psichedelici che si trovano sulle bancarelle). Nel caso specifico si sfiora il grottesco.

Decisamente poco riusciti anche i tentativi di Wired da cui ci si sarebbe potuto aspettare qualcosa di meglio. Inverosimilmente comica, invece, la copertina di Mariclaire: nella migliore delle ipotesi Emma Watson sembra prossima ad una crisi epilettica, nella peggiore sembra stia seduta su qualcosa di molto, molto scomodo. Si salvano invece le copertine di Project, magazine pensato e progettato esclusivamente per Ipad: se non rivoluzionarie, portano almeno qualche buona idea. Ma come si vede la sfida è ancora molto aperta.

Ebook. Quale futuro per le copertine?

16 gennaio 2011 § Lascia un commento

Che fine faranno le copertine con l’avvento dell’ebook? E’ una domanda che qualche tempo fa si è fatto Carlo Annese sul suo blog la cui risposta, tuttavia, ci convince solo in parte. Due i tasti su cui si batte: quello della multimedialità (si pensa a mini-spot, video, animazioni…) e quello della personalizzazione.

Facciamo un passo indietro. La smaterializzazione del supporto costringe a rivedere la progettazione grafica del libro perché vengono meno due elementi fondamentali: la dimensione meccanica dell’oggetto (il movimento, l’articolazione, lo sviluppo dell’oggetto nello spazio, il gioco delle cerniere, il piacere di innescare e seguire il meccanismo…), e il potenziale dei materiali che, lasciando da parte feticci come “l’odore del libro” o “l’emozione della carta”, è indubbio che giochino un ruolo sensibile nella presentazione di un volume (il peso, le dimensioni, il rapporto tra questi elementi, il tipo di carta, il formato ecc…).

Punto primo: la liberazione dalla fisica potrebbe permettere di progettare -ad esempio- bandelle più ampie del libro stesso, o pagine tridimensionali senza il limite (affascinante e a volte esaltante, come nel caso dei libri d’artista) della fisicità. A livello puramente concettuale quindi s’intravedono grandi potenzialità.

Punto secondo: la fine della materialità è una questione di rilevanza assoluta poiché incide tanto sul’’estetica del testo, quanto sulla collocazione della sua identità all’interno della produzione di un editore, in una collana ecc.. Non sarà più possibile optare per una carta opaca o lucida, per cartoncino o brossura. Quali saranno quindi le differenze tra Hardcover, brossurati e superpocket? Come cambia l’identità di collana? Ha ancora senso parlare di 3 (o più) riedizioni differenti di uno stesso libro via via più economiche, diverse per materiali e prezzo?

Il problema non è risolvibile con del semplice rendering grafico; si tratta piuttosto di ripensare processi editoriali consolidati da decenni in una direzione nuova ma altrettanto duratura. Sempre dal blog di Annese, ecco un’intervista sul tema con Stefano Salis.

In questo post: qualche idea per la progettazione di una copertina 2.0.

Blog on Books: il meglio del 2010

29 dicembre 2010 § 7 commenti

Libri, libri, libri. Eccovi una breve lista delle voci del web che in questo 2010 abbiamo consultato con più interesse ma di cui -per ragione di spazio od opportunità- non abbiamo mai avuto occasione di parlare:

Cominciamo parlando di editoria:

…you’ll love publishing: divertente, vario e interessante, sicuramente fra i nostri preferiti;

fogli sparsi: tumblr di recente scoperta, molto elegante, racconta -spesso citando con classe- di “roba da editor”;

federico novaro libri: blogger di razza attento tanto al contenuto quanto agli aspetti grafici dela produzione editoriale, imperdibile;

legge sul prezzo dei libri: i famigerati mulini a vento lottanto contro Don Chisciotte;

la vera editoria: editor un po’ arrabbiato ma sempre interessante quanto a retroscena.

 

Per l’ambito grafico si consigliano:

I love tipography: tutto su caratteri, tipografia e affini;

book covers anonymus: copertine e grafica editoriale molto britannica (e un po’ ameriKana);

the casual optimist: idem con patate;

books by its cover: ri-idem con patate;

>notes: qui ci spostiamo verso il design;

this isn’t happyness: un po’ deprimente, ma una vera chicca.

 

Su libri letteratura e affini segnaliamo:

cose da libri: blog abbastanza vario ma sempre interessante;

revolutionine: imperdibile per gli amanti di David Foster Wallace e delle ibridazioni fra matematica e letteratura;

l’apprendista libraio: le esilaranti avventure di un libraio alle prime armi;

dei libri passati presenti e futuri: ma più che altro futuri, le opinioni e le sintesi dell’ottimo Mediadigger;

il corriere della letteratura: recensioni, pensieri e opinioni sul mondo del libro;

la fumettista curiosa: fumetti, graphic novel, illustrazione e simili;

l’eugenio: elzeviri letterari;

mondobalordo: le ottime recensioni di _Abo;

libri su libri: di libri, storie, web ed editoria.

 

Sperando di non aver dimenticato nessuno… auguriamo a tutti un felice anno nuovo!

 

 

 

La narrativa di Mattioli 1885

9 ottobre 2010 § 1 commento

 

C’è una casa editrice a Milano attiva dal 1885. Che sia la più longeva d’Italia? Chissà… Per intanto Mattioli 1885 continua a fare libri. Libri diversissimi tra loro: dalla manualistica clinica alle pubblicazioni mediche fai da te, passando per le riviste di settore arrivando alla narrativa.

Nella loro multiforme attività sono persino editori di Satisfiction (con la complicità di Vasco Rossi “editore spericolato, soddisfatto e rimborsato”, qui la rivista) forse unico caso riuscito in Italia di free press di critica letteraria; di altissimo livello aggiungerei  -ad ogni pagina ci si domanda come diavolo possano permettersi di pubblicare inediti di Marinetti e Moravia-.

E poi ci sono le collane di narrativa e la loro bellisima veste grafica. Tascabili impreziositi da una copertina rigida dai bordi arrotondati, capace di veicolare la sensazione dell’effimera protezione del cartone grezzo. Disegni a tutta pagina si alternano a sobrie copertine monocromatiche dal sapore vagamente britannico, mentre qua e là fa capolino la nostalgia del bianco e nero. Una narrativa prevalentemente memoriale e di viaggio si snoda sinuosamente tra le varie collane senza una vera soluzione di continuità tanto per argomento quanto per la grafica (scelta invero incomprensibile a fronte di soluzioni così caratterizzanti). Il tutto uniformato dalla titolazione su fascetta bianca a mezza copertina.

La mise en page ariosa e leggera permette una lettura gradevole e riposante, così come il carattere tipografico realizzato appositamente da Luciano Perondi nel 2003. Qui l’affascinante storia della sua creazione. Per la qualità dei materiali impiegati -dei quali avremmo gradito qualche notizia in più- e l’eleganza un otto pieno.

Don Giovanni e i suoi fratelli

2 ottobre 2010 § 2 commenti

“I suoi primi anni ci hanno messo in uno stato di grazia e l’assoluto stupore dinanzi a questa nuova vita ci ha conferito una sorta di genialità. Per lui siamo diventati narratori. Dal primo sbocciare in lui del linguaggio abbiamo incominciato a raccontargli delle storie. Era un talento che ignoravamo di avere. Ma il suo piacere ci ispirava, la sua felicità ci dava le ali.” (Daniel Pennac, Come un romanzo)

Nasce così la collana “Save the story”, da un’idea di Alessandro Baricco, con la partecipazione della scuola Holden e del gruppo editoriale l’Espresso. Grandi autori parlano a piccoli lettori raccontando i classici che più hanno amato. I primi titoli sono il Don Giovanni di Baricco, e i Promessi Sposi raccontati da Umberto Eco. Presto in libreria Il naso (Čechov) di Camilleri, e Cyrano de Bergerac (Rostand) di Stefano Benni . Belle le soluzioni grafiche dei primi due titoli. I malinconici acquarelli di Alessandro Maria Nacar illustrano splendidamente il Don Giovanni restituendolo alla sua dimensione vitalistica e decadente. Diversissimi invece i personaggi di Marco Lorenzetti, un tratteggio quasi giottesco che ravviva la più classica tradizione favolistica dell’illustrazione italiana. Solo lascia perplessi la varietà figurativa dei volumi diversi fra loro per stile e carattere di titolazione. Un’identità di collana più netta sarebbe stata più riconoscibile agli occhi dei piccoli lettori. Sette e mezzo.

Dove sono?

Stai esplorando le voci con il tag editoria su Who's the reader?.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 169 follower