Ho scritto un libro che si intitola “Nemici di Penna”

9 marzo 2014 § 1 commento

Nemici di penna

Forse non tutti sanno che tra Mark Twain e Jane Austen, tra Faulkner e Hemingway, tra Philip Roth e Jonathan Franzen non è corso buon sangue. Le loro faide sono entrate nel mito, quelle tra Gore Vidal e Norman Mailer sono leggenda. In questo libretto ho voluto raccogliere i migliori insulti, i litigi epocali, i duelli in punta di penna e le sciabolate più volgari che hanno fatto la storia della letteratura.

In queste pagine i più grandi scrittori di sempre si sfidano per difendere il proprio onore, la propria donna e i propri scritti per i motivi più futili e ridicoli. Ma, soprattutto, perché si detestano dal profondo del cuore. Perché i libri, e non gli scacchi, sono lo sport più violento che ci sia.

Se un poco vi siete incuriositi e volete leggere qualche opinione, qui trovate la raccolta aggiornata di tutte le ultime recensioni. Se volete leggerne un pezzetto, su Ho un libro in testa trovate uno dei miei duelli preferiti, Jonathan Franzen VS Philip Roth, e presto ne seguiranno molti altri in uno specialissimo celebrity deathmatch; su Affari Italiani invece trovate l’introduzione.

Della copertina sono molto, molto contento. A voi piace? Opera degli ottimi Moskito design.

Buona lettura :-)

 

La copertina nella Stanza di Alice Beniero

28 gennaio 2014 § 2 commenti

LA STANZA_SOVRACOPERTA

Sapete come funziona con gli elefanti nella stanza, no? Se qualcuno vi dice di non pensare a un elefante in una stanza voi per prima cosa penserete a un elefante in una stanza. E’ così che funziona il nostro cervello, siamo stupidi.

Penso che per un grafico sia lo stesso: a furia di pensare “ora mi viene una buona idea” è possibile che non gliene vengano in mente che di pessime. E allora che si fa? Invece di lavorare sull’elefante si lavora sulla stanza.

Alice Beniero, art director di Isbn, doveva disegnare la copertina per un libro intitolato, appunto, La stanza. Beh, ne ha fatto il suo elefante e l’ha messo in copertina. Capolavoro.

La copertina di Bambina mia, di Tupelo Hassman

2 dicembre 2013 § Lascia un commento

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La protagonista di questo romanzo si chiama Rory e vorrebbe essere una girl scout. O meglio, vorrebbe essere semplicemente in un posto diverso dal parcheggio per roulotte dove abita con la madre e la nonna, alla periferia di Reno, e magari essere una girl scout potrebbe aiutarla.

Vuole correre via da una vita grigia e triste, da un posto dove le uniche cose colorate sono finte e immobili come le pareti del casinò dove la mamma e la nonna gettano al vento i pochi soldi del sussidio pubblico, senza vedere mai il sole. E il contrasto fra il bianco e nero immobile e la texture ombreggiata ci piace. La grafica è di Silvana Amato e Marta B Dau, foto di Stuart Franklin.

Le nuove copertine dei tascabili di Fabio Volo

1 dicembre 2013 § 5 commenti

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Anche detti i vooooola, vola, volaretti. Ultima incarnazione possibile dopo i miti e i supermiti ecc ecc ecc: il collezionabile puro. Altra piroetta di Giacomo Callo. Se qui sotto vi mettete a sfogliarle abbastanza in fretta fanno un effetto psichedelico meraviglioso.

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Cosa significa la copertina del nuovo romanzo di Fabio Volo

29 novembre 2013 § Lascia un commento

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Fabio Volo è tornato, e sono tornati i suoi libri. Nella copertina del suo ultimo romanzo, La strada verso casa, troviamo una semplice maglietta bianca, con lo scollo a V, appesa a una gruccia di legno sospesa nel vuoto. Ed è subito capolavoro. Anzitutto si tratta di una copertina sfidante, non immediata, e questo già di per sé non è poco per un libro che vuole rivolgersi a un pubblico il più ampio possibile. Una copertina che ha l’iconicità di un objet trouvé e l’immediatezza di una prima serata su Italia uno, senza per questo sacrificare la coerenza iconografica a cui ormai il lettore di Volo è stato abituato dai libri precedenti.

Lo scrittore si mette a nudo e dice “io sono così”, un ragazzo semplice in jeans e t-shirt che quando torna a casa e si spoglia appende diligentemente la maglietta usata su una gruccia Ikea (invece di abbandonarla in giro, che poi si spiegazza e non si può mettere più), stappa una birra e se la beve a torso nudo sul divano (sempre Ikea) del soggiorno (Ikea). Fabio Volo c’est moi.

La strada verso casa invece è un titolo italiota che -a me- riporta alla mente da una parte i Modena City Ramblers di Riportando tutto a casa, dall’altra il Lagioia pugliese della Bari anni ’80. Ma Volo (pseudonomen omen) viaggia leggero e, per quanto giovane, a casa ci torna senza portare traumi originari né salmerie ideologiche: disimpegnato, scanzonato e casalingo, scende in piazza solo per andare a comprare il pane, che al nord fa freddo sul serio e la sciarpa è più utile della Kefiah. Che non è neanche una cattiva cosa.

Qualche tempo fa Antonio Bozzo ha scritto sul Corriere che Scerbanenco è stato “il Cechov dei Navigli“. Una definizione che, per quanto riduttiva nei confronti dell’uno e dell’altro, non si può non apprezzare nella sua arguzia glocal: l’universale è il particolare, e l’umanità di Scerbanenco che si specchia nell’acqua dei Navigli è la stessa che studia Cechov fra i riflessi delle vetrine moscovite.

Se Scerbanenco è il Cechov dei Navigli, Fabio Volo è quantomeno il Gogol’ di Calcinate. Ma anche questa è una formula indubbiamente riduttiva per un autore capace di parlare al cuore di milioni di lettori: chi se ne frega del Meridiano, Volo ha già conquistato l’intero mappamondo. E, per questo, non si può che ammirare.

La grafica degli Intramontabili Edizioni E/O

18 novembre 2013 § 1 commento

Cop Def Diglielo da parte mia

Da qualche tempo è arrivata una nuova collana in libreria: si chiama Gli Intramontabili, è pubblicata dalle Edizioni E/O ed è curata dal sottoscritto*.  Qui vorrei parlarvi di due cose: il senso di questo progetto, e la grafica della collana.

La grande letteratura deve durare nel tempo. Ecco perché proprio in un momento come quello che stiamo attraversando, in cui la caccia frenetica alla novità rischia di farsi cieca più che mai, con le Edizioni E/O abbiamo deciso di varare un nuova collana dedicata al recupero della letteratura senza tempo. Ogni capitolo sarà una nuova lettura della nostra epoca e una rilettura di quella in cui ha fatto la sua prima apparizione.

I primi titoli sono Bella di giorno di Joseph Kessel, da cui Buñuel ha tratto il celebre film con Catherine Deneuve; Diglielo da parte mia di Joan Didion, una delle voci più importanti del New Journalism e scrittrice straordinaria; e infine Collages di Anaïs Nin un romanzo raffinato di una delle scrittrici più scandalose del ‘900.

Ci sarebbero un sacco di cose da dire su questi libri, ma capisco che se fossi io a farlo magari non mi credereste. Però credete ad Annalena Benini che su Bella di giorno ha scritto delle cose bellissime per il Foglio. O a Cristiano Demajo che su Studio elenca tutto quello che c’è da sapere su Joan Didion. O a Elena Stancanelli che scrive di Anaïs Nin su Repubblica.

Quanto alla grafica invece: rispetto agli altri libri E/O, le cover sono più fotografiche per accentuare le caratteristiche di corporeità dei loro protagonisti. Il titolo e il nome dell’autore sono molto grandi.  Il formato ampio, la brossura di cartoncino ruvido e una carta leggera segnano una via di mezzo fra un’edizione tascabile e quella tipica della collana Dal mondo, la nostra collana principale. Classici in fieri, insomma, per forma e per contenuto.

Buona lettura!

*Io per le Edizioni E/O ci lavoro, quindi se pensate che questo post sia di parte avete ragione, lo è, come tutti i post che parlano di cose che mi piacciono. E il mio lavoro mi piace molto.

Max Pezzali e Jovanotti, separati alla nascita

18 ottobre 2013 § Lascia un commento

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O almeno hanno separato alla nascita i loro libri. Ed è tutto un trova le differenze fra gli anni ’90 e gli anni 2000, su dove volevamo andare e dove siamo andati: dall’autogrill lungo la rotta per casa di Dio a Capo Horn, dall’America che amavamo di Nord sud ovest est  a quella che ha scoperto di amare Jovanotti, dal Grazie mille di Max alla Gratitudine di Lorenzo. Siamo uguali ma diversi. E a differenza di quella di Moretti, forse la nostra generazione è riuscita a farci pace con questa cosa.

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